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L’intelligence tedesca si schiera con Huawei: “Per decisioni cosi serie come un divieto ci vogliono prove”. Il timore USA di spionaggio non convince

Il capo dell'Intelligence tedesca (BSI) Arne Schönbohm non concorda con la linea statunitense. Mancano prove che giustifichino un eventuale ban nei confronti delle apparecchiature TLC di Huawei.

“Per decisioni cosi serie come un divieto ci vogliono prove”, ha dichiarato qualche giorno fa il capo dell’Intelligence tedesca (BSI) Arne Schönbohm, riferendosi al caso Huawei. Le pressioni statunitensi per mettere alla berlina le apparecchiature e i dispositivi cinesi per le reti di telecomunicazioni hanno registrato la prima voce ufficiale fuori dal coro.

Dopo l’ostracismo statunitense, australiano, neozelandese e inglese nei confronti di Huawei ecco una prima battuta di arresto. A tutti gli effetti nessuno ha ancora fornito prove di qualche connivenza spionistica tra il colosso cinese e il Governo di Pechino, ma diverse Intelligence sostengono che potrebbero profilarsi dei rischi. Su questo punto l’amministrazione Trump ha costruito una campagna di moral suasion internazionale. Il Wall Street Journal spiega che funzionari di Washington hanno anche incontrato i dirigenti di uno dei principali operatori italiani, ricevendo però un niet.

Come riporta Spiegel lo stesso sarebbe avvenuto in Germania con Deutsche Telekom, Vodafone e Telefónica. Ma proprio qui, esattamente a Bonn, l’azienda ha inaugurato un “laboratorio sicurezza” che consente ai suoi partner industriali di controllare fra le varie cose i codici sorgente dei suoi prodotti. Insomma, un porto franco dove tutto è condiviso e che anzi lo stesso capo della BSI vorrebbe replicato da altri produttori.

Il quotidiano tedesco sostiene inoltre che la questione non è mai stata sottovalutata, anzi. A marzo responsabili del Controterrorismo e delle telecomunicazioni avrebbero domandato alla BSI se condividesse le preoccupazioni delle agenzie USA nei confronti dei produttori cinesi. La risposta è stata che “attualmente non vi sono conclusioni affidabili”.

La linea di difesa di Huawei comunque è quella di sempre. “Non ci è mai stato chiesto di installare una backdoor per spiare in alcun luogo, non esiste legge che possa forzarci a farlo, non l’avremmo mai fatto e mai lo faremo”, ha dichiarato un portavoce.

Nel frattempo oggi l’azienda ha annunciato di aver previsto un investimento di 2 miliardi di dollari per i prossimi 5 anni da dedicare proprio alla cyber-sicurezza. Si parla di un potenziamento del personale e anche dei laboratori. Inoltre è stato confermato il superamento di quota 25 contratti per lo sviluppo delle reti 5G in diversi Paesi. A novembre erano 22.