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Microsoft: per i “virus writer” torna il Far

500mila dollari. Questa la cifra che Microsoft è disponibile a mettere
in mano a chi consegnerà alle forze dell’ordine informazioni sufficienti
all’identificazione e all’arresto dei virus writer che hanno dato vita a SoBig
e MSBlast, due dei virus più dannosi degli ultimi mesi.

La scelta del big di Redmond viene accolta con estremo interesse dentro e fuori
gli ambienti dedicati alla sicurezza perché rappresenta una svolta notevolissima
sul fronte della battaglia contro i virus. La speranza della softwarehouse è
evidentemente quella di mettere sulle tracce dei virus writer chiunque abbia
le competenze per farlo o spingere chi già sa, a fornire le indicazioni
che servono per la cattura dei responsabili.

Ulteriore attenzione è sollevata dal fatto che ad annunciare l’iniziativa
non è la sola Microsoft ma anche i rappresentanti dei cybercop dell’FBI
e dell’intelligence americani nonché dell’Interpol che indagano su questi
fenomeni. Un interesse peraltro inevitabile vista l’ampiezza dei danni che vengono
attribuiti ai due virus. Le borse per ciascun virus, di 250mila dollari l’una,
saranno versate dalla sola Microsoft.

A MSBlast, più noto come Blaster, viene attribuita la capacità
di diffondersi su almeno 1,2 milioni di computer mentre Sobig.F è riuscito
a colpire duramente la rete grazie alla sua capacità di trasformare i
computer vittima in "nodi sparaspam". Due eventi che hanno messo alla
prova Microsoft che ha ora evidentemente deciso di operare non più soltanto
sul fronte del rafforzamento della sicurezza delle proprie architetture ma anche
sul fronte della repressione di un fenomeno decisamente pericoloso per reti
e computer.

Microsoft non si è limitata però alla "taglia" perché
ha anche predisposto un fondo da 5 milioni di dollari con cui verranno sostenute
le attività delle agenzie investigative internazionali.

Non si può escludere che sull’iniziativa di Microsoft scenda la benedizione
di una delle menti più autorevoli in materia di rivoluzione digitale,
quella del professore di Stanford Lawrence Lessig, che ha fortemente appoggiato
una proposta di legge americana che mirava a introdurre un compenso per i cacciatori
di spam. Il confine tra spam e virus, infatti, va assottigliandosi da quando
gli spammer professionisti hanno iniziato a servirsi dei virus persino per buttare
fuori dalla rete i siti dei servizi antispam.