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Spazio e Scienze

Saremo tutti Matusalemme grazie alle nanotecnologie

Il mondo è piccolo come un'arancia è un libro intrigante che fa capire come le nanotecnologie potranno migliorare la nostra vita. Imperdibile per gli appassionati di Scienza.

C'è un sensore nella confezione che avvolge un hamburger. Non si vede, è piccolo, infinitamente piccolo, ma è in grado di monitorare la presenza di virus o batteri, attivando speciali funzioni dell'involucro per impedirne la proliferazione.

Su Tom's Hardware pubblichiamo un numero sempre crescente di notizie sulle ricerche di nanotecnologia svolte in laboratori di tutto il mondo e rivolte ai più svariati ambiti. Proprio perché si va dalla medicina all'ambiente, passando per il settore manifatturiero, la produzione di energia, i componenti di prodotti elettronici e molto altro, farsi un quadro generale delle potenzialità di questo settore di ricerca spesso sottovalutato è molto difficile.

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Per questo ho cercato una fonte autorevole a cui attingere per soddisfare la mia curiosità, e ho deciso di puntare su uno degli autori italiani che sta dedicando la sua vita alla ricerca: Roberto Cingolani, direttore dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Oltre al lavoro di ricerca e al coordinamento di Human Technopole, il progetto del dopo Expo, Cingolani è uno dei migliori divulgatori italiani del nostro tempo, spinto da un'autentica passione per la ricerca.

Un particolare quest'ultimo che trasuda da ogni pagina del suo libro "Il mondo è piccolo come un'arancia", un concentrato di ricerca sapientemente architettato con lo scopo di far capire al grande pubblico che cos'è il mondo dell'infinitamente piccolo e quali sono i benefici concreti che già apporta e le prospettive che promette.

I motivi per i quali lo consiglio sono molti e non ho abbastanza spazio per elencarli tutti. Prima di tutto le nozioni tecniche per capire di che cosa si parla, presentate sia in forma "light" sia approfondita, che tracciano di fatto un doppio percorso di lettura senza interruzione di continuità.

Ci sono mini capitoli di Approfondimento, ben distinti e identificabili, che servono per dare ai lettori più avanzati le nozioni utili a capire lo stato attuale della ricerca e la tecnica scientifica. Chi è meno tecnico, o vuole una lettura più scorrevole, può saltarli a piè pari e continuare a soddisfare la curiosità verso quello che l'autore definisce il "mondo ricco e visionario della nanoscienza".

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Roberto Cingolani

In secondo luogo, a una prima parte meno scorrevole che è funzionale a fornire le nozioni di base e introdurre al nocciolo della questione, seguono poi i capitoli davvero intriganti. Gli appassionati di computer apprezzeranno moltissimo il capitolo sull'elettronica, in cui Cingolani spiega come sono nati i microchip, quali sono le tecniche con cui si realizzano, quali le prospettive.

Gli altri invece ameranno la seconda parte del libro, in cui l'autore spiega nei vari ambiti come le nanotecnologie possono cambiare la nostra vita, dall'ambiente all'energia, alla salute (nanodiagnostica, nanoterapia, bionica).  Non mancano esempi pratici, come il dettaglio su iCub, il robot sviluppato dall'Istituto Italiano di Tecnologia che costituisce una "palestra ideale per sviluppare sia protesi avanzatissime sia macchine intelligenti per la riabilitazione di quanti sono affetti da gravi patologie neurologiche o vittime di incidenti, senza contare tutte quelle possibili applicazioni che finora si sono sempre ritenute appannaggio degli androidi di carta e di celluloide, dal lavoro alle catene di montaggio agli interventi in situazioni di alto rischio".

Quello che lascia il libro è una sensazione positiva su molti ambiti futuri e un atteggiamento senza pregiudizi verso l'attività di ricerca, che è un fattore a mio avviso importantissimo. Spesso le persone credono che la ricerca sia "roba" che resta confinata nei laboratori, e che i suoi costi non siano giustificati.

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Invece Cingolani riesce a far capire bene che il punto di partenza e quello di arrivo sono sempre l'uomo e il suo benessere, che tutte le ricerche partono e si sviluppano attorno a precise esigenze (migliorare la nostra salute in vecchiaia, consumare meno risorse per farci vivere in un ambiente migliore, trovare una cura per malattie incurabili o curare quelle già curabili con metodi meno invasivi e altrettanto o più efficaci, eccetera).

E che la "concorrenza" che c'era una volta fra le varie branche della ricerca oggi si sta assottigliando ed è destinata a scomparire perché – per esempio – la diagnosi e la cura di una malattia sono destinate a convergere in un unico strumento microscopico, o perché scienza, cultura, lavoro, ambiente e società sono legati in maniera indissolubile e quindi vanno trattati tutt'uno con un costruttivo scambio di informazioni e progetti congiunti.

Se le tecnologie che racconteremo saranno non solo sviluppate con attenzione ma anche rese disponbili a tutti, forse in un futuro non troppo lontano l’uomo potrà vivere felice per centovent’anni e più, in un ambiente sano e pulito, e in una società giusta ed equilibrata. Anche questo sembra fantascienza. Non lo è.

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