Tecnologia

Dal Politecnico di Torino una soluzione innovativa per “scrivere” col laser i circuiti direttamente nei tessuti

Nell’ambito del progetto POC (Proof Of Concept), avviato nel 2016 dal Politecnico di Torino per favorire il passaggio dei progetti più innovativi e promettenti dalla fase di sviluppo teorico a quella di prototipizzazione in vista del possibile arrivo sul mercato, oggi abbiamo intervistato l’Ing. Andrea Lamberti, ricercatore a tempo determinato presso il DISAT (Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia). Assieme al proprio team di ricerca, Lamberti ha messo a punto un’innovativa tecnologia laser in grado di “scrivere” piste conduttive su fili singoli impiegati, ad esempio, nel settore tessile. Questa soluzione in futuro potrebbe consentire di sviluppare “wearable electronics” (dispositivi elettronici indossabili), ovvero capi di abbigliamento al cui interno sono “tessuti” circuiti e sensori di vario tipo, che non dovranno quindi più essere indossati come dispositivi separati, spesso scomodi e ingombranti.

Un prototipo di filo comunemente usato nell’industria tessile reso selettivamente conduttivo grazie alla tecnologia laser sviluppata dal team del Politecnico di Torino

Al progetto, al cui sviluppo il team lavora ormai dagli inizi del 2018, partecipano anche altri quattro componenti, appartenenti al dipartimento DISAT del Politecnico: i dottorandi Alberto Martis e Matteo Parmeggiani, il docente a contratto Felice Catania e il Professore associato Stefano Bianco.

Come accennato in apertura, scopo della ricerca è di sviluppare dispositivi elettronici in forma di filo, al fine di integrarli direttamente nella trama e nell’ordito dei normali tessuti. Per realizzare indumenti “smart textile” è però necessario poter stampare tutti i circuiti e i componenti elettronici direttamente sui fili usati per realizzare i tessuti. “La tecnologia laser che abbiamo sviluppato consiste in un macchinario di piccole dimensioni, che può essere installato sui telai esistenti nelle industrie tessili, senza stravolgere il ciclo produttivo, ma adattandosi con basso impatto”, ci ha spiegato infatti il professor Lamberti.

Da sinistra a destra, quattro dei cinque membri del team di ricerca: Alberto Martis, Felice Catania, Stefano Bianco e Andrea Lambert

Il progetto – che dagli inizi di febbraio alla fine di ottobre del 2019 ha fruito dei finanziamenti POC per affrontare la delicata quanto cruciale fase di sviluppo e messa a punto di un prototipo funzionante – ha un  potenziale innovativo di grande portata per l’industria dei dispositivi indossabili;  “la realizzazione di device assai più evoluti e al tempo stesso meno ingombranti perché integrati direttamente negli indumenti potrebbe portare a sviluppi inaspettati”, ha spiegato lo stesso Lamberti, confermandoci che l’obiettivo a lungo termine è proprio “arrivare a integrare il prototipo direttamente tra trama e ordito nel tessuto e testarlo in capi di abbigliamento per monitorare differenti grandezze fisiche (deformazione, temperatura, concentrazione di gas, battito cardiaco)”.

Il prodotto, inteso invece come dispositivo in forma di filo, è ancora in fase di definizione “, ha poi aggiunto Lamberti. “La tecnologia consente la scrittura di piste conduttive che possono essere multifunzionali (sensori di varie grandezze fisiche o chimiche, dispositivi di accumulo energetico, etc.) anche se sicuramente il campo applicativo è quello degli smart textile”.