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Google, una privacy per tutti i servizi: così è se vi pare

Dal primo marzo i dati di ogni utente Google saranno armonizzati, e abbinati a tutti i servizi esistenti. Gli obiettivi sono la semplicità e il miglioramento dei risultati, ma non mancano le voci contrarie.

Google cambia la gestione della privacy, nel tentativo di semplificare la vita dei consumatori. Dal primo marzo i dati utente saranno “condivisi” da tutti i servizi offerti dal colosso della ricerca, e la relativa documentazione sarà compressa per facilitarne la lettura. Una semplificazione doverosa, che tuttavia ha generato anche qualche critica.

Tra poco più di un mese quindi avere un account Google significherà che i dati inseriti saranno automaticamente validi per ricerca, Gmail, Picasa, Google Docs e tutto il resto. Di sicuro c’era bisogno di fare chiarezza, visto che Google ha ancora “più di 70 documenti sulla privacy per i nostri vari prodotti”, spiega Alma Whitten (Direttore per la Privacy, prodotto e sviluppo, Google) sul blog principale dell’azienda.

Ogni utente vedrà questo avviso

Se da una pletora di documenti e accordi da leggere e sottoscrivere si passa a una sola politica, per l’utente è probabilmente un bene. Quasi nessuno legge questi documenti, ma se sono ridotti e semplificati almeno i più volenterosi lo faranno. Forse. La semplificazione è tra l’altro anche una delle richieste fatte dalle autorità di tutto il mondo.

In pratica “la variazione principale è per chi ha un account Google. Le nostre nuove norme sulla privacy chiariscono che, se sei loggato, noi possiamo combinare le informazioni che hai dato per un servizio con quelle di altri servizi. In altre parole, ti trattiamo come un singolo utente per tutti i nostri prodotti, il che significa un’esperienza più semplice e intuitiva”.

Per Google si tratta anche di migliorare tutti i servizi a partire dalla ricerca, che dovrebbe offrire risultati personalizzati migliori, e pubblicità mirate più interessanti per l’utente e redditizie per Google. “Resta il nostro impegno per la liberazione dei dati, quindi chi vuole può portare le proprie informazioni altrove. Non vendiamo le vostre informazioni personali, né le condividiamo con altri senza permesso tranne che in casi limitati, come quando c’è un ordine giudiziario”, continua la dirigente di Google.

Un’ordinaria semplificazione di un servizio, senza gloria né infamia? Forse no. Alcuni infatti non vedono di buon occhio il fatto che diversi servizi si scambino dati personali, sebbene il gestore sia lo stesso. E altri hanno criticato il fatto che l’utente non ha scelta; o si accettano queste condizioni o si cancella l’account. E ci sono dubbi sul mantenimento dei dati: non si sa per quanto tempo Google li conserverà, e la cancellazione non è garantita perché Google potrebbe decidere di conservare le informazioni “se necessario”.

La gestione della privacy personale è una faccenda su cui ognuno può avere un’opinione diversa, e c’è una grande varietà di opinioni, da chi non ha il minimo interesse a nascondere qualcosa a chi è preoccupato della cronologia del browser o del codice HTML delle pubblicità. Impossibile mettere tutti d’accordo, ma la scelta di Google ha già incassato il beneplacito di Viviane Reding (Vicepresidente della Commissione Europea), una persona da sempre attenta ai dati personali, e un punto di riferimento per i difensori della privacy, anche i più paranoici. E per voi, è un cambiamento accettabile?