Spazio e Scienze

All Nippon Airways pensa a robot e telepresenza per evitarci i viaggi più noiosi

Chi ha affrontato lunghi viaggi di lavoro in giro per il mondo o comunque trasferte per cui la propria presenza era indispensabile ma che al tempo stesso rappresentano solo una gran seccatura gradirà l’idea di All Nippon Airways: NewMe un robottino per la telepresenza, che potrà recarsi al nostro posto in qualsiasi parte del mondo, mentre noi resteremo comodamente a casa nostra, senza dover affrontare jet lag, taxi, file al check in e serate in albergo.

Potrebbe sembrare una contraddizione che una compagnia aerea cerchi soluzioni che evitino il viaggio a un potenziale passeggero, ma in realtà si tratta di capitalizzare con un proprio prodotto la tendenza ormai crescente a preferire solo esperienze per noi gratificanti e pienamente appaganti, tipiche dell’economia dell’esperienza, incrementando il numero di viaggi, virtuali o reali. Insomma, una cosa è volare dall’altra parte del mondo per una vacanza in un luogo dei nostri sogni, un’altra essere costretti a spostarsi per dovere. In questo caso potremo mandarci NewMe, il nuovo me stesso.

Il robottino in questione si presenta sostanzialmente come un colorato palo su ruote, alla cui sommità è presente un display. NewMe dovrebbe essere in grado di ‎ trasmettere video 2K ad alta definizione, consentendo all’utente umano di vedere e interagire con l’ambiente circostante del robot. All Nippon Airways prevede di ‎‎vendere già 1.000 robot NewMe entro ‎‎la prossima estate, permettendo agli esseri umani di partecipare a eventi sportivi o andare a fare shopping dall’altra parte del mondo senza spostarsi di casa.

Lo scopo di All Nippon Airways in realtà appare ancora più nobile, visto che l’azienda sta pensando a modi di usare NewMe anche come soluzione per consentire a chi è impossibilitato a viaggiare di essere presente lontano da casa, magari per ricongiungersi ai propri cari in occasione di qualche evento familiare, o semplicemente per poter visitare luoghi per lui altrimenti inaccessibili. Tra gli altri usi inoltre si pensa anche all’invio di NewMe in posti pericolosi o scarsamente raggiungibili, evitando così che esseri umani rischino la vita.

Tuttavia non si può fare a meno di pensare a film come Il Mondo dei Replicanti, The Island o anche Ready Player One, in cui, in forme diverse, gli esseri umani hanno delegato a surrogati, fisici o virtuali, gran parte della propria esistenza. Ed è buffo pensare che, mentre diversi scienziati sostengono che l’unico modo per consentire alle IA di sviluppare una vera empatia e una comprensione del mondo più profonda e flessibile sia consentirgli di fare esperienza del mondo attraverso un corpo artificiale, gli esseri umani stiano pensando sempre più a rinunciare alla fatica quotidiana che richiede la nostra esistenza per ripiegare in un mondo mediato da telepresenze, robot e altri surrogati.

Ma noi non siamo “fantasmi nella macchina”, termine coniato dal filosofo britannico Gilbert Ryle proprio per criticare un certo dualismo cartesiano mente/corpo. Siamo invece un’unità indivisibile dei due, in cui lo sviluppo dell’uno si alimenta di quello dell’altro e nessuno sa esattamente dove potrebbe condurci il rinunciare a una parte della nostra complessa unità. ‎