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Come i robot ridefiniranno il lavoro nell’industria 4.0

Negli ultimi tempi si è parlato molto di industria 4.0, con l'introduzione di politiche capaci di tener conto di fattori quali Big Data Analytics e robot industriali. Questi ultimi, sempre più determinanti nel modo di pensare il futuro delle industrie, hanno visto un incremento esponenziale nelle vendite, con il mercato asiatico in forte espansione.

Questa ventata di innovazione si accompagna, però, con la manifesta preoccupazione di un'ingente perdita a livello occupazionale: l'idea che i robot possano sostituire un'intera classe operaia è rimasta nell'immaginario collettivo già dalle prime rivoluzioni industriali.

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Ad ogni modo, è proprio il riferimento alle rivoluzioni industriali che può ridurre questo senso di minaccia. Si pensi soltanto che entro l'inizio del novecento il 99% dei lavori nel settore agrario vennero automatizzati, portando un'intera generazione a sviluppare competenze alternative.

Questa teoria del "rimpiazzo", che prevede un futuro in cui i robot ci sostituiranno nei vari ambienti lavorativi, perde mordente se si prendono in considerazione le ultime tendenze nel campo della robotica. L'approccio collaborativo, abbracciato da diverse aziende, ha dato vita a prodotti quali Baxter (da Rethink Robotics), un robot capace di percepire la presenza umana e di lavorare a stretto contatto con gli altri operai. Il costo ridotto e la possibilità di implementare nuove funzioni in pochi minuti hanno fatto di Baxter l'archetipo dei CoBots (collaborative robots). Sarà la cooperazione uomo-macchina a gettare le basi per un nuovo mondo del lavoro?

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È evidente che questo sarà un elemento cardine delle aziende del futuro, specie se si considera la tematica alla luce della recente digitalizzazione. Se il web e l'e-commerce ci hanno mostrato quanto accessibile sia il mercato globale, l'automazione robotica sembra essere la naturale risposta alle richieste di questo stesso mercato. Non è un caso che i livelli di produttività seguano di pari passo la diffusione di robot industriali nelle varie industrie.

Tuttavia, la relazione robot-disoccupazione rimane forte ed è difficile da smentire, data l'imprevedibilità degli sviluppi futuri. Storicamente, se si prende in esame l'effetto delle rivoluzioni industriali, la disoccupazione è sì aumentata, ma si è attenuata ed è andata a riconvertirsi in tassi di occupazione negli ambiti più disparati.

Si pensi all'introduzione dell'elettricità. La mancanza di illuminazione elettrica pubblica, reti di trasmissione e macchinari alimentati a corrente aveva portato al proliferare di mestieri atti a sopperire ad una mancanza (quella della corrente elettrica) che non era addirittura percepita. Naturalmente, a ridosso della diffusione dell'elettricità tutta una serie di occupazioni sono scomparse, rese superflue da una nuova tecnologia. Quest'innovazione ha però creato tipologie di lavoro inimmaginabili solo pochi anni prima.

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Nulla ci impedisce di pensare che lo stesso possa accadere con l'automazione robotica, capace di connettersi con il web, usufruire della digitalizzazione delle aziende e di migliorare le proprie capacità in tempi sempre più ridotti.

La sensazione generale è che si sia all'alba di una nuova era, in cui sarà l'automazione a farla da padrone – già sono in cantiere progetti per la realizzazione di veicoli senza pilota, macchinari per ospedali completamente autonomi e robot operanti nelle varie discipline artistiche.
Non resta che dare modo ai robot di provare il loro potenziale, magari lavorando per una migliore economia a livello globale.