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Fibra di Stato: adesso è il momento delle “aree grigie”

La Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2019 approvata ieri dal Consiglio dei Ministri include un capitolo sull’innovazione che sblocca finalmente il progetto di sviluppo ultra broadband per le aree grigie. Si parla insomma di quelle aree (qui in dettaglio) del Paese dove è disponibile un solo operatore di rete magari con prestazioni inadeguate, quindi inferiori ai 100 Mbps. Da ricordare che quelle “nere” sono le competitive dove concorrono più operatori e quelle “bianche” sono quelle in digital divide oggetto dei bandi Infratel.

Il tema com’è risaputo è esploso in sede Infratel quando ci si è resi conto che né il mercato né i bandi avrebbero potuto far cambiare la situazione in molti comuni. All’inizio di luglio la società in-house del MISE ha svelato “che la copertura complessiva a fine 2018 è stata pari al 78% di quella prevista nella consultazione del 2015“. In pratica 3,2 milioni di indirizzi civici che sarebbero dovuti essere coperti con nuove reti sono rimasti fuori, perdendo di fatto il treno dei bandi Infratel.

L’Agenda Digitale prevede di “garantire entro il 2020 la copertura con reti ultraveloci oltre i 100 Mbps ad almeno l’85 per cento della popolazione italiana; estendere la copertura ad almeno 30 Mbps alla restante quota della popolazione italiana e la copertura oltre i 100 Mbps a tutte le sedi/edifici pubblici, poli industriali, aree di interesse economico e concentrazione demografica, nonché alle principali località turistiche e agli snodi logistici”.

Ecco quindi la decisione di affrontare la questione aree grigie con la definizione di un decreto del MiSE, di concerto con il MEF, per individuare criteri e modalità per l’attuazione delle nuove disposizioni (che dovranno essere compatibili con le regole europee sugli aiuti di Stato). Insomma, vi sarà un nuovo bando.

Inoltre per il futuro non è da escludere un sostegno alla domanda, con particolare attenzione alle scuole, alle PMI, ai Centri per l’impiego ed ai cittadini, “anche per sensibilizzare la società civile ad una connettività inclusiva”. Però a questo giro il documento non prevede dettagli e quindi è scontata la presenza di questa voce di spesa nella prossima Legge di Bilancio