Spazio e Scienze

Non vediamo più le stelle. La colpa è anche dei LED

Alzare gli occhi al cielo per guardare le stelle. Bella sensazione, lo facevo spesso da bambino, nei mitici anni '90. Ultimamente meno, e non perché passo le serate all'aperto con la testa china sullo smartphone, ma perché c'è sempre meno da vedere. No, le stelle non sono sparite, sono sempre lì dove le avevo lasciate da bambino, ma a impedirmi di vederle è l'inquinamento luminoso.

Le luci che tanto ci danno conforto, allontanando il buio che da sempre mette paura al fragile essere umano, ci stanno togliendo anche uno degli spettacoli più belli a cui potremmo presenziare nella nostra fugace e insignificante vita. La volta celeste. E il problema dell'inquinamento luminoso, stando a uno studio apparso su Science Advances, si starebbe facendo ancora più grave a causa dei LED.

studio inquinamento luminoso
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Cinque anni di dati raccolti da un satellite dicono che più le città passano ai LED, invenzione utile per risparmiare energia, più diventano luminose, rubandoci le stelle. Lo studio mostra che la superficie terrestre illuminata è cresciuta con un tasso annuo del 2,2% dal 2012 al 2016, sia per estensione che per luminosità.

"Anche se sappiamo che i LED permettono un risparmio di energia, quando osserviamo i nostri dati e vediamo i dati nazionali e globali, osserviamo questi risparmi vengono compensati da luci nuove o più luminose in altri luoghi", ha dichiarato Christopher Kyba, ricercatore del GFZ German Research Centre for Geoscience a capo dello studio.

La ricerca ha correlato l'incremento nell'inquinamento luminoso al prodotto interno lordo globale, evidenziando che mentre i LED consumano meno, ne stiamo installando più del necessario, erodendo il possibile risparmio. Negli anni di rilevazione si è visto anche che i cambiamenti nell'illuminazione notturna variano notevolmente da paese a paese. Yemen e Siria, teatri di guerra, hanno visto ridurre l'inquinamento luminoso, mentre in Stati Uniti e Spagna la luminosità è rimasta stabile malgrado l'uso dei LED. I paesi in via di sviluppo hanno invece registrato un drastico aumento, com'era ovvio attendersi.

Per l'analisi Kyba e i suoi colleghi hanno usato lo strumento VIIRS (Visible Infrared Imaging Radiometer Suite) montato sul satellite Suomi NPP, in orbita da fine 2011. Il problema più grande però è che VIIRS non può vedere la luce blu, che ha lunghezze d'onda inferiori a 500 nanometri (nm). Quindi mentre lo strumento vede per alcune città una riduzione dell'illuminazione, queste in realtà sono più luminose, senza contare il drastico aumento della luminosità nelle periferie.

La luce blu si diffonde maggiormente nell'atmosfera rispetto ad altre parti dello spettro luminoso e quindi secondo gli autori dello studio le persone a terra hanno a che fare con più inquinamento luminoso di quello monitorato.

La luce blu, come ormai noto, comporta seri problemi di salute. "La luce blu interferisce con la produzione di melatonina e il ritmo circadiano", ha detto Fabio Falchi, ricercatore che non ha partecipato allo studio, commentando la ricerca su Mashable. "Il nostro occhio è più sensibile al blu, quindi percepiremo il cielo più luminoso, quindi più inquinamento luminoso".

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L'inquinamento luminoso interferisce anche con l'ecosistema, impattando sull'impollinazione da parte degli insetti notturni e molti altri processi ambientali. Uno studio del 2009 ha dimostrato che alcuni alberi hanno difficoltà ad adattarsi alla luce artificiale al cambiare delle stagioni, e le tartarughe marine appena nate scambiano i lampioni per la luce della Luna, andando così incontro a morte certa.

Cosa fare quindi? Anzitutto occuparsi del problema, non ancora sentito dall'opinione pubblica e poi agire sia con nuovo norme che sulla parte tecnologica. "Lampade a led ben progettate permettono di ridurre di due terzi o più l'emissione luminosa senza alcun effetto significativo sulla percezione umana", ha dichiarato Kyba (fonte Media Inaf).

"L'American Medical Association ha proposto di schermare l'illuminazione stradale, controllando o addirittura spegnendo determinate lampadine durante la notte. Altri hanno ipotizzato anche di limitare la temperatura di colore correlata (Cct) a 3000 gradi Kelvin o meno". Insomma, strade percorribili ci sono, ma in primis sarebbe meglio placare la nostra sete di luce.


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