Come saprete, da poco meno di un mese Amazon ha lanciato la versione beta di un nuovo servizio, chiamato "Amazon Haul", con lo scopo di sfidare colossi cinesi delle vendite online come Shein e Temu.
L'intento è chiaro sin dal nome, perché proprio il termine “haul”, ormai diffusosi sui social, indica quei video in cui creator mostrano i propri acquisti, spacchettano e descrivendo ogni prodotto. Una pratica nata sul mercato cinese, e poi espansasi in tutto il globo.
Con Amazon Haul, dunque, il colosso dell’e-commerce tenta l'ingresso proprio in questo segmento, proponendo una piattaforma pensata per competere sul prezzo senza intaccare l’immagine tradizionale del marketplace. Ma sarà una strategia efficace?
E soprattutto: ha davvero senso acquistare su Amazon Haul rispetto agli shop cinesi, o no?
Perché Amazon ha creato Haul ?
Se guardiamo i dati statistici delle quote di mercato degli shop online, le piattaforme cinesi e le soluzioni di social shopping hanno guadagnato costantemente terreno. Non che Amazon abbia visto una grande erosione delle sue quote di mercato, ma c’è da dire che i vari Shein, Aliexpress e amici hanno rallentato se non bloccato la crescita di Amazon.
Temu, in particolare, ha conquistato centinaia di milioni di utenti in pochi mesi grazie a prezzi aggressivi e a una filiera che riduce al minimo gli intermediari e per Amazon, abituata a un modello basato su servizio, spedizioni rapide e customer care reattivo, questo rappresenta una nuova sfida: molti consumatori preferiscono spendere meno, anche a costo di tempi di consegna più lunghi.
Haul nasce quindi come un ambiente separato in cui offrire prodotti economici simili a quelli di Temu o AliExpress, ma all’interno dell’ecosistema Amazon, garantendo sicurezza nei pagamenti e protezione sugli acquisti.
Strategicamente, Haul funge anche da barriera nei confronti dei produttori cinesi, impedendo loro di bypassare la catena distributiva. La piattaforma risponde inoltre a un’esigenza generazionale: secondo studi del 2024, metà della Generazione Z privilegia esperienze di acquisto coinvolgenti oltre alla convenienza, mentre Amazon è percepita come un marchio istituzionale. Haul diventa così uno strumento di rebranding verso un pubblico più giovane.
Dal punto di vista logistico e finanziario, Haul consente di testare supply chain più leggere. A differenza del marketplace tradizionale, le spedizioni possono richiedere fino a due o tre settimane, riducendo costi di stoccaggio e trasporto e permettendo una marginalità più elastica.
Amazon e Amazon Haul: mettiamoli a confronto
Ma cosa cambia per l'utente dal punto di vista dell'esperienza d'uso? Sostanzialmente nulla.
Amazon e Amazon Haul, infatti, condividono lo stesso account, gli stessi metodi di pagamento, e un'interfaccia familiare. Le differenze principali riguardano la provenienza dei prodotti, il modello logistico e il prezzo. La maggior parte degli articoli proviene da venditori terzi asiatici e viene spedita direttamente dai loro magazzini, riducendo costi ma anche standard di servizio: insomma, la classica "consegna rapida e garantita" che ha resto celebre il servizio di Amazon non è più la norma.
Un’altra differenza è nel posizionamento dei prezzi. Le offerte su Amazon Haul sono visibilmente più economiche rispetto a quelle del marketplace tradizionale. Si tratta di un segmento costruito per attrarre i consumatori più sensibili al prezzo, con articoli che spaziano dall’abbigliamento low cost agli accessori per la casa, ai gadget elettronici di marchi poco noti.
L’obiettivo non è quello di cannibalizzare il catalogo principale, ma di offrire un “piano B” a chi, in passato, si sarebbe rivolto ad AliExpress o Temu. Amazon mantiene un controllo minimo sui margini, privilegiando il volume delle transazioni e la fidelizzazione dell’utente all’interno del proprio ecosistema, con resi, rimborsi e garanzie restano sotto la supervisione della piattaforma.
Nel mentre, l’algoritmo integra gradualmente i prodotti Haul nei risultati di ricerca principali, permettendo di testare il comportamento dei consumatori senza costringerli a navigare una sezione separata.
Vantaggi e limiti di Haul
A mio giudizio, Haul occupa una zona intermedia tra affidabilità e low-cost. In questo contesto, è ovvio che il vantaggio principale sia il prezzo: articoli fino al 50-70% più economici rispetto al marketplace tradizionale.
Una strategia che si sposa poi con quella che è l'indubbia fiducia che il consumatore nutre per il brand Amazon, e la possibilità di scoperta di prodotti spesso superflui, ma interessanti per prezzo o originalità.
Haul, infatti, spinge a uno shopping emozionale e non razionale, puntando molto sull'acquisto compulsivo dettato dalla curiosità e dal bisogno del superfluo, utilizzando come fattore scatenante il prezzo.
Potremmo quasi considerarlo un invito al consumismo, seppur low-cost, che magari a volte può fare risparmiare soldi o far scoprire qualche prodotto di cui non sapevamo di aver bisogno.
Al netto di questo, direi che Haul riserva comunque diversi svantaggi, uno su tutti la qualità dei prodotti, che può variare enormemente da un articolo all’altro. Molti prodotti sono realizzati da brand sconosciuti, senza standard di produzione verificabili. Un contesto in cui le recensioni aiutano indubbiamente ad orientarsi, ma la natura del catalogo, con centinaia di nuovi articoli inseriti ogni giorno, rende difficile mantenere un reale controllo sulla qualità.
Si tratta, per altro, di un problema che affligge da sempre gli store come Temu e AliExpress, ma qui il rischio percepito è maggiore perché l’utente si aspetta da Amazon un livello qualitativo superiore, dato da anni ed anni di acquisti.
Un altro svantaggio è chiaramente rappresentato dai tempi di consegna, a cui Amazon ci ha così ben abituati. Con Haul, infatti, bisogna necessariamente uscire dall’ottica della consegna già a partire dal giorno successivo dell'acquisto (se non il giorno stesso in alcuni casi), e questo implica anche l'impossibilità di acquistare cose di cui abbiamo un bisogno immediato o quasi.
C’è poi una questione di trasparenza e provenienza. Nonostante le schede prodotto indichino la sede del venditore e il luogo di spedizione, non sempre è chiaro chi sia effettivamente il produttore o se l’articolo rispetti le normative locali, il che apre anche ad un altro aspetto ambiguo, che è quello della sostenibilità ambientale.
Le spedizioni internazionali individuali, a basso costo e senza consolidamento logistico, comportano un impatto ecologico elevato. Un fattore che, a mio avviso, mal si sposta con l'immagine che Amazon ha voluto costruire negli anni di azienda attenta alla logistica efficiente e al packaging ridotto, mentre con Haul l’orologio torna indietro verso un modello meno ottimizzato, più dispersivo e forse anche più inquinante.
Anche qui, si apre un'ulteriore parentesi, ovvero quella relativa alla cultura del “micro-acquisto impulsivo”, tipica dei marketplace low-cost, che alimenta un consumismo usa e getta che contrasta con gli obiettivi di sostenibilità ambientale che Amazon promuove nelle sue divisioni principali.
Amazon Haul VS gli shop cinesi
A questo punto direi che possiamo fare un confronto con store come Temu, AliExpress e Shein, con cui sarebbe praticamente impossibile non fare qualche paragone. E direi di partire dall'ovvio: quanto è uguale o diverso Amazon Haul dai vari e popolari store cinesi?
Da un punto di vista concettuale potremmo dire che tutti gli store sono molto simili. Queste piattaforme, infatti, basano il proprio modello sul principio del “direct from factory”, cioè della vendita diretta dal produttore al consumatore finale, senza intermediari. Questo sistema consente di eliminare quasi del tutto le catene di distribuzione, abbattendo i costi e permettendo prezzi talvolta inferiori del 70-80% rispetto ai listini occidentali.
Un vantaggio non da poco, che ha infatti permesso ai vari store cinesi di entrare nelle abitudini di acquisto di moltissimi utenti, anche al netto degli svantaggi che abbiamo già elencato.
In questo senso, verrebbe da dire che anche Haul dovrebbe, o potrebbe, godere di questo vantaggio, ma per lo store di Amazon le cose sono più complesse, perché la casa madre deve comunque sostenere parte dei costi infrastrutturali e mantenere standard minimi di tutela. Questo si trasforma in prezzi che sono sì competitivi, ma che raramente raggiungono l’estremo ribasso degli store con cui Haul sta cercando di competere.
Sul fronte della logistica, invece, le differenze sono più nette. Amazon Haul offre spedizioni lente, spesso tra i 10 e i 25 giorni, ma all’interno di un sistema più trasparente e tracciabile. Temu e AliExpress, invece, si affidano a una rete di logistica cinese che, pur essendo migliorata negli ultimi anni, resta più opaca e disomogenea. In molti casi, la tracciabilità s’interrompe quando il pacco lascia il territorio asiatico, e il cliente riceve aggiornamenti solo dopo lo sdoganamento.
Amazon, invece, mantiene un’infrastruttura informatica proprietaria che permette di seguire l’ordine in ogni fase, anche quando la spedizione è gestita da partner esterni. È un dettaglio che contribuisce a mantenere la sensazione di controllo, e che ha reso Amazon un punto di riferimento per gli acquisti online in Europa e nel mondo.
Il confronto si fa ancora più interessante quando si guarda alla qualità e all’affidabilità dei prodotti. AliExpress e Temu offrono una varietà sterminata, ma la qualità è estremamente variabile e i controlli sono minimi. Shein, focalizzata sul fast fashion, garantisce un livello più coerente grazie a una filiera verticale, ma resta legata a un modello produttivo a basso costo e poco sostenibile.
Amazon Haul, invece, si colloca a metà: il controllo diretto è limitato, ma la politica di resi e rimborsi è più efficace. L’utente sa che, se qualcosa va storto, potrà contare su un interlocutore riconoscibile, mentre su Temu o AliExpress la soluzione dipende dal singolo venditore o da un sistema di arbitrato interno.
Questo, ovviamente, può tradursi in un vantaggio per Haul, che ha alle spalle anni di fiducia da parte dei consumatori, e una reputazione del brand decisamente più alta della media dei competitor asiatici. Un qualcosa che può essere determinante anche per Haul, dove il nome “Amazon” mantiene una forza rassicurante che i concorrenti non possiedono.
C’è però un campo in cui Amazon Haul è in ritardo: il marketing esperienziale. Temu e Shein hanno costruito la loro forza sulla gamification, con app che premiano l’utente per ogni interazione, mini-giochi, sconti progressivi e sfide social. Amazon Haul, invece, resta ancora ancorato a un’interfaccia più sobria.
Certo, per alcuni questo è comunque un "pro", considerando che le tecniche che usano gli shop cinesi sono dei veri e propri dark pattern, che usano tecniche piscologiche per spingere all’acquisto inutile.
Nel complesso, il confronto tra le quattro piattaforme rivela una dislocazione precisa: Temu rappresenta l’estremo del prezzo, AliExpress probabilmente quello della varietà, Shein quello della moda accessibile, e Amazon Haul tenta di occupare la zona intermedia: prezzi bassi ma con la protezione di un sistema consolidato.
E questo ci porta a riassumere il tutto in un concetto: Amazon Haul è certamente meno economico dei concorrenti cinesi, ma è indubbiamente più affidabile. Un servizio forse meno spettacolare sul piano dell’esperienza d’uso rispetto alla concorrenza, ma più trasparente e regolato e questo, senza alcun dubbio, è un bene per i consumatori.