La notizia è arrivata come un proiettile vagante, di quelli che non senti arrivare finché non ti hanno già colpito. Fredda, brutale, priva di senso, come spesso è la realtà rispetto alle sceneggiature ben oliate dei videogiochi che lui stesso ha contribuito a creare. Vince Zampella ci lasciati il 21 dicembre 2025 in un incidente stradale che si è portato via non solo un designer, ma uno degli "architetti" che ha dato vita ad alcune delle planimetrie protagoniste del nostro divertimento per quasi tre decenni.
Da Call of Duty a Titanfall, da Apex Legends fino alla rinascita miracolosa di Battlefield 6, la carriera di Zampella non è stata solo una sequenza di successi commerciali. Ma una vera e propria sfida continua contro la mediocrità, contro lo status quo e, spesso, contro gli stessi padroni che cercavano di imbrigliarlo.
Lo sbarco in Normandia e la prima rivoluzione
Fino ai primi anni 2000 non è un mistero che il genere degli sparatutto in prima persona era dominato da Quake, Unreal e Doom. Dopotutto erano giochi veloci, astratti, labirintici. Zampella, insieme al suo storico socio Jason West, aveva però un’idea profondamente diversa. Lavorando per lo studio 2015, Inc., diede vita alla prima grande rivoluzione, ovvero Medal of Honor: Allied Assault, uno dei capitoli più apprezzati di tutto il franchise..
Per la prima volta, il videogioco non cercava di emulare un labirinto di mostri, ma entrata in maniera più decisiva nel cinema di guerra. Lo sbarco a Omaha Beach, palesemente ispirato a Salvate il Soldato Ryan, rimane ancora oggi uno dei momenti più apprezzati del medium. Zampella capì prima di tutti che il giocatore non voleva solo sparare; voleva essere lì. Voleva il rumore assordante, la sabbia bagnata, i compagni che cadevano accanto a lui. Aveva dato vita a quella tanto agognata "regia scriptata" all'interno del loop di gameplay.
Infinity Ward e Modern Warfare
Nonostante il successo di Allied Assault, la la vera rivoluzione doveva ancora arrivare. Sentendosi limitati sotto l'egida di EA dell'epoca, Zampella e West fecero la prima delle loro mosse "ribelli": se ne andarono e fondarono Infinity Ward sotto l'ala protettrice di Activision.
Nacque Call of Duty. Sembra banale dirlo oggi, nel 2025, quando il franchise è un monolite annuale quasi scontato. Ma nel 2003, Call of Duty cambiò davvero tutto, dando vita a una serie di capitoli che modificarono totalmente il gameplay dei classici sparatutto, alzando sempre di più l'asticella di capitolo in capitolo.
Nonostante tanti episodi di successo, il capolavoro assoluto arrivò SOLO nel 2007 con Call of Duty 4: Modern Warfare. Se Allied Assault aveva portato il cinema nel videogioco, Modern Warfare portò il videogioco nel XXI secolo. Zampella supervisionò la creazione di un titolo che definì, a conti fatti, una generazione.
Il sistema di progressione multiplayer, i killstreak, la narrazione politica e attuale, il livello "All Ghillied Up" a Chernobyl. In quel momento, Vince Zampella divenne il Re Mida dell'industria. Aveva creato la formula perfetta, il "loop" di gioco che avrebbe generato miliardi di dollari per il decennio successivo.
Il grande tradimento e la rinascita
La storia di Zampella, così come di tanti designer di successo, non è stata lineare. È fatta di cadute e risalite. Nel 2010, infatti, ci fu un episodio piuttosto popolare nel mercato videoludico: Vince Zampella e Jason West vennero licenziati in tronco da Activision e scortati fuori dagli uffici dalla sicurezza, accusati di insubordinazione e di voler cospirare con la rivale EA. Fu un terremoto senza precedente e l'immagine dei due creatori del franchise più redditizio del mondo cacciati in malo modo è ancora oggi piuttosto ricordata e nella mente di tutti. Seguì una causa legale milionaria che fece molto scalpore all'epoca.
La cosa è importante, però, è che molti, al suo posto, avrebbero preso i soldi della causa e si sarebbero ritirati su un'isola privata. Zampella no. Zampella era decisamente ossessionato dal vendicarsi ed è per questo che fondò Respawn Entertainment. E tornò proprio tra le braccia di quella Electronic Arts che aveva lasciato anni prima, chiudendo un cerchio decisamente ironico.
L'era dei Titani e delle Leggende
Con Respawn, Zampella dimostrò di non essere un "one-hit wonder". Titanfall fu un gioco sfortunato commercialmente, ma visionario. Introdusse una verticalità e una fluidità di movimento (il wall-running) che Call of Duty stesso ha poi copiato spudoratamente. Ancora oggi c'è chi sogna un Titanfall 3, segno di quanto comunque il franchise funzionasse dal punto di vista creativo, ma che purtroppo non è mai riuscito a ritagliarsi il suo spazio in un mercato dominato da Battlefield e COD.
Titanfall però permise la realizzazione di Apex Legends. Un battle royale che consentì a Zampella di dimostrare chi fosse veramente. In un mercato saturo di giochi stile Fortnite, lanciò un titolo a sorpresa, senza marketing, basandosi solo sulla qualità del gunplay e sul sistema di comunicazione "Ping". Indovinate un po? Ebbene sì, fu un altro successo planetario.
Sotto la sua guida, Respawn divenne lo studio "d'oro" di EA. Mentre BioWare inciampava e DICE faticava, Zampella non sbagliava un colpo. Nel mentre riuscì a regalarci Star Wars Jedi: Fallen Order e Survivor, dimostrando a una EA scettica che i giochi single-player narrativi non erano morti, anzi, ma fondamentali. Zampella aveva un fiuto sovrannaturale per capire cosa i giocatori volevano, spesso prima che lo sapessero i giocatori stessi.
Salvare Battlefield
E arriviamo agli ultimi anni. Arriviamo a quel Battlefield 6 che oggi, fine 2025, stiamo giocando e amando. Ricordiamo tutti il disastro di Battlefield 2042 nel 2021. Il franchise sembrava morto, sepolto sotto scelte di design incomprensibili. EA, disperata, chiamò l'unico uomo in grado di raddrizzare la nave: Vince Zampella.
Gli affidarono le chiavi del regno degli sparatutto di EA. Divenne il supervisore dell'intero franchise Battlefield e la sua cura, lo possiamo dire, è stata drastica: ritorno alle origini. Via gli eroi alla Overwatch che avevano inquinato il DNA della serie, ritorno alle classi, ritorno alla distruttibilità, ritorno alla "sandbox" militare caotica e immersiva. Battlefield 6, uscito pochi mesi fa, è stato il suo canto del cigno. Un gioco solido che ha riconciliato i fan con il brand.
Zampella non lo ha chiaramente programmato riga per riga, ma ha il merito di aver imposto la visione. Ha detto "No" alle mode passeggere del momento per dire "Sì" all'identità del gioco e questo ha cambiato tutto.
Un'eredità di piombo e cuore
La morte di Vince Zampella in quel maledetto incidente d'auto ci priva di un leader atipico. Non era il tipico dirigente in giacca e cravatta che parla di "KPI" e "monetizzazione aggressiva" (anche se sapeva fare soldi come pochi). Era uno sviluppatore nell'anima. Nelle interviste lo vedevi spesso rilassato, quasi scocciato dalle formalità, ma con gli occhi che brillavano quando parlava di "game feel", di come un'arma doveva rinculare, di come un movimento doveva essere fluido.
Ha creato Infinity Ward. Ha creato Respawn. Ha salvato DICE e Battlefield. Ha definito lo sparatutto militare moderno, ha ridefinito il movimento negli FPS con Titanfall, ha perfezionato il Battle Royale con Apex e ha dimostrato che c'era ancora spazio per le spade laser in single player.
Senza di lui, probabilmente oggi staremmo ancora giocando a shooter lenti, macchinosi, privi di quella spettacolarità hollywoodiana che diamo per scontata. Zampella era colui che ha avuto il coraggio di dire "Vai a quel paese" ad Activision quando era all'apice del successo, rischiando tutto per ricominciare da zero in uno scantinato polveroso che sarebbe diventato Respawn Entertainment.
L'incidente del 21 dicembre ha fermato il suo cuore, ma non potrà mai fermare l'eco del suo lavoro.