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Google parla con l’Antitrust: paura dei 3 miliardi di multa?

Il presidente di Google Eric Schmidt ha spedito una lettera ad Almunia con delle proposte per risolvere la querelle antitrust. Si stima che il colosso statunitense rischi una sanzione di oltre 3 miliardi di euro.

Google ha recapitato una lettera al Commissario UE per la concorrenza che potrebbe mettere fine alla querelle antitrust riguardante la gestione della pubblicità online. A maggio Joaquin Almunia aveva fatto scattare l'ultimatum: o si cambia o sarà inevitabile una denuncia per abuso di posizione dominante.

Fondamentalmente dal novembre 2010 sono state individuate quattro criticità. La prima riguarda la presenza di link a servizi specifici di Google nella pagina dei risultati: nulla di male, se non fosse che sono favoriti rispetto ai concorrenti. La seconda riguarda il modo in cui Google copia i contenuti editoriali (tipo le recensioni degli utenti) dai servizi di ricerca concorrenti per arricchire i propri.

Google ha consegnato la lettera

La terza riguarda il monopolio che ha Google sui link sponsorizzati e che di fatto esclude gli intermediari concorrenti. L'ultimo riguarda le restrizioni imposte dal colosso statunitense in merito alla portabilità della campagne pubblicitarie basate su link sponsorizzati. In pratica l'impossibilità di migrare da AdWords ad altre piattaforme.

Il portavoce di Google, Al Verney, ha confermato che la lettera firmata dal presidente Eric Schmidt contiene una proposta per affrontare le quattro questioni. Purtroppo i dettagli non sono stati svelati, ma è probabile che nei prossimi giorni filtri qualcosa. Da rilevare poi che negli ultimi due anni, dopo l'esplosione del caso europeo sono partite indagini analoghe negli Stati Uniti, Corea e India.

"Google sarà molto protettiva nei confronti dei suoi algoritmi di ricerca", ha confermato Emanuela Lecchi, partner dello Studio legale Watson, Farley & Williams. "Ma sarà disponibile a concedere qualche cambiamento nel mondo in cui mostra i risultati".

In verità Google non ha molta scelta poiché rischia una sanzione massima che è calcolata sul 10% del fatturato, quindi oltre 3 miliardi di euro se si considerano i risultati dell'anno scorso.