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SIAE bastonata indirettamente: il monopolio scricchiola

Tempi duri per la SIAE: domani potrebbe davvero perdere tutti i clienti di successo. Già, perché la recente vittoria in tribunale della startup italiana Soundreef è un campanello d'allarme per la gestione e raccolta dei diritti d'autore.

Com'è risaputo SIAE ha monopolizzato questa attività dal 1941 grazie a una legge ad hoc che le consente un mandato esclusivo. Le nuove norme europee sulla libera circolazione dei servizi però indicano ormai una nuova strada, che il tribunale di Milano con la sentenza di appello pubblicata oggi ha accolto totalmente.

Soundreef

"Non sembra possibile affermare che la musica gestita da Soundreef in Italia, in centri commerciali e simili, debba obbligatoriamente essere affidata all'intermediazione della Siae", si legge nelle sentenza.

La startup fondata da Davide D'Atri (35 anni) e Francesco Danieli (33) a Londra rappresenta gli interessi di 30mila cantanti indipendenti in 15 paesi diversi, dall'Inghilterra alla Nuova Zelanda. Ripartisce le royalty in base al reale numero di passaggi delle canzoni (e non su base statistica) soprattutto nei centri commerciali e nei negozi. In Italia ha pestato i piedi a una cantautrice e alla radio Ros & Ros, che ha fatto delle playlist da supermarket il suo successo. All'inizio dell'anno è partita la causa, adesso con l'appello tutto è stato risolto.

"Siamo stati tutelati in quanto inglesi, se avessimo avuto sede commerciale in Italia sarebbe stato più difficile spuntarla", ha dichiarato D'Atri a La Repubblica.

Debiti SIAE bilancio 2013

Di fatto un qualsiasi autore o band, secondo le norme europee, ha il diritto a rivolgersi a chi preferisce senza essere obbligato all'intermediazione della Siae. Purtroppo le battaglie legali sono dietro l'angolo perché la nostra Società degli autori ha un buco economico di più di un miliardo di euro. Per uscirne non può permettersi di perdere clienti. Però è anche vero che Soundreef promette di pagare a 90 giorni, mentre SIAE a 12/16 mesi. Insomma alla lunga qualcuno si stancherà.

"I cantanti devono poter spacchettare la gestione dei diritti sulla propria opera, affidandone la gestione a agenzie diverse a seconda del mezzo – che sia internet, la radio o la performance dal vivo", conclude D'Atri.