Spazio e Scienze

Non possiamo fare a meno della matematica!

"Tutto quello di cui Euclide parla, non esiste. Non esiste una retta senza spessore, e non esistono circonferenze perfette. L'immaginazione che Euclide […] richiede a chi legge i suoi Elementi è più grande di quella necessaria a seguire le storie degli dei e degli eroi".

È così che Chiara Valerio inizia il suo cammino nella Storia umana della matematica, un libro che mi è piaciuto molto proprio per come inizia, e che proprio con l'introduzione mi ha ricordato le molte osservazioni dei lettori di Tom's davanti ad alcuni articoli di Scienza e di Matematica: che ci importa di questa roba, che dopo averla studiata a scuola non ci servirà mai più perché tanto non esiste? Ovviamente non concordo con questa posizione, ma mi rendo conto che spesso sia difficile far capire alle persone comuni l'utilità di molti aspetti della Scienza.

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Proprio per questo vi propongo il libro di Chiara Valerio, titolare di un dottorato in matematica, ex insegnante che ha deciso di seguire la sua passione per la scrittura. Perché nel titolo parla di storia umana? Perché questo non è un sussidiario, e non è una tediante cronistoria di scoperte in un settore specifico. È una storia di uomini e donne, sapientemente condita con una componente autobiografica. Quello che spesso vi ho detto per fisici, astronomi e astrofisici infatti vale anche per i matematici: sono persone comuni, con una dote tante volte innata che influenza le loro vite, ma con problemi, famiglie e sogni non così distanti dai nostri.

Ed è proprio dalla quotidianità che scaturisce l'esigenza della matematica. L'autrice fa molti esempi legati a sé stessa in prima persona, prima che alle grandi figure che approfondisce, come Alan Turing, Norbert Wiener (riconosciuto dai più come padre della cibernetica moderna), Lev Landau (Nobel per la fisica 1962) e altri. E dimostra strada facendo come il bisogno della matematica sia nato fin dalla notte dei tempi. Nella nostra incessante e spasmodica ricerca di certezze abbiamo bisogno di avere riferimenti sul "prima" e sul "dopo", di sapere quanto ci vuole a fare un lavoro, quanto è distante un luogo dall'altro, di ordini di grandezza, e di tutti quegli elementi che ci hanno portati a inventare i numeri, e a usarli.

Ecco che quindi questa forma di immaginazione astratta, come sottolinea nella prima frase del libro, ci è indispensabile, e anche se non esiste fa parte di noi ed è insita nella nostra capacità di descrivere il mondo reale in cui viviamo.

Il testo è molto semplice, e garantisce una lettura veloce e rilassata; per questo è indicato a chi è a digiuno dell'argomento, o quasi. Il classico libro "per la mamma", e in generale per chi vuole una lettura poco impegnativa ma con un contenuto interessante. Un matematico lo troverebbe superficiale e semplificativo, dato che l'autrice non approfondisce il lavoro dei grandi personaggi che chiama in causa, e punta più sugli aneddoti e sulle esperienze personali legate alla quotidianità. Un modo per umanizzare una materia poco amata da tanti e poco compresa da molti, e renderla meno avversa.

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Leggendo questo libro non si diventerà matematici e non si potrà dire di conoscere Turing o Landau, ma almeno si capirà perché l'uomo abbia avuto bisogno di una soluzione all'apparenza così poco intuitiva, e magari non si ci si chiederà più "ma che ce ne importa?" sentendo parlare di Matematica.  

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