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A Enel non stanno molto simpatici i miner di criptovalute

AGGIORNAMENTO 06 – 02 – 2018

Riportiamo una nota inviataci da Enel in merito alla notizia di seguito (corretta in seguito alla nota qui sotto).

Enel precisa che con la propria nota di giovedì’ 01/02 ha smentito una indiscrezione su un presunto accordo con un'azienda specializzata in mining di criptovalute.

Con riferimento all'articolo da voi pubblicato, Enel precisa che ciascun cliente è libero di utilizzare l’energia come meglio crede.

Enel, sottolineando di non gestire alcuna attività di estrazione di petrolio e di non avere alcuna attività in Nigeria, ricorda il proprio impegno internazionale nella lotta ai cambiamenti climatici e il suo obiettivo di arrivare a produrre, in tutti i Paesi di presenza, solo energia rinnovabile entro il 2050.

Ci sono realtà totalmente lontane dal mining di criptovalute o dal concetto di blockchain che, sull'onda del momento, hanno deciso di usare il termine blockchain o crypto nei loro nomi, in modo da attirare più clienti. E c'è chi invece con il mining di criptomonete proprio non vuole avere niente a che fare, almeno a parole.

Stiamo parlando di Enel, l'azienda italiana leader in Europa nel settore energetico, che in una dichiarazione riportata dall'agenzia di stampa Reuters fa sapere di non aver "nessun interesse nel vendere energia al fine di minare criptovalute".

enel

La società ha affermato di essere giunta a questa conclusione dopo un periodo di studio e analisi approfonditi. "Enel ha intrapreso un chiaro percorso verso la decarbonizzazione e lo sviluppo sostenibile e vede l'uso intensivo dell'energia dedicata al mining di criptovalute come una pratica insostenibile che non si adatta al modello di business che sta perseguendo".

Cosa farà Enel? Potrebbe mai impedire questa pratica? Come fa a sapere se un cliente che paga regolarmente la bolletta sta usando quell'energia per il mining? Domande lecite. Il miner casalingo può stare tranquillo, non si vedrà staccare l'energia. D'altronde, in attesa di contatori avanzatissimi e sensori che dicano ad Enel cosa facciamo con l'energia, l'azienda non può sapere compiutamente se stiamo facendo 10 lavatrici o minando Ethereum.

Caso diverso qualora il cliente si presentasse come una grande azienda di mining di criptovalute, Enel potrebbe rifiutarsi di stipulare il contratto. Forse Enel intende questo con le sue dichiarazioni, che però appaiono più come il classico caso di dichiarazione di facciata o, se preferite, di moral suasion verso i miner, che tuttavia non batteranno ciglio, intenti a "minare" e passare a fonti di energia destinate a diventare sempre meno costose, come il solare, in modo da ottenere più introiti.

La dichiarazione di Enel va nella direzione ben precisa di dare al proprio marchio un'immagine ecologica che tuttavia non può vantare, almeno non oggi. Enel sta investendo sì in energie rinnovabili, di questo bisogna darle atto, ma è noto che in diverse aree del mondo continua a estrarre petrolio, con danni ambientali notevoli  (Nigeria ad esempio)  e che nel suo mix energetico ci sono ancora centrali a carbone.

Apparire più green è necessario e la presa di posizione contro il mining è conseguente. La domanda mondiale di energia per minare criptovalute è schizzata a livelli tali da aver raggiunto quella di alcune nazioni, come l'Ecuador.

padoan

Intanto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha affermato che il sistema delle criptovalute sarà regolato. "Quella della blockchain è una tecnologia. Un conto è la tecnologia, un conto l'uso che se ne fa. La bolla è legata all'uso speculativo, il problema è il comportamento dei mercati finanziari. Le autorità di sorveglianza se ne stanno occupando. Se alcune banche centrali stanno valutando o addirittura hanno contemplato l'idea di adottare sistemi di criptovalute e di emetterle, questo significa che il sistema sarà regolato per evitare le bolle, che prima o poi esplodono e fanno male".