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Robocup Junior 2016, piccoli maker crescono

È una coincidenza che la competizione Robocup Junior 2016 si svolga proprio mentre ricordiamo che sono passati 30 anni dalla prima connessione Internet in Italia. In tre decenni non siamo ancora riusciti a debellare l'analfabetismo digitale, se è vero che in qualche Mediaworld c'è gente che paga 10 euro per farsi installare WhatsApp sullo smartphone. Tra gli italiani c'è uno zoccolo duro che la rete non sa ancora usarla, per scelta o perché manca l'aiuto necessario.

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Per fortuna ci sono loro, i 1500 bambini, ragazzi, adolescenti che sono arrivati da molte regioni per sciamare con i loro piccoli robot nei padiglioni della Fiera del Levante di Bari. E, per fortuna, ci sono insegnanti e genitori, che li aiutano fin da piccoli ad avere dimestichezza con la programmazione informatica e la voglia di costruire e far muovere oggetti grazie a circuiti stampati, microcontrollori, servomotori, sensori, GPS, Bluetooth, Wi-Fi. Già, perché questa manifestazione, ormai appuntamento fisso dal 2008, nasce per merito di alcune scuole e oggi la rete è attiva in una cinquantina di scuole di 11 regioni e due province autonome.

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Robocup Junior 2016 è innanzitutto una palestra di robotica educativa, dunque uno strumento didattico che finora ha permesso di formare, fin dalle elementari, una generazione di maker. Ragazzi che poi, quando arrivano all'Università o nel mondo del lavoro, hanno le idee già chiare su teoria e pratica. Maker perché buona parte dei piccoli robot utilizzati durante le gare del Robocup Jr è assemblata o auto costruita, riciclando vecchi materiali, realizzando i pezzi con stampanti 3D. Certo, ci sono anche i kit, ma anche quelli sono assemblati dai ragazzi. E prima, ovviamente, ci sono lo studio dei linguaggi software e l'approccio alla programmazione.

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Quando comincia la gara, ogni robot deve essere stato "addestrato" a seguire il percorso prestabilito e a compiere le azioni previste. Poco importa che si tratti di raccogliere biglie, superare ostacoli, danzare insieme agli umani seguendo il ritmo musicale, reagire a sensori di pressione, luminosità, eccetera. Dopo il fischio di inizio, non è possibile alcun intervento umano, altrimenti si è fuori dalla sfida. Le competizioni sono tante, così come le difficoltà, commisurate all'età e al livello di studio. Le gare stimolano una competizione sana, ci sono in palio orgoglio personale e d'istituto, premi degli sponsor e la partecipazione al Robocup mondiale, che quest'anno si terrà in Germania.

Robocup Junior è una manifestazione autofinanziata e per realizzarla ci si autotassa e si cercano sponsor. Anche l'organizzazione è fatta di volontari e quest'anno, per l'edizione barese, l'onere è toccato alla dirigente dell'IC Japigia1-Verga, Patrizia Rossini. Ciò che colpisce è l'entusiasmo, che rapisce i team giovanili e gli insegnanti, i genitori e il pubblico. Colpisce la tensione che precede le gare, con i ragazzi seduti in circolo ad assemblare schede Arduino e Raspberry, moduli X-Bee, sensori e servomotori, armati di saldatori, cacciaviti, pinze, morsetti e collanti. 

E poi colpisce l'inventiva, la creatività. Nella competizione Dance Theatre Under 19, ad esempio, le squadre devono proporre una storia da raccontare con i piccoli robot, programmati per eseguire passi di danza, spostare o lanciare oggetti. I ragazzi dell'ITIS Facchinetti di Castellanza (Varese), ad esempio, si sono ispirati alle leggi della robotica di Asimov, mentre quelli dell'IIS Olivetti di Ivrea (Torino) hanno proposto la battaglia delle arance del loro storico carnevale.

Al Robocup Junior piccoli maker crescono. Speriamo che facciano molta strada. 

PS. Tom's Hardware era in giuria.