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Spazio e Scienze

Futu.re, sicuri che l’immortalità sia un dono?

Dmitrij Glukhovsky, già autore di Metro 2033, in Futu.re si interroga sull'essenza della natura umana e della società utilizzando la lente deformante del paradosso: e se diventassimo immortali?

Magari il solo nome – Dmitrij Glukhovsky – vi dice poco, ma se accanto ci aggiungo Metro 2033, le cose si chiariscono.  Anche se da noi è noto più che altro come il padre della storia che fa da sfondo all'omonimo gioco di successo, in patria Glukhovsky è considerato già da diverso tempo uno scrittore da best seller. Non fa eccezione nemmeno Futu.re, uno dei suoi lavori più recenti, che sta trovando grande gradimento tra i fan dello scrittore russo e della fantascienza in generale.

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L'assunto da cui parte il libro non è nuovo, ma è interessante il modo in cui Glukhovsky sfrutta lo spunto per costruire un testo che procede su un doppio binario: riflessione filosofica sull'essere umano e assieme studio sociologico. Ambientato nell'Europa del venticinquesimo secolo, Futu.re ci mostra un futuro distopico, in cui la sconfitta dell'invecchiamento e della morte ha indotto l'umanità a imporre politiche spietate contro la sovrappopolazione. Se vi viene in mente Zardoz, il film del 1974 di John Boorman, non vi sbagliate: le premesse infatti sono identiche.

Il 2454 di Glukhovsky però è meno stilizzato e simbolico di quello di Boorman e molto più umano, concreto, persino violento. Il mondo descritto, al netto delle tecnologie, è infatti quello che possiamo già intravvedere attorno a noi, a saper guardare bene. Da qui Glukhovsky parte deformandolo e forzandolo nel paradosso per costringerci a interrogarci su alcuni aspetti fondamentali del nostro essere e della nostra società.

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Dmitrij Glukhovsky

"Questo libro è una ricerca intorno ai temi dell'immortalità e della morte, come la morte ci definisce", ha spiegato l'autore. "Se il corpo è immortale ed eterno, allora a cosa serve l'anima? E che senso possono avere dio e la chiesa in un mondo di immortali? Continueremo ancora a creare o a procreare, se la creazione è la nostra risposta alla morte? E potremo ancora evolvere, in assenza di cambiamenti generazionali?".

Insomma gli interrogativi sollevati dallo scrittore russo sono di quelli che fanno tremare i polsi. Tuttavia nonostante le 602 pagine del libro la lettura non è mai faticosa e procede anzi rapidamente grazie a uno stile sempre scorrevole e appassionante. La rapidità con cui giungerete alla conclusione del romanzo vi stupirà e al tempo stesso vi lascerà l'amaro in bocca, non perché Glukhovsky abbia lasciato aperto qualche sotto trama, ma perché sarà riuscito a creare un vincolo emotivo con i protagonisti e salutarli vi spiacerà, nonostante lo sgradevole mondo in cui vivono. Futu.re si candida così a entrare tra i grandi classici del genere e non solo, grazie a uno sguardo in grado di penetrare a fondo tra le pieghe della natura e della società umana.

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"Ai tempi dell'Unione Sovietica, la fantascienza era l'unico modo in cui uno scrittore potesse parlare dei problemi della società o del sistema politico, anche con toni apertamente critici. Quella che era considerata invece la vera letteratura era totalmente sottoposta al controllo dello Stato. La mia missione è trovare dei lettori e reclutarli nel mio club, per così dire, umanistico". Leggendo questo romanzo vi accorgerete che la missione è decisamente riuscita.


Tom's Consiglia

Dello stesso autore molto interessante è anche La Profezia del Crepuscolo , un romanzo apocalittico che mescola archeologia e sci-fi.