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Fare l’investigatore oggi in Italia

Pagina 2: Fare l’investigatore oggi in Italia

Nel 2010 un decreto ministeriale cambiò profondamente questa professione, proibendo al detective di avere la sede dell'agenzia presso la propria abitazione o presso un ufficio legale. In questo modo si ridusse molto la concorrenza, lasciando spazio ai professionisti e limitando quello degli amatori – spesso ex-appartenenti alle forze dell'ordine che sfruttano la propria esperienza per arrotondare.

Non per questo però si tratta di un settore facile. Luciano Ponzi spiega che le licenze emesse prima restano tante e ancora valide, e poi resta un diffuso dilettantismo. In ogni caso il lavoro, a quanto ci dice il nostro intervistato, non manca: si indaga ancora su mariti e mogli che tradiscono, certo, ma non è certo quello che sostiene l'attività.  

"Attualmente il nostro core business è aziendale: 60/70% contro 30/40% privato. Nel privato, un buon 25%-30% è ancora infedeltà coniugale", per quanto ormai i giudici tendano a derubricare l'illecito, se non è la causa diretta della separazione l'infedeltà è trascurata. "Ormai è così frequente che i giudici non stabiliscono l'addebito semplicemente per quello".

"Il privato spesso chiede protezione del patrimonio ereditario o familiare, difesa rispetto al gioco compulsivo. Ci sono anche tantissimi minorenni che riescono ad accedere al gioco, sia online che nelle poker room: è un problema molto grosso. E poi c'è quello delle sostanze stupefacenti: la prevenzione, ma spesso si arriva tardi quando il genitore ci chiama perché nota comportamenti insoliti nei figli. Poi ci sono le persone scomparse".

Insomma i clienti comuni hanno tante richieste da fare a un investigatore privato, ma è con le aziende che si trovano forse i casi più interessanti. "L'azienda, finalmente anche in Italia, comincia a cercare l'investigatore privato. Prima dell'incontro chiedono informazioni su potenziali soci, collaboratori o clienti (sono le due diligence). All'estero è usuale, mentre in Italia ci si affida solo alle banche dati offerte da fornitori quali CERVED o LINCE". Rispetto a questi "noi possiamo fare indagini più approfondite. In Italia questo è meno consueto, ma si è iniziato a farlo – con la solita lentezza".

Bogart è sempre Bogart, ma un po' demodé

"Dopodiché le aziende ci chiedono d'indagare sull'infedeltà dei dipendenti", come quelli del controllo qualità. Luciano Ponzi a questo proposito ci racconta un aneddoto curioso: un addetto alla qualità scartava regolarmente molti prodotti, e così l'amministrazione si insospettì. L'indagine fece emergere che l'uomo aveva un vero e proprio magazzino e che aveva creato una rete di vendita parallela – e ovviamente piuttosto redditizia.

Altre volte i lavoratori infedeli sono i dirigenti stessi, che magari sottraggono dall'azienda informazioni importantissime e le usano per creare una società concorrente. Insomma si parla di vero e proprio spionaggio industriale.