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Facebook, alcuni investitori vogliono la testa di Zuckerberg

Alcuni investitori del consiglio di amministrazione di Facebook sono intenzionati a chiedere le dimissioni di Mark Zuckerberg da presidente della società.

Dallo scandalo dei dati legato a Cambridge Analytica sono passati 7 mesi ma la tempesta su Facebook non accenna a placarsi. Ora, dopo crolli in borsa, calo degli utenti e altri scandali all’orizzonte, alcuni importanti investitori presenti nel consiglio di amministrazione dell’azienda sarebbero decisi a chiedere le dimissioni di Mark Zuckerberg da presidente. Il motivo? “Un presidente del CdA indipendente è essenziale per far uscire Facebook da questa situazione e per ristabilire la fiducia sia tra gli americani che tra gli investitori”, questa almeno è l’opinione di Scott Stringer.

Il gestore del fondo pensione della città di New York è appoggiato anche da altre figure importanti del Consiglio, come il potente fondo Trillium Asset Management e dei gestori dei fondi pensione di altri Stati tra cui Illinois, Rhode Island e Pennsylvania.

Messa in questi termini la minaccia per Zuckerberg sembra essere concreta e assai grave, ma non bisogno dimenticare invece che, per quanto questi “accusatori” possano essere considerati di peso, Zuckerberg ha strettamente in pugno il CdA, di cui detiene il 60% del diritto di voto.

Ma se spodestarlo è quasi impossibile, a cosa serve allora questa mossa inaspettata? Forse a mandare un segnale, allo stesso Zuckerberg, ma anche a investitori e utenti: è necessario un cambio di passo. Se questo non dovesse esserci le cose potrebbero ulteriormente peggiorare e, chissà, anche la porzione di CdA oggi ancora dalla parte di Zuckerberg domani potrebbe prendere in considerazione un’esautorazione vera come ultima spiaggia per rifare il trucco a Facebook e rilanciarlo.

Anche in questo caso comunque solo di cosmesi si tratterebbe perché il problema dell’esposizione dei dati sensibili e della sicurezza in generale è talmente vasto e articolato che non si possono certo imputare tutte le colpe al solo Zuckerberg. Tantissime aziende forniscono gratuitamente i propri servizi in cambio della possibilità di raccogliere e cedere poi a terzi i nostri dati sensibili.

Immagine: depositphotos

Dietro quindi ci sono interessi economici elevatissimi che non possono certo essere smantellati così, da un giorno all’altro. È fuori discussione che le aziende dovrebbero fare di più e meglio per garantire almeno la protezione di quegli stessi dati che gli garantiscono gli introiti. Come? Vigilando sulla loro sicurezza e sul fatto che non vengano impiegate in maniera illecita, fraudolenta o per scopi quantomeno subdoli come la profilazione al fine di manipolare l’opinione pubblica in occasione di votazioni politiche (tralasciando l’eventuale efficacia o meno di tali azioni).

Su questo terreno si giocherà la partita nel prossimo futuro e se i social non saranno in grado di vincerla dovranno necessariamente capitolare, com’è capitato di recente a Google+. Che Zuckerberg si dimetta o no farà poca differenza.