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Trump pronto a “rispondere” alla Web tax francese con fisco o dazi

Chi si azzarderà in Europa a tassare le aziende hi-tech statunitensi rischierà l’imposizione di dazi? Più fonti autorevoli hanno confermato a Bloomberg che la Casa Bianca indagherà sulla nuova politica fiscale francese per valutare eventuali contromosse. Lo strumento normativo è la cosiddetta Sezione 301 del Trade Act del 1974, la stessa impiegata dal Presidente Donald Trump per imporre dazi ai beni cinesi in relazione al furto di proprietà intellettuale.

Douglas Heffner, un avvocato internazionale dello studio legale Drinker Biddle & Reath, ha confermato alla testata che il presidente ha l’autorità di imporre tariffe o misure restrittive se le regole commerciali di un paese straniero sono dannose per le imprese statunitensi. “Gli Stati Uniti possono essere molto creativi”, ha dichiarato Heffner. “Non hanno bisogno di occuparsi solo di prodotti digitali. Possono concentrarsi sui prodotti dove hanno la leva fiscale”. Si pensi ad esempio agli attuali negoziati con la UE per i beni industriali oppure le produzioni agricole.

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La questione di fondo è che lobby industriali stanno facendo pressione su Washington affinché venga scongiurato ogni rischio di nuove tassazioni. “Penso che sia una tassa orientata a colpire in modo sproporzionato le aziende americane”, ha commentato il rappresentante del Dipartimento del Commercio Robert Lighthizer alla commissione per la revisione fiscale della Camera il 19 giugno. “Penso che sia qualcosa che gli Stati Uniti devono prendere in considerazione.”

Anche la politica si sta muovendo attivamente. I senatori di punta del comitato finanze del Senato, Chuck Grassley (R) e Ron Wyden (D), sempre il mese scorso hanno sollecitato il segretario del Tesoro Steven Mnuchin a cercare di convincere la Francia a fare marcia considerando “tutti gli strumenti disponibili previsti dalla legislazione degli Stati Uniti per affrontare una tassazione così mirata e discriminatoria”. Nella lettera spedita al funzionario vi era un esplicito riferimento alla sezione del codice fiscale che consente il raddoppio delle tasse statunitensi sui cittadini e le società francesi negli Stati Uniti.

La Francia sta discutendo sulla possibilità di imporre una tassazione del 3% a tutte le società tecnologiche (GAFA tax) che generano almeno 750 milioni di euro di fatturato globale e vendite digitali per 25 milioni di euro in Francia. L’assemblea nazionale del paese ha approvato la proposta la scorsa settimana, ma manca ancora l’ok del senato previsto per oggi.

Il ministro delle finanze Bruno Le Maire per ora ha preferito non commentare le indiscrezioni, ma tempo fa ha ricordato che la Francia non è l’unico paese che si sta muovendo verso questa direzione e che minacciare ricatti sarebbe inutile. “Invito i miei amici americani a lavorare con noi all’OCSE per una giusta tassa digitale”, disse Le Maire alla stazione televisiva francese LCI a marzo. Com’è risaputo infatti l’OCSE dovrebbe giungere a un compromesso entro la fine del 2020.

Non resta che attendere il G7 della prossima settimana che si terrà a Chantilly, in Francia, dove si discuterà di fiscalità internazionale, concorrenza ed economia digitale.

Aggiornamento. Il senato francese ha approvato la GAFA Tax. La norma dovrebbe essere promulgata entro 21 giorni a meno che Governo o gruppi politici non chiedano alla Corte Costituzionale di esprimersi.