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TIM ibrida rete fissa e mobile LTE, Infratel acconsente

Fino a qualche mese fa si parlava della possibilità di un nuovo bando Infratel che avrebbe dovuto sanare il nodo delle 2,8 milioni di abitazioni declassate ad "aree bianche" durante l'ultima consultazione del 2017. E invece la settimana scorsa Infratel e TIM hanno siglato un accordo che definisce i requisiti di un progetto innovativo capace teoricamente di risolvere la questione.

TIM ha confermato a Tom's Hardware che si tratta di una soluzione wireless che impiegherà prevalentemente frequenze mobili e che permetterà la copertura ultra-broadboand anche di quelle linee telefoniche caratterizzate da un'elevata distanza dai cabinet.

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Per comprendere la portata dell'iniziativa bisogna compiere un passo indietro, esattamente a luglio quando Infratel ha pubblicato il documento che ha fatto chiarezza sugli investimenti futuri degli operatori TLC per abilitare servizi di connettività ultra-broadband nelle zone competitive (nere e grigie).

Una mossa che avrebbe dovuto consentire di capire se fosse cambiato qualcosa rispetto alle consultazioni del 2015 e del 2016 – che hanno condizionato i bandi Infratel per le aree bianche.

Ebbene, si registrò la sostanziale assenza di crescita nelle intenzioni di investimento a 100 Mbps (23,07% al 2018 vs 23,7% al 2020), un calo in quelle a 30 Mbps (dal 47,52% al 2018 vs 38,4% al 2020) e di conseguenza "la nascita di nuove aree bianche, pari al 2020 all'8.2% delle unità immobiliari (UI)".

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Ai tempi fu chiaro che le motivazioni di questo scostamento erano legate a disinvestimenti, civici dichiarati coperti con tecnologie wireless (non solo fisso ma anche LTE di tipo mobile) e 209mila civici dichiarati "coperti con tecnologie VDSL che avendo distanze superiori ai 500 m dall'abitazione risultano non coperti". Com'è risaputo la soglia-obiettivo fissata per il 2020 è quella dei 30 Mbps in download e 15 Mbps in upload per il 100% della popolazione e più di 100 Mbps per l'85% della popolazione.

Giovedì scorso Infratel e TIM hanno firmato quindi un accordo tecnico che entro il 2020 consentirà a circa 3 milioni di unità immobiliari ISTAT di rispettare le scadenze del progetto BUL – proprio quelle emerse come grigie borderline (non tutte del paese). "Ci hanno convinto tecnicamente della bontà della soluzione", ha confermato il presidente Infratel Maurizio Decina a Il Sole 24 Ore. "TIM ha comunque assunto un impegno, che noi abbiamo accettato, ma che sarà sottoposto a opportune verifiche poi sul campo".

Di cosa si tratta esattamente? Si parla di sfruttare la tecnologia mobile LTE abbinata anche a frequenze supplementari della Banda L (frequenze 1452 – 1472 MHZ) per connettività ultrabroadband con velocità di 30 Mbps in download e di 15 Mbps in upload.

Dove poi si renderà necessario – assicura TIM – verrà adottata un'ulteriore soluzione tecnologica mista che permetterà, grazie ad un modem ibrido, di integrare la rete fissa (FTTC) con la rete mobile, sfruttando tecniche di complementarietà, per fornire al meglio le prestazioni previste. Un approccio già impiegato con successo in altri paesi europei.

Ora, la buona notizia è che l'ibrido rame-radio se dovesse realmente funzionare – e Infratel si è presa la responsabilità di vigilare – potrebbe essere una soluzione perfetta per tutti coloro che erano rimasti fuori dai giochi. D'altra parte la possibilità di un altro bando Infratel avrebbe risolto il problema alla radice, fornendo la migliore tecnologia a disposizione. Però in questo caso siamo nello spazio delle supposizioni perché non è detto che avrebbe vinto o partecipato nuovamente Open Fiber e che per tutti sarebbe stata impiegata l'FTTH.

Non resta che attendere la fase di formalizzazione dell'accordo tra Infratel e TIM con tutti i dettagli del caso.