La battaglia per la sopravvivenza dei videogiochi online
La petizione "Stop Killing Games" aveva superato il milione di firme prima dell'incontro con gli azionisti, costringendo persino Video Games Europe a prendere posizione sulla questione. Il movimento nasce dalla frustrazione dei giocatori che vedono i propri acquisti digitali diventare inaccessibili quando le case produttrici decidono di chiudere i server o interrompere il supporto tecnico.
Il caso più emblematico per Ubisoft è rappresentato dalla chiusura di The Crew, il gioco di corse online terminato definitivamente nei primi mesi del 2024. Questa decisione ha scatenato una vera e propria tempesta legale, culminata in una class action intentata in California nel novembre dello stesso anno, alla quale l'azienda ha risposto presentando istanza di rigetto ad aprile.
Quando un azionista particolarmente critico ha chiesto direttamente a Guillemot se supportasse la petizione e se i giocatori possiedano realmente i titoli acquistati, la risposta del CEO è stata pragmatica ma poco rassicurante per i consumatori: "Fornite un servizio, ma nulla è scolpito nella pietra e ad un certo punto il servizio può essere interrotto. Nulla è eterno".
Yasuke e le accuse di agenda politica
L'altra questione scottante ha riguardato Assassin's Creed: Shadows, il nuovo capitolo della celebre saga che presenta come protagonista Yasuke, il samurai africano realmente esistito nel XVI secolo. L'azionista non ha usato mezzi termini, accusando Ubisoft di seguire una "tendenza woke" e chiedendo esplicitamente se l'azienda intendesse fare marcia indietro su quella che ha definito "agenda politica di sinistra".
Guillemot ha risposto puntando sui fatti storici, sottolineando che Yasuke è un personaggio realmente esistito e che la sua rappresentazione ha ottenuto un grande successo. Tuttavia, la domanda rivela quanto sia delicato l'equilibrio che le case videoludiche devono mantenere tra creatività artistica e aspettative del pubblico, specialmente in un clima culturale sempre più polarizzato.
Strategie future e gestione delle crisi
Durante l'assemblea, Guillemot ha anche affrontato altri temi sensibili, inclusi i recenti scandali per cattiva condotta che hanno coinvolto l'azienda. Il CEO ha precisato che "l'azienda non è stata ritenuta responsabile per nessuna delle accuse" e che stanno mantenendo "un'attenzione molto stretta per assicurarsi che non accada di nuovo". Questo riferimento arriva dopo che tre ex dirigenti Ubisoft hanno ricevuto condanne con la condizionale a luglio per molestie sessuali e psicologiche.
Sul fronte dello sviluppo, Guillemot ha annunciato l'intenzione di esplorare il mercato dei giochi AA, con investimenti iniziali limitati che permetteranno di "sviluppare tipi di giochi più diversi" e di "diversificare il portfolio" aziendale. Questa strategia potrebbe rappresentare un tentativo di ridurre i rischi associati ai blockbuster sempre più costosi.
Le risposte di Guillemot, pur diplomatiche, evidenziano le sfide crescenti che le grandi case videoludiche devono affrontare: da un lato la pressione economica per massimizzare i profitti attraverso servizi online che inevitabilmente hanno una durata limitata, dall'altro la necessità di navigare in un panorama culturale sempre più attento alle rappresentazioni e ai messaggi veicolati dai contenuti di intrattenimento. La strada verso soluzioni sostenibili appare ancora lunga e complessa per l'intera industria.