Tecnologia

Troll e hater, col proprio nome sarebbero ancora più cattivi

Sul Web la convinzione che troll e hater sarebbero molto più mansueti se fossero costretti a non nascondersi dietro nickname di fantasia, è diffusa almeno quanto gli stessi leoni da tastiera, ma secondo una ricerca recente sarebbe sbagliata.

Uno studio realizzato da Lea Stahel, dottoranda e ricercatrice di sociologia presso l'Università di Zurigo, assieme alla docente di sociologia Katja Rost e all'economista Bruno S. Frey, dimostrerebbe infatti l'esatto contrario: potendo scegliere se commentare utilizzando un nickname o il nome e cognome proprio, solo un terzo degli utenti presi in considerazione ha scelto la prima soluzione, mentre i commenti più estremi sono giunti proprio dagli altri.

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L'indagine, pubblicata su Plos One, ha preso in considerazione 532.197 commenti lasciati dagli utenti, liberi appunto di scegliere se utilizzare un nickname o il proprio nome reale, in calce a 1600 petizioni pubblicate su Opepetition.de, una piattaforma di social media tedesca, fra il 2010 e il 2013.  

"Spesso si chiede di vietare in ogni modo l'anonimato online come mezzo per facilitare la cultura digitale del dibattito" ha spiegato l'autrice dello studio. "L'opinione è che l'anonimato consenta alle persone di commettere atti deplorevoli perché le fa sentire protette dalle conseguenze dirette".

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A quanto pare però non sarebbe così. Il cosiddetto hate speech infatti sarebbe molto di più che una semplice espressione di frustrazione sociale da parte di chi lo effettua. Hater e troll andrebbero invece considerati altrettanti trend setter del Web, che scelgono coscientemente una strategia comunicativa aggressiva e capace di violare determinate norme sociali perché sanno che in questo modo ne guadagnano in termini di visibilità all'interno delle cerchie che condividono il medesimo punto di vista. In questo contesto dunque metterci la faccia rafforzerebbe ulteriormente la propria credibilità.