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TIM, Netflix e DAZN guidano la crescita del traffico Internet in Italia

I nostri connazionali navigano sempre più, attratti soprattutto dall’offerta dei più popolari servizi di streaming come Netflix e DAZN e grazie alla crescita costante della rete, che porta il Web in un numero sempre crescente di famiglie. Eppure un digital divide, anche infrastrutturale, permane tra diverse regioni del nostro Paese, ma trasversalmente alla classica divisione Nord/Sud. Sono questi alcuni dei risultati che possono essere estrapolati dall’edizione 2019 del rapporto Netbook di TIM. Curato dal Centro studi della società, analizza ogni anno lo sviluppo della rete fissa e mobile TIM ma vuole anche essere una fotografia del livello di sviluppo digitale raggiunto dal Paese, anche grazie alla capacitò di misurarne la portata regione per regione e non solo a livello nazionale.

Scopriamo così che, durante il 2018, il volume di traffico medio per singola linea è sette volte superiore a quello del 2011, come spiega lo stesso Luigi Gubitosi, AD di TIM, nella prefazione: “Ciò che accomuna tutte le diverse aree del Paese, è una costante crescita dei volumi di traffico, dovuta a un incremento del numero degli utenti ma anche e soprattutto a d un aumento dell’intensità dei consumi per singola linea. Oggi, infatti, ci confrontiamo con un volume di traffico dati medio pari a 105 gigabyte/mese, sette volte superiore a quello registrato nel 2011“.

Ovviamente parliamo soprattutto del traffico in downstream, che con 93,7 gigabyte al mese e una crescita del 26 % rispetto al 2017, costituisce gran parte del traffico. In un solo anno, dal 2017 al 2018, quest’ultimo è anzi cresciuto di ben 2 punti percentuali. Tuttavia anche il traffico in upstream, quello cioè attraverso cui noi utenti carichiamo dei contenuti nella Rete, sta crescendo a ritmi addirittura più elevati, con un più 30 % rispetto all’anno precedente e un traffico pari a 11,8 gigabyte al mese.

Tra le curiosità, da annotare che durante il 2018 la “capitale” del traffico Internet sia stata Crotone, con 163 gigabyte al mese contro i 105 della media nazionale, mentre Palermo è stata la città con la maggior crescita rispetto alla media italiana, più 33 %, a 134 giga. Salerno infine con un traffico medio mensile di 124 gigabyte al mese, ha conquistato l’ottava posizione.

Una situazione spiegabile sia da un punto di vista demografico, a causa della maggior numerosità dei nuclei familiari, sia per quanto riguarda l’offerta di servizi, che essendo maggiore nelle regioni ricche del Nord contribuisce ad aumentare la concorrenza e spezzettare i consumi. In generale però è da notare che nella top ten guidata da Crotone erano presenti due città le cui squadre l’anno scorso militavano in serie B e che i picchi si sono registrati quasi sempre proprio attraverso DAZN, in corrispondenza della trasmissione delle partite.

A livello generale la crescita del traffico riflette come detto l’aumento della diffusione di servizi di streaming video e la crescita dell’infrastruttura di TIM che, come sottolineato dall’azienda stessa, ha ormai raggiunto l’80 % delle abitazioni dei clienti, contro il 77 % del 2017. Purtroppo però non ci sono da registrare soltanto buone notizie. Se infatti la disponibilità di connessioni misto fibra e rame, con velocità fino a 200 Mbps, cresce costantemente, la sua distribuzione sul territorio nazionale continua a non essere omogenea. In regioni come Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio e Sicilia, infatti, la disponibilità di banda ultra larga ha superato l’80 % di disponibilità, mentre altre regioni come ad esempio Molise, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia e Piemonte sono molto più indietro. Nonostante dunque gli sforzi di TIM, che ha già steso 17 milioni di chilometri di fibra ottica e che nel triennio 2019/21 investirà complessivamente 2,9 miliardi di euro l’anno nell’espansione della rete mobile 5G e fissa in fibra, stando ai dati della Commissione europea e di Eurostat, ancora più del 15 % delle famiglie italiane non possiede un PC e un italiano su cinque non ha mai utilizzato Internet. Dati che solo in aprte possono essere spiegati demograficamente, a causa cioè dell’età media avanzata del Paese e della scarsa natalità che ci affligge ormai da qualche decennio.

Insomma i segnali sono buoni ma di strada da percorrere ce n’è ancora molta, anche se TIM sembra come sempre intenzionata a percorrerla nel minor tempo possibile, come dimostrano in campo mobile il recente accordo con Vodafone per lo sviluppo congiunto della rete 5G e il dialogo aperto con Open Fiber per quanto riguarda la rete in fibra.