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Franco Bernabé pronto a dimettersi da Telecom Italia?

Le trattative riguardanti Telecom Italia sono sempre più calde.

La telenovela sul destino di Telecom Italia prosegue, e almeno questa è degna di interesse per tutti gli italiani poiché condizionerà lo sviluppo digitale dei prossimi anni. Il 28 settembre è una data chiave per le trattative fra i soci, perché entro quel termine si potrà chiedere lo scioglimento della finanziaria Telco – la holding che controlla il 22,4% dell'operatore.

La situazione è così calda che lo stesso presidente di Telefonica Cesar Alierta mercoledì è sbarcato a Malpensa. Il suo obiettivo è quello di rimanere azionista del gruppo, ma l'intesa con Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo non sarà facile.

La svolta?

"Sono state riunioni costruttive sono fiducioso per un accordo sul futuro di Telecom il 3 ottobre", ha confessato il presidente esecutivo Franco Bernabè a Bloomberg. Però a Madrid il quotidiano economico El Economista avrebbe intercettato un'indiscrezione preoccupante: Bernabè sarebbe pronto alle dimissioni se non dovesse essere approvato un aumento di capitale da 3 miliardi di euro.

La questione di fondo è che ai soci l'aumento di capitale non piace proprio: vorrebbero monetizzare l'uscita, non certo investire nuove risorse. Ecco quindi la possibilità per nuovi soci di entrare in Telco. Primo su tutti i magnate egiziano Naguib Sawiris, ma anche fondi come quello del Qatar o magari un operatore come ad esempio Vodafone.

"Il problema della ricapitalizzazione di Telecom è un problema serio e anche del paese. Noi di sicuro conferiremmo Metroweb perché è un asset importante e quindi diventeremmo soci ma penso che i nostri investitori potrebbero fare ciò che serve", ha dichiarato con tono sibilino l’amministratore delegato del fondo F2I, Vito Gamberale.

Intanto si fa un gran parlare del nuovo piano industriale che dovrebbe portare alla suddivisione delle attività italiane in quattro realtà societarie: rete, servizi business, servizi consumer e servizi alla clientela. L'AD Marco Patuano sostiene che questa possa essere la strada per valorizzare ulteriormente i vari segmenti.

In ogni caso di fronte a questa diffusa incertezza c'è almeno una novità finanziaria "normalizzante". Ieri Telecom ha collocato un bond del valore di un miliardo con scadenza a sette anni. Le richieste hanno superato del 400% l'offerta nonostante il tasso fosse pari al 5,054% – il costo medio del debito complessivo che era pari al 5,4% a fine giugno.

Permane quindi la fiducia anche se i rating internazionali sono poco incoraggianti. La nuova liquidità Telecom consentirà comunque di ripagare tutte le emissioni che scadranno entro dicembre 2015.

La telenovela di stampo latino prosegue.