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Spazio e Scienze

Uno strano silenzio. Siamo soli nell’universo?

Credete che siamo soli nell'Universo, o che esistono forme di vita extraterresti? Ecco un libro molto bello che fa riflettere su questo argomento.

Tutti prima o poi nella vita si sono fermati a chiedersi se siamo soli nell'Universo. La risposta scientifica è uno strano silenzio, un'assenza ufficiale di conferme o smentite. Il risultato è che ciascuno nel proprio intimo ha formulato una risposta, in funzione della propria indole, dei propri credo e delle proprie convinzioni ideologiche.

Quando si parla di questo argomento non sono rare discussioni accese, con prese di posizione più spesso estreme che moderate. Alla fine quasi sempre ciascuno resta della propria opinione, perché manca un dato scientifico solido che confuti una teoria piuttosto che un'altra.

Uno strano silenzio

Oggi ho deciso di trattare questo argomento non perché ci sono delle novità, ma perché sono dell'opinione che i lettori abituali di questa rubrica abbiano la volontà e la capacità di discutere anche di questo argomento con maturità e intelligenza. Che abbiate una chiave di lettura interessante da proporre e che possiate gradire uno spunto di riflessione.

Nel mare magnum dell'editoria internazionale, di libri sulla ricerca di civiltà extraterrestri ce ne sono a montagne. Per la rubrica ho cercato una proposta equilibrata, scritta su base scientifica da un autore di prestigio, e l'ho trovata in "Uno strano silenzio. Siamo soli nell'universo?" di Paul Davies, un fisico britannico e brillante divulgatore che lavora all'Arizona State University e che è impegnato da anni nel programma SETI (Search for ExtraTerrestrial Intelligence).

L'ho trovato molto interessante perché nel testo ci sono equilibrio e autocritica, due doti rare in un testo su questo argomento. Davies ripercorre la storia del SETI dalle sue origini ad oggi, descrivendo l'evoluzione delle tecniche di ricerca, da quelle antiquate degli anni '60 a quelle più avanzate suggerite dall'evoluzione tecnologica.

paul davies
Paul Davies

La prima nota che mi è piaciuta è che Davies ha impostato il libro sulla parte scientifica della ricerca, e per questo si prende la briga nelle prime pagine di spiegare perché il programma SETI rientra nella Scienza e non nella "pseudoscienza". "Anche se oggi la comunità scientifica, nel suo complesso, è abbastanza a suo agio per quanto riguarda il progetto SETI, alcuni non addetti ai lavori fanno fatica a inquadrarlo nel panorama scientifico. La gente vuole sapere perché vada bene cercare gli alieni ma non i fantasmi". La risposta sta nel metodo scientifico di cui abbiamo parlato tante volte e che è alla base di qualsiasi ricerca scientifica che si rispetti.

Tutti sappiamo cos'è il programma SETI, ma capire com'è nato e come si è evoluto nel tempo permette di avere un panorama completo di quella che è la ricerca delle forme di vita extraterrestri fatta con metodo.

L'altro punto che ho apprezzato molto è l'autocritica costruttiva. L'autore spiega che noi troppo spesso abbiamo dato per scontato che gli alieni fossero capaci di comprendere il nostro sistema di comunicazioni – quando non lo è affatto – e che avessero modalità, metodi e finalità analoghi a quelli dell'umanità. Così facendo pecchiamo di quello che lui definisce "provincialismo e strettezza di vedute".

"Il problema è che abbiamo un campione unico di vita, un solo campione di intelligenza progredita e un solo campione di alta tecnologia. È oltremodo difficile separare le caratteristiche che potrebbero essere proprie del nostro pianeta da ogni principio che regola la comparsa della vita e dell'intelligenza nell'universo. Quando si cerca di indovinare qualcosa su ET, c'è la tentazione inevitabile di ricadere in un'analogia con gli uomini. E questa è quasi sicuramente fallace: chiederci cosa faremmo noi è in gran parte irrilevante".

Una lezione di umiltà che è molto salutare.

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Questa non è l'unica provocazione: nelle 250 pagine scritte da Davies ce ne sono a decine, alternate ad affermazioni coraggiose e punzecchiature che nel complesso hanno la capacità di alimentare la riflessione di ciascuno di noi, toccandoci su punti in cui siamo più sensibili, compreso il futuro dell'umanità.

Il testo è talmente divulgativo, a tratti ironico, da poter essere letto alla stregua di un romanzo, e non richiede alcuna conoscenza, semplicemente una buona apertura mentale, perché per dirlo con le parole dell'autore "pensare a SETI significa pensare l'impensabile". Siete pronti?

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Buon Natale a tutti i lettori di questa rubrica, ci rivediamo il 31 dicembre con un altro interessante libro!