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Google pagherà sette milioni per aver violato le reti Wi-Fi

Google è sul punto di stringere un accordo secondo il quale pagherà sette milioni di dollari a titolo di compensazione per aver raccolto dati personali dalle reti Wi-Fi agganciate dalle auto di Street View. Il problema era emerso nel 2010, quando si scoprì che Google raccoglieva dati personali da reti non protette da password.

L'incidente si era verificato anche in Italia e anche nel nostro paese era stata avviata un'inchiesta a riguardo, alla quale seguirono segnalazioni specifiche del Garante per la Privacy, a settembre 2010. E ora, almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti, Google dovrà pagare il conto a 30 degli stati membri, che si divideranno l'ammontare totale della sanzione. L'annuncio ufficiale è atteso per la settimana prossima.

Immortalato da Street View, si lamenta per il Wi-Fi

Google aveva spiegato, all'epoca, di aver effettivamente raccolto dati personali dalle reti non protette: password, nomi, email, un po' di tutto. Un'azione ufficialmente involontaria ma che comunque costituisce una violazione della privacy. L'azienda aveva poi messo le informazioni sotto chiave (digitale), ma le autorità europee ne avevano voluta una copia, ottenuta solo dopo qualche insistenza, per poter dare una misura alla violazione.

Tra l'altro Google era già stata sanzionata in passato riguardo a questa indagine, perché le autorità statunitensi hanno ritenuto che l'azienda stesse deliberatamente ostacolando le indagini. Si era trattato tuttavia di un buffetto da 25.000 dollari, poco più di un avvertimento. Sette milioni di dollari, invece, sono una cifra più consistente, per quanto il peso sul fatturato miliardario sarà probabilmente trascurabile.

Quanto all'Europa, le indagini nel Vecchio Continente hanno concluso che Google non ha violato la normativa vigente e accettato il fatto che si sia trattato di un errore – per quanto anche sulla sponda est dell'Atlantico si è affermato che Google abbia ostacolato le indagini.

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Un fatto curioso, perché in tema di privacy di solito è vero il contrario: in Europa c'è solitamente più attenzione verso il diritto alla riservatezza e più propensione a sanzionare le aziende che si prendono troppe libertà con i dati personali. In questa occasione si è verificata la situazione contraria, ma l'Europa continua a essere un "baluardo della privacy", rispetto al resto del mondo. Che sia la giusta difesa di un diritto di cittadinanza o un modo di ostacolare gli affari, poi, sta a ognuno di noi stabilirlo.