Spazio e Scienze

L’India ha abbattuto un suo satellite con un missile

Ieri il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha annunciato con soddisfazione che un nuovo tipo di missile ha correttamente abbattuto, come previsto, il satellite DRDO Microsat-R. La “Missione Shakti” si è compiuta senza particolari problemi, a parte la nuvola di detriti che ha già messo in allerta la NASA.

“I nostri scienziati hanno abbattuto un satellite attivo (indiano, NdR.) e l’hanno raggiunto in soli tre minuti”, ha dichiarato Modi durante una diretta televisiva. “Fino ad ora solo Stati Uniti, Russia e Cina potevano rivendicare questo titolo”.

Insomma, il test ASAT (anti-satellite) ha dimostrato, secondo il governo indiano, che il Paese è “una potenza spaziale” analogamente a Stati Uniti e Cina. Il tema adesso però è quello dei detriti spaziali: snobbato in India e degno di attenzione invece per il Joint Force Space Component Command dello US Strategic Command che sta seguendo l’evolversi della situazione.

Sebbene il Microsat-R sia un modello piccolo da neanche 800 kg e fosse posizionato a 297 km di altezza c’è il timore che qualche detrito possa raggiungere i 400 km di altezza dove viaggia la Base Spaziale Internazionale (ISS). Lo scenario sarebbe piuttosto pericoloso, anche perché proprio per domani è programmata un’attività extraveicolare che coinvolgerà due astronauti.

Bisogna infatti ricordare, come ha spiegato Business Insider, che ogni collisione a quelle altitudini è pericolosissima. I detriti possono viaggiare a più di 28.000 km/h, che è la velocità dei satelliti in orbita terrestre bassa. In pratica per fare un paragone è una velocità 10 volte superiore a quella di una pallottola sparata da una pistola. Lo scienziato Jack Bacon anni fa raccontò a Wired che un ipotetico detrito grande come una palla da softball – fatta di alluminio – farebbe danni come 7 kg di tritolo.

Il timore più grande comunque si chiama “Kessler syndrome” ipotizzata dal professor Donald J. Kessler nel 1979 in relazione alla conquista spaziale statunitense di quegli anni. Teorizzò il rischio che una collisione nello spazio possa creare una nube di detriti capace di generare altre collisioni e ulteriori detriti, portando ad un effetto di fuga chiamato “collisione a cascata”. Qualcosa di davvero devastante.