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Assange ancora salvo, ma ora deciderà la Corte Suprema

L'Alta Corte di Londra non ha accettato il ricorso dei legali di Assange all'estradizione, ma di fatto ha aperto la strada al giudizio della Corte Suprema. Ormai la questione è di importanza pubblica. L'ombra degli Stati Uniti incombe.

Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, per il momento non sarà estradato dall’Inghilterra alla Svezia: deciderà sul suo caso la Corte Suprema del Regno Unito. Ecco quindi l’ennesimo colpo di scena, per altro abbondantemente previsto dagli addetti ai lavori. La settimana scorsa i giudici dell’Alta Corte (High Court) di Londra avevano confermato l’attendibilità delle richieste della Giustizia svedese, decidendo così per l’estradizione dell’imputato. Com’è risaputo a Stoccolma lo attende un processo per aggressione sessuale nei confronti di due donne.

Assange

Oggi, gli stessi giudici Thomas e Ouseley più che  accettare il ricorso dei legali di Assange hanno preferito passare la palla alla Corte Suprema perché in fondo si tratta di una questione “di grande importanza pubblica”, come hanno dichiarato. In verità sotto il profilo strettamente tecnico hanno attivato una corsia preferenziale che permetterà ad Assange di rivolgersi alla Supreme Court of the United Kingdom.

Assange continua a sostenere di essere innocente e che il suo stesso ordine di estradizione è “sleale e illegale”. Il suo caso è dibattuto: da una parte c’è chi sostiene che debba essere giudicato per i suoi presunti crimini sessuali in terra di Svezia, dall’altra c’è chi parla di complotto internazionale. 

Il problema non è tanto l’accusa di “molestia sessuale e coercizione” – dov’è giusto che la giustizia faccia il suo corso – ma il fatto che Stoccolma potrebbe concedere facilmente l’estradizione di Assange agli Stati Uniti. Dove, per esattezza, da più di un anno un’intera task force starebbe lavorando al suo caso per accusarlo di spionaggio.