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Da The Last of Us a Zelda Ocarina of Time: i migliori inizi dei videogiochi

Per ingannare l’attesa che ci separa dal lancio ormai imminente di The Last of Us Part II (qui la nostra recensione), con questo articolo andremo ad analizzare alcuni dei migliori inizi della storia dei videogiochi. Sia dal punto di vista emozionale e narrativo, sia da quello prettamente ludico. Senza indugiar oltre, andiamo a scoprirli insieme.

The Last of Us

Così come da titolo non potevamo che dare il via alle danze con la grande opera di Naughty Dog. The Last of Us ha un inizio decisamente impattante che ti entra dentro, rimanendo impresso non certo per quello che si gioca bensì piuttosto per tutto ciò che gli autori hanno deciso di farci vivere. Un pugno in pieno stomaco; un momento travolgente e logorante allo stesso tempo. Si tratta di alcune sequenze di gameplay abbastanza scriptate, ma l’intensità del momento e il modo in cui è gestita l’interazione rendono l’inizio di The Last of Us davvero incredibile.

Vestiremo i panni di Sarah, la figlia del protagonista, Joel, ed è con lei che vivremo in prima persona l’apocalisse scatenata dal cordyceps che ha trasformato gli umani in terribili infetti. Insieme al padre e allo zio Tommy cercheremo di scappare in macchina da quell’inferno, facendoci strada in una città ormai nel delirio più totale. Ad un certo punto i tre vengono investiti e qui il giocatore prende il controllo di Joel che imbraccia sua figlia, cercando in tutti i modi di proteggerla.

The Last of Us

Qui vi è un piccolo tocco di classe: si passa dall’impersonare una bambina in preda al terrore ad un padre che cerca di fare di tutto per proteggerla. Due punti di vista diversi, ma uniti con un semplice cambio di personaggio e prospettiva attraverso un escamotage registico riuscitissimo. Ed è proprio qui che succede l’inevitabile; la tragedia che dà il via a The Last of Us: giunti dinanzi ad un militare che salva i due da alcuni infetti che li stavano per aggredire, questi riceve però l’ordine di fare piazza pulita. Invano il suo tentativo di dire che vi è anche una bambina, dai piani alti l’ordine è esplicitamente chiaro.

Così il militare fa fuoco e Joel prova a dimenarsi in qualche modo, ma viene colpito; stesso dicasi per sua figlia. Entrambi finiscono a terra, quando questi si avvicina a Joel che viene salvato da Tommy proprio all’ultimo istante, quando stava per premere il grilletto. Un salvataggio che forse per lui è più una condanna. Sua figlia è infatti a terra, morente, ed egli si avvicina a lei. Invano le preghiere, ormai non può fare nulla se non assistere alla morte di Sarah mentre la tiene tra le sue braccia. Il tutto sapientemente messo in scena da una prova attoriale meravigliosa e da un’atmosfera incredibile, enfatizzata dalle malinconiche note di Gustavo Santaolalla. Che inizio, cari lettori.

Bioshock

Dopo l’inizio di The Last of Us che gioca principalmente sul piano emotivo, passiamo ora a quello di Bioshock. Il motivo per cui rientra tra i migliori inizi di sempre credo sia chiaro a tutti: l’arrivo a Rapture, il modo in cui si giunge nella città sottomarina fondata dal magnate Andrew Ryan e il bellissimo monologo di quest’ultimo sono solo alcuni degli aspetti che rendono questa introduzione semplicemente fuori scala. Ken Levine si è ispirato alla corrente filosofica dell’oggettivismo e al romanzo Atlas Shrugged della scrittrice Ayn Rand. Nel libro, John Galt decide di raggruppare tutte le brillanti menti del suo periodo storico per dar vita a Galt’s Gulch; lo stesso fa Ryan quando fonda la sua città.

Bioshock

L’ossessione del mondo perfetto, però, non farà altro che distruggere tutti i principi per cui era stata realizzata. Nei panni di Jack sopravviveremo ad un incidente aereo, ritrovandoci nei paraggi dell’ingresso di Rapture. Inconscio del luogo che sta per raggiungere, il protagonista (e noi assieme a lui) si ritroverà a vivere un incubo in quella che doveva essere la città dei sogni. Le atmosfere suggestive e le tinte da survival horror sono sicuramente la ciliegina su una torta già di base succulenta, ma l’esperienza delle fasi iniziali è davvero sensoriale. Nessun dettaglio è mai lasciato al caso e il senso di progressione è decisamente incredibile. Il benvenuto a Rapture è senza dubbio uno dei momenti indelebili di questo medium.

Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty

Se qualcuno mi chiedesse “qual è l’introduzione videoludicamente perfetta?” io risponderei il Tanker di Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty, senza nemmeno rifletterci troppo. Che poi a pensarci rimane grandiosa non solo perché impeccabile e squisitamente eccezionale sotto il profilo del gameplay, ma anche per come ti lascia una volta portata a termine, quando all’improvviso ti ritrovi nei panni del giovane Raiden. Non solo la qualità, dunque, ma anche l’effetto stesso generato da questo splendido inizio.

Cosa si può dire sulla sezione da affrontare con il leggendario Solid Snake? Niente, se non che è semplicemente totale. Era il 2001 e Hideo Kojima aveva potenziato ed espanso tutto quello che avevamo visto nel prequel uscito su PS1. Snake non lavora più per conto di nessuno e si è messo in proprio con Otacon fondando Philanthropy, un’organizzazione creata con lo scopo di distruggere tutti i Metal Gear fabbricati nel mondo. Ci ritroviamo a bordo di una petroliera dei Marines che trasporta il nuovo modello di Metal Gear riconosciuto col nome in codice RAY, costruito per contrastare le varianti del REX che Snake aveva già affrontato in quel di Shadow Moses.

Metal Gear Solid 2

L’obiettivo del nostro protagonista è quello di scattare delle fotografie al nuovo Metal Gear e inviarle ad Otacon che dovrà analizzare. Succedono però un sacco di casini: ex-soldati russi prendono il controllo della nave, fa la sua comparsa il doppiogiochista Revolever Ocelot, alleatosi con il colonnello Sergei Gurlukovich. Quello di Snake non sarà più un lavoro così semplice, ma armato di pistola ai tranquillanti esegue comunque la sua missione. Un level design straordinario, gestione di luci e ombre di gran prestigio, IA molto solida (considerando il periodo di uscita), possibilità di nascondere i nemici tramortiti (o i loro cadaveri) negli armadietti oppure gettarli in mare aperto, molti più approcci furtivi e non, diverse sezioni di gioco avvincenti ed il risultato è due ore di puro e magnifico stealth game. Indimenticabile.

Uncharted 3: Drake’s Deception

Dai creatori stessi di The Last of Us, ecco che fa la sua comparsa Uncharted con quello che è uno dei capitoli più discussi della serie. Dopotutto Uncharted 3 non è di certo un titolo esente da difetti, ma può contare su alcuni momenti davvero di gran pregio; tra questi vi è il suo esilarante inizio. A differenza di The Last of Us che gioca tutto sul piano emotivo, quella di Uncharted 3 è un’introduzione totalmente opposta, basata sul gameplay e mette su una scazzottata degna dei migliori film di Bud Spencer e Terence Hill. Sono ben conscio che tra tutte le scelte questa del terzo episodio delle avventure di Nathan Drake possa non essere vista di buon occhio.

Uncharted 3

Io stesso ci ho rimuginato a lungo, ma alla fine ho deciso di inserirlo perché ritengo che per quelli che sono i suoi intenti sia uno degli inizi più spassosi che siano mai stati realizzati, specie considerando la tipologia del prodotto. Il taglio cinematografico è sempre gustosissimo e la regia fa il suo dovere. Dopo un negoziato finito male, Nate e Sully affrontano una marea di brutti ceffi in un pub di Londra, il tutto coreografato persino in uno stile tipico delle pellicole di Jackie Chan. Botte e risate, giusto per non farsi mancare nulla.

Final Fantasy IV

Prima ancora che i videogiochi potessero contare su un impianto scenico e registico come The Last of Us (e simili) ed avere quella caratterizzazione e profondità che conosciamo oggi, ne è passata di acqua sotto i ponti. Final Fantasy IV non è di certo il primo titolo della storia ad inserire tematiche più forti, un racconto con più sfumature e personaggi di un certo spessore, ma è di sicuro il primo esponente del genere J-RPG che lo fa a questi livelli. L’opera di Hironobu Sakaguchi fin dalle battute iniziali mette in dubbio i principi morali e l’etica, ma in particolar modo non ci fa subito empatizzare con Cecil Harvey, il protagonista delle vicende.

Egli non per altro è inizialmente un cavaliere oscuro a capo della flotta Red Wings ed esegue senza batter ciglio gli ordini del suo re, Golbez, il quale desidera mettere le mani sui quattro cristalli. Tuttavia dopo l’ultimo attacco Mysidia, terra natia degli stregoni, Cecil comincia a dubitare degli ordini impartiti dal re di Baron. Afflitto dai sensi di colpa per ciò che sta facendo, decide di rivolgersi a Golbez e chiedere spiegazioni, ma questo gli costa il congedo ed un’ultima (apparentemente innocua) missione: portare un anello al villaggio della nebbia, Mist. Così parte insieme al suo migliore amico, il dragone Kain Highwind. Raggiunto il luogo di interesse, l’anello sprigiona una sorta di esplosivo che infiamma ed ammazza la gente del villaggio.

Final Fantasy IV

Fortunatamente vi è una bambina superstite a questa immane tragedia, ma quando i due si avvicinano al suo cospetto costei evoca il Titano e mette fuori gioco sia Cecil che Kain. Al risveglio quest’ultimo è sparito e il capo delle Red Wings si ritrova da solo con la piccola, desideroso di vendetta nei confronti di Golbez e tormentato dal suo animo oscuro. Inizia così una delle avventure più belle della storia dei videogiochi. Cecil parte per un viaggio con l’obiettivo di sventare i piani del re di Baron e ritrovare la purezza in sé stesso.

Metal Gear Solid V: The Phantom Pain

Ho riflettuto parecchio se inserire ben due Metal Gear Solid in classifica. Se è pur vero che Sons of Liberty non poteva di certo mancare in questo elenco, è altresì vero che lo stesso valga per The Phantom Pain. Il prologo dell’ultimo capitolo dell’omonima serie di Hideo Kojima è qualcosa di spaziale, che lascia a bocca aperta dinanzi allo schermo. Ignaro su ciò che accade, il videogiocatore resta col fiato sospeso per tutta la sua durata. Sono passati nove lunghi anni dall’incidente visto in Ground Zeroes; Big Boss si risveglia dal coma, ma la sua vita non sarà certo quella di prima. Egli ha infatti 108 frammenti di vario tipo conficcati nel suo corpo e il braccio sinistro gli è stato amputato.

Per ordine di Cipher (Zero), l’unità XOF irrompe all’interno dell’ospedale: l’obiettivo è uccidere una volta per tutte Big Boss. Non fosse per l’intervento dello sconosciuto Ishmael (che non sono io – NdR), l’unità sarebbe riuscita nei suoi intenti, ma quest’ultimo salva il soldato leggendario dicendogli che in quei nove anni ha vegliato su di lui. A questo punto prendiamo il controllo di Boss (escludendo alcune piccole fasi pre-iniziali) e vivremo uno dei momenti più tesi che siano mai stati ricreati all’interno di un’opera non survival horror. L’adrenalina è alle stelle e insieme a Ishmael dovremo fuggire dall’ospedale ormai in preda alle fiamme e messo a soqquadro dall’unità XOF.

Metal Gear Solid

Il tutto è accompagnato da alcune sequenze meravigliose e da una regia sensazionale che dona ad ogni singolo momento un pathos strabiliante. Succede di tutto e di più durante la fuga, finché i due a bordo di un’ambulanza non vengono scaraventati lontano a causa di un’esplosione che fa ribaltare il veicolo. Al risveglio Ishmael è sparito e Boss si ritrova dinanzi al suo ex-nemico ormai dalla sua parte, Revolver Ocelot. I due scappano a cavallo inseguiti dall’Uomo di Fuoco in sella ad un destriero in fiamme. Sfuggiti al temibile nemico, Ocelot lo mette al corrente della situazione. Inizia così l’ineluttabile vendetta in quello che è senza remore alcuno il capitolo di Metal Gear Solid dalle tematiche e dai contenuti più crudi ed espliciti che mostra la maturità raggiunta dal game designer nipponico.

The Legend of Zelda: Ocarina of Time

Concludiamo questo viaggio iniziato con The Last of Us parlando di Ocarina of Time, il primo Zelda in 3D della storia, nonché uno dei titoli più rivoluzionari e importanti di sempre, tra i migliori in assoluto che siano mai apparsi nel panorama videoludico. A differenza di The Last of Us, l’obiettivo di Shigeru Miyamoto e soci consisteva nel ricreare un’atmosfera affascinante, sfruttando in particolar modo le possibilità concesse dalle tre dimensioni che per i tempi erano una grande novità.

L’inizio di Ocarina of Time rientra infatti tra i migliori per il connubio perfetto tra atmosfere, narrativa e gameplay. Link come al solito dorme e sogna di ritrovarsi dinanzi al ponte levatoio del castello di Hyrule. Qui vede Zelda e Impa che scappano in sella ad un cavallo bianco mentre ad inseguirle vi è il malvagio Ganondorf su un destriero nero come le tenebre. Il nostro eroe non aveva mai incontrato quei personaggi prima d’ora, ma lo farà poi nel corso dell’avventura e addirittura rivivrà l’esatto momento del sogno anche nella realtà, rendendo il tutto ancora più travolgente; ciò imprime ulteriore potenza all’inizio.

Ocarina of Time non è però solo questo, ma anche convincere il buon Mido a lasciarci passare per giungere al cospetto del Grande Albero Deku che ci ha convocati. Link viene svegliato dalla fatina, Navi, e dovrà cercare spada e scudo che fungeranno da lasciapassare. Arrivati dinanzi al saggio albero, egli ci chiederà di entrare al suo interno poiché è stato colpito da una maledizione. Il Great Deku Tree non è di certo il dungeon più bello di Ocarina of Time, ma senza dubbio risulta riuscitissimo e tra i più affascinanti perché riesce a donare quella sensazione di mistero mista a curiosità che sprona ad avventurarsi al suo interno. Semplicemente perfetto come dungeon iniziale, grazie ad una gestione del ritmo superlativa.

Vi sono infine due momenti di grande impatto che rendono l’inizio di questo capolavoro uno dei migliori e tra i più memorabili della storia dei videogiochi: l’addio al Grande Albero Deku che purtroppo muore comunque, nonostante la debellazione della minaccia, e soprattutto il triste saluto a Saria, migliore amica di Link, sul ponte all’uscita della foresta Kokiri che conduce verso le vaste (almeno per l’epoca) lande di Hyrule. Lì dove comincia una delle più grandi avventure di tutti i tempi. Ero indeciso se mettere The Wind Waker o Majora’s Mask, ma alla fine la scelta è ricaduta comunque su Ocarina of Time per tutti i motivi succitati.

Zelda Ocarina of Time

Ebbene, termina qui questo articolo sui migliori inizi dei videogiochi. Sicuramente ne mancano molti altri di grande impatto o comunque magnifici dal punto di vista ludico, ma era davvero difficile selezionarli (e ricordarli) tutti. L’idea d’altronde nasce proprio perché aspettiamo l’ultima fatica di Naughty Dog e il primo The Last of Us ha senza dubbio una delle introduzioni più travolgenti del panorama videoludico, rientrando di conseguenza tra le migliori in assoluto. Ed ecco così la volontà di affiancargli altri meravigliosi inizi, ognuno per motivi e valori differenti. D’altronde il mondo è bello perché Wario. Ma soprattutto, The Last of Us Part II rientrerà tra questi? Presto lo scopriremo.