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USA: prego favorisca i social. Novità per ottenere il visto

Gli Stati Uniti hanno deciso che d'ora in poi, per ottenere un visto di lunga permanenza, sarà necessario fornire user ID e password di tutti i propri account social.

Dimmi cosa fai sui social e ti dirò se puoi entrare negli Stati Uniti. Sì, avete letto bene, da venerdì scorso per ottenere dagli USA un visto di lunga permanenza (viaggi di turismo e affari per un massimo di 90 giorni per soggiorno e 180 nell’anno solare, oltre al transito,) sarà obbligatorio fornire alle autorità i propri User ID per tutti i social utilizzati. L’elenco è assai nutrito e comprende, Facebook, Twitter, Flickr, LinkedIn, YouTube, Instagram, Ask.fm, Reddit, Pinterest e persino gli ormai scomparsi Vine e Google+, oltre addirittura a MySpace, e altre piattaforme tra cui anche le cinesi Douban, QQ, Youku e Sina Weibo e la russa Vkontakte.

I nuovi dati, che non sono necessari per i visti diplomatici, determinati tipi di autorizzazioni ufficiali e per l’autorizzazione elettronica ESTA destinata ai cittadini dei Paesi aderenti al Visa Waiver Program, fra cui l’Italia, serviranno alle autorità per controllare tutto ciò che è stato pubblicato negli ultimi cinque anni, affiancando altre informazioni come numeri di telefono e addirittura indirizzi email, anche se su questi ultimi non sembra ancora esserci certezza.

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La nuova policy del dipartimento di Stato statunitense, che prima riguardava unicamente i soggetti transitati in territori ad alto rischio terroristico, è il frutto dell’ordine esecutivo “Protecting the Nation from Foreign Terrorist Entry into the United States”, approvato due anni fa dal Presidente Donald Trump che aveva preteso dai vertici di sicurezza statunitensi un controllo più serrato delle frontiere.

Ovviamente la decisione non ha mancato di sollevare proteste da parte di diverse organizzazioni per i diritti civili come ad esempio la famosa ACLU (American Civil Liberties Union) che già nel 2018 non aveva mancato di bollare come “pericoloso ed estremamente problematico” il provvedimento, in quanto, a fronte di un’indimostrabile efficacia dello stesso, mancano del tutto indicazioni sui criteri adottati e su chi effettuerà le valutazioni.

“C’è un rischio reale che l’analisi dei social media colpisca in modo ingiusto immigrati e viaggiatori da Paesi a maggioranza musulmana con dinieghi discriminatori dei visti, senza che questo porti nulla alla sicurezza nazionale” ha aggiunto la direttrice del National Security Project dell’ACLU, Hina Shamsi.

Non bisogna comunque essere attivisti per nutrire dubbi sul provvedimento e su alcuni suoi meccanismi. Come avrete notato ad esempio, allo stato attuale, per quanto l’elenco sia nutrito e preveda alcune delle più diffuse piattaforme social e di instant messaging mondiali, ne mancano molte altre. Inoltre i viaggiatori possono ovviamente dichiarare di non possedere alcun profilo social e verificarlo sarebbe abbastanza complesso, tenendo presente che si potrebbero utilizzare alias e profili fittizi. E come ci si regolerà ad esempio con gli autori satirici o con i profili di attivisti e giornalisti magari critici verso le politiche del Governo statunitense?

Va da sé che questo tipo di controlli ricorda un po’ la domanda presente sui moduli ESTA circa l’intenzione di voler commettere atti terroristici. Domande a cui eventuali attentatori risponderanno sicuramente in maniera affermativa, così come utilizzano i social in chiaro per pianificare attacchi.