Spazio e Scienze

Un manto di neve imbiancava Marte e ha scavato le valli

Un tempo la neve ha imbiancato Marte. Per la precisione fiocchi di neve avrebbero ricoperto le cime più alte, per sciogliersi successivamente e creare depressioni e valli sulla superficie del Pianeta Rosso. La teoria è il risultato di una ricerca della Brown University pubblicata su Geophysical Research Letters lo scorso giugno e aggiunge altri dettagli agli studi in corso sul clima e l'atmosfera di Marte. I ricercatori hanno individuato quattro differenti vallate in altrettanti punti del pianeta, tutte in corrispondenza di rilievi montuosi o di crateri molto alti.

La neve su Marte

La probabilità che in questi punti fosse caduta la neve è stata determinata scientificamente mediante un modello sulla circolazione dei venti (GCM) creato per Marte, eseguito su un computer del Laboratoire de Dynamique Météorologie. Per simulare il movimento dell'aria sono state usate le informazioni relative alla composizione di gas che secondo gli esperti erano presenti nell'atmosfera marziana nel suo periodo florido e quelle relative alla temperatura, che a quanto pare avrebbe favorito la formazione della neve.

La conclusione è che a modellare le valli in esame non è stata acqua scaturita dal sottosuolo del pianeta, come si sospettava in passato, ma quella proveniente dalle cime delle montagne, probabilmente in seguito allo scioglimento di un abbondante manto nevoso.

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Restano aperte domande fondamentali, come quanto tempo ha impiegato a sciogliersi il cumulo di neve gigantesco, e qual è stata la causa. Ci si potrebbe riagganciare alla teoria della collisione con un asteroide di grandi dimensioni, che potrebbe avere causato la perdita dell'atmosfera e la trasformazione di un globo florido nel Pianeta Rosso che tutti conosciamo. Al momento non lo sappiamo. Curiosity è sempre alla ricerca delle prove e forse sarà Curiosity 2 a trovare la soluzione dell'enigma.

Certo che se potessimo andare direttamente lì potremmo avere qualcosa di concreto su cui costruire congetture. Speriamo che il forte interesse per Marte generato dal simpatico Curiosity inneschi davvero una nuova corsa allo spazio come quella che ci portò sulla Luna nel 1969. Abbiamo ancora bisogno di sognare.