Tecnologia

Da grande voglio fare lo scienziato, una storia vera

La cometa Shoemaker-Levy 9, scomposta in 21 pezzi, si stava schiantando su Giove. Tutto cominciò così. Era l'estate del 1994, io ero solo un bambino, e davanti alla TV fui catturato dalla meraviglia delle immagini trasmesse da un affascinante speciale di Quark, in cui Piero Angela spiegava quanto stesse avvenendo sul pianeta gigante del Sistema Solare. Enorme fu la meraviglia che quelle immagini suscitarono in me; lo stesso Piero Angela, e una ancora in formissima Margherita Hack, divennero per me una sorta di miti da emulare.

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Foto: Hubble. Crediti: NASA and H. Hammel, MIT

Decisi allora che quella dell'astrofisico sarebbe stata la mia professione futura. La Scienza non è uno dei mestieri più gettonati nei sogni dei bambini, ma fortunatamente esercita ancora un certo fascino sulle persone, e ha spinto me e molti giovani verso l'arduo cammino per diventare ricercatori.

Un cammino che, inutile nasconderlo, è costellato di sacrifici, di difficoltà, di momenti di frustrazione e scoramento. Ma adesso che sono ormai prossimo a realizzare quel sogno, posso anche confermare che è parimenti ricco di tante tante soddisfazioni e gratificazioni.

Tornando al 1994, iniziai così a leggere, informarmi, e divertirmi di tanto in tanto con un piccolissimo telescopio amatoriale che mi avevano regalato i miei genitori. La mia caparbietà mi ha portato a seguire un percorso di studi pressoché definito: liceo scientifico, poi l'iscrizione alla Facoltà di Fisica, necessaria per poter accedere, dopo la Laurea Triennale, alla Magistrale in Astrofisica e Scienze dello Spazio. Per come l'ho vissuto io, è stato un percorso complesso, ma l'ho intrapreso con consapevolezza e soprattutto con passione, quindi mi ha dato la determinazione necessaria per superare le difficoltà, insieme al desiderio ed alla curiosità di conoscere, di capire e di apprendere.

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Non pensate che il percorso di studi sia l'unica corsa a ostacoli. Anzi, per esperienza posso dire che le vere difficoltà iniziano finita l'università, quando ci si ritrova catapultati in una vita molto precaria (almeno per i primi anni), con contratti a termine e guadagni bassi. Ecco, la prima lezione di vita che ho dovuto imparare è che la ricerca difficilmente porta ad arricchirsi, tuttavia può consentire di vivere dignitosamente, se si lavora con dedizione e si ha un pizzico di fortuna.

Anche la mia passione per la tecnologia e per l'informatica si sarebbe rivelata in seguito molto utile, così come i numerosi corsi di lingua inglese, che è ormai la lingua ufficiale della comunità scientifica, come tutti mi ricordavano di continuo.

Tra le cose che da tempo avevo messo in conto c'era fin dal principio quella di un'esperienza all'estero, per tutta una serie di ragioni. Innanzi tutto, perché consapevole di come l'ambiente scientifico sia per sua natura internazionale, per cui sapevo dell'importanza di aprirsi il più possibile al mondo, girare, conoscere, acquisire esperienze ed instaurare rapporti.

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Compresi ben presto come fosse fondamentale capire come gli altri lavorassero al di fuori del proprio orticello, e volevo inoltre imparare a cooperare con una comunità vasta. Per questo motivo ho scelto di perseguire all'estero, e per la precisione in Germania, il Dottorato (o PhD). Questo titolo, che rappresenta una ulteriore specializzazione nel percorso di studi, è di fatto condicio sine qua non per entrare a far parte del mondo della ricerca. Come il mio supervisore e maestro mi ha sempre detto, una buona tesi magistrale costituisce il proprio biglietto da visita, mentre il Dottorato è la soglia di ingresso alla propria carriera futura.

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Foto: © allensima, DepositPhotos

Inoltre sapevo di dover tenere in conto le difficoltà costanti della ricerca in Italia, dovute principalmente a una carenza cronica di fondi e strutture. Per questo molti, una volta fuori, spesso decidono di non fare il percorso inverso, decisione che con ogni probabilità prenderò anche io, qualora avessi l'opportunità di proseguire la mia carriera all'estero. Devo dire che nonostante tutte le difficoltà intrinseche del sistema, ho sempre notato, anche confrontandomi con amici e colleghi, come la formazione che gli studenti italiani ricevono sia ancora molto buona, per cui spesso giovani laureati come me, che decidono di continuare all'estero il proprio percorso, sono sempre notevolmente apprezzati.

Ovviamente, quest'esperienza mi ha portato a dovermi confrontare con non poche difficoltà. Mi sono ritrovato per molti mesi solo, prima che la mia compagna mi raggiungesse, in un paese straniero e con difficoltà di comunicazione. Tra l'altro, almeno nel mio piccolo, devo smentire quel luogo comune per cui noi italiani siamo soliti lamentarci di avere difficoltà con l'inglese, credendo che all'estero tutti lo parlino perfettamente. Questo può essere vero in ambito accademico, motivo per cui all'istituto dove lavoro attualmente, o all'università, non ho problemi comunicativi.

Ma come in Italia si parla italiano, in Germania si parla tedesco, e il salumiere, il fruttivendolo o il commesso hanno solitamente lo stesso livello di comprensione dei loro corrispettivi italiani. Per questo i primi mesi sono stati una sorta di incubo, in particolare per la ricerca di un appartamento. Ma come ho già detto, la passione per il mio lavoro era più forte, ed essendo così vicino a realizzare il mio sogno, sono riuscito e sto riuscendo, giorno dopo giorno, a superare anche queste difficoltà e ad andare oltre.

Totò Peppino e la malafemmina con il ghisa

Poi sono cominciate le prime soddisfazioni: i viaggi in posti meravigliosi, i primi risultati positivi, il conoscere persone interessanti provenienti da tutto il mondo, la prima notte a un telescopio che non fosse soltanto un giocattolo, e così via.

La mia giornata tipo trascorre solitamente al computer, lavorando su dati e modelli, tra esperimenti e righe di codice da programmare. Ma una parte importante è sicuramente quella del confronto costante con colleghi e supervisori. La discussione e lo scambio di idee sono infatti fondamentali per me, e in generale per qualsiasi ricercatore, al fine di approcciare i problemi in maniera critica e costruttiva. Un aspetto importante e da tener presente è che ormai il termine Astrofisica definisce un campo vastissimo, in cui ogni ricercatore solitamente si specializza in un settore ben definito. Per questo motivo, tanto per fare un esempio, è perfettamente plausibile che un astrofisico non metta mai occhio a un telescopio, se non eventualmente per scopi didattici, in tutta la sua vita. E questo sarà probabilmente il mio caso, in quanto ho scelto di non fare la carriera da osservativo, per cui a parte dei semplici corsi di laboratorio, dovrò rinunciare alla parte forse più poetica di questa splendida professione.

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Osservatorio Mauna Kea, Hawaii

Essendo ancora un dottorando, posso dire poco riguardo il dopo. Nel caso intendessi continuare con la carriera accademica, allora dovrò mettermi alla ricerca dei primi contratti post-doc, ed eventualmente pensare a un futuro in un'università o un centro di ricerca. Altrimenti potrò tentare la strada della carriera aziendale, in quanto solitamente ricercatori laureati in materie anche molto teoriche come l'Astrofisica, riescono comunque a trovare una collocazione, in particolare se dotati parimenti di buone conoscenze informatiche (su questo punto tornerò in un prossimo articolo, in quanto la mia specializzazione consiste proprio nella cosiddetta Astroinformatica, che al di là della formazione teorica mi renderà estremamente versatile e in grado di lavorare su più campi).

L'aspetto che ritengo in ogni caso fondamentale per il mio futuro è che mai fino ad ora sono venuti a mancare la meraviglia e lo stupore, gli stessi di quel bambino, che più di vent'anni fa osservava alla TV una cometa cadere su Giove, e che diede inizio a una piccola storia che ancora continua…

 

Antonio D'Isanto è dottorando in astronomia presso l'Heidelberg Institute for Theoretical Studies in Germania. La sua attività di ricerca si basa sulla cosiddetta astroinformatica, ovvero l'applicazione di tecnologie e metodologie informatiche per la risoluzione di problemi complessi nel campo della ricerca astrofisica. Si occupa inoltre di reti neurali, deep learning e tecnologie di intelligenza artificiale ed ha un forte interesse per la divulgazione scientifica. Da sempre appassionato di sport, è cintura nera 2°dan di Taekwondo, oltre che di lettura, cinema e tecnologia. Siamo felici di annunciarvi che collabora con Tom's Hardware per la produzione di contenuti scientifici.