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L’IVA ridotta sugli e-book rischia l’infrazione europea

L'IVA ridotta al 7% sugli e-book francesi rischia di finire al cospetto della Corte di Giustizia europea. La Commissione UE ha ribadito il suo secco no a quella che consumatori, cittadini e associazioni reputano un'operazione sensata. Perché un Governo non può detassare i libri elettronici per favorirne la riduzione dei prezzi e quindi la diffusione?

La risposta è nell'antiquato regolamento IVA comunitario che non consente, se non con un voto unanime di tutti gli Stati membri, di applicare la tassazione ridotta agli e-book. Solo il ristretto numero di beni presente nell'Annesso III della Direttiva sull'IVA ha diritto a un trattamento agevolato. I libri digitali sono considerati come un servizio veicolato elettronicamente. Al momento quindi la Francia starebbe violando le norme comunitarie: da gennaio infatti applica un'IVA al 7% invece che al 19,6%.

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Bruxelles e Parigi si rimbalzano note, comunicazioni e lettere di spiegazioni ma ormai il tempo del confronto è terminato: deciderà la Giustizia UE. A meno che entro 30 giorni la Francia non compia un inaspettato passo indietro.  

Ovviamente, come avviene sempre in questi casi, anche la Commissione UE appare spaccata. Neelie Kroes, Commissario per la Digital Agenda, si è apertamente schierata a favore dell'abbattimento dell'IVA sugli e-book. Lo stesso vorrebbero i grandi editori europei, che da tempo sottolineano il pericolo generato dai concorrenti statunitensi.

"Questa situazione crea gravi distorsioni della concorrenza a svantaggio degli operatori degli altri 25 Paesi UE nella misura in cui gli acquisti di e-book si fanno comodamente in un altro Stato membro, rispetto a quello in cui si è residenti, avvantaggiandosi di un tasso ridotto", si legge nella nota della Commissione UE. La riposta dell'Eliseo però è stata perentoria: la neutralità tecnologica è più importante.

A Bruxelles comunque non lavorano politici fuori dal mondo: sanno bene che la discriminazione tra libri cartacei e digitali è sbagliata, ma la legge è molto chiara e andrebbe rispettata. Insomma, entro la fine dell'anno potrebbe essere preparata una norma ad hoc per equiparare i due formati. Resta il fatto che da qui ad allora la Francia rischia una procedura di infrazione.

L'Italia per una volta potrebbe affiancare i galletti nella battaglia di principio. Da collezionisti di infrazioni che siamo, a questo giro potremmo esserne almeno fieri.