Tom's Hardware Italia
Spazio e Scienze

Volti 3D a partire dalle foto, è nata l’IA che potrà aggirare il riconoscimento facciale?

Un team dell'Università di Nottingham ha messo a punto un'IA basata su una semplice rete neurale convoluzionale, in grado di ricostruire un volto tridimensionale partendo da una semplice fotografia. La ricerca è interessante per l'evoluzione dell'intelligenza artificiale, ma fa anche riflettere sulla futura sicurezza di sistemi di riconsocimento come quello facciale.

Recandovi a questo indirizzo potrete avere un assaggio delle capacità di un nuovo algoritmo messo a punto da un team di ricercatori dell’Università di Nottingham, capace di rendere tridimensionali i volti a partire da una semplice foto.

Sembra la premessa per una di quelle app divertenti che si installano sullo smartphone, si usano due volte e poi si dimenticano, ma non è così. Lo studio infatti è assai importante per l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e solleva anche qualche dubbio sulla futura sicurezza degli attuali sistemi di riconsocimento basati proprio sulla scansione dei volti.

https://twitter.com/Emma_Hollen/status/1082193503092961281?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1082193503092961281%7Ctwgr%5E363937393b636f6e74726f6c&ref_url=https%3A%2F%2Fattivissimo.blogspot.com%2F2019%2F01%2Fintelligenza-artificiale-rende.html

Il team è partito dal problema fondamentale di tutta la visione artificiale o computer vision che dir si voglia ossia appunto creare un modello approssimato del mondo reale, che è tridimensionale, a partire da un’immagine bidimensionale com’è appunto una foto. Il processo, con i metodi attuali, è assai complicato, perché presuppone l’utilizzo di database fotografici enormi, in quanto le IA devono riuscire a stabilire corrispondenze dense tra le diverse espressioni che i volti possono assumere, superando le differenze dovute alle diverse pose e a un’illuminazione non uniforme che nasconde quindi alcuni dettagli. Procedure che il team definisce “complesse e inefficienti”.

Per ovviare al problema si è pensato dunque di procedere al contrario, addestrando cioè una normale rete neurale di tipo convoluzionale a comprendere il legame tra una geometria facciale tridimensionale e la relativa immagine bidimensionale. Per fare questo dunque basta un database composto da singole fotografie e modelli tridimensionali o scansioni facciali.

In questo modo l’IA è in grado di ricostruire un volto senza aver bisogno di stabilire allineamenti corretti e corrispondenze dense tra immagini con diverse pose ed espressioni e, a guardare la demo, funziona davvero piuttosto bene.

Risolvere un problema teorico dunque costituisce sempre un avanzamento positivo delle conoscenze in un determinato campo, tuttavia l’eventuale applicazione pratica di determinate soluzioni può porre dei problemi. In linea del tutto teorica ad esempio sarebbe possibile ricostruire una riproduzione tridimensionale di un volto a partire da una semplice foto qualunque, utilizzando questa IA e una stampante tridimensionale.

Al momento la riprova che una riproduzione di questo tipo possa essere in grado di ingannare un sistema di riconoscimento facciale ovviamente non l’abbiamo ma visto in passato quanto sia risultato facile confondere questo tipo di tecnologie, anche nelle loro versioni più sofisticate, il dubbio è legittimo. La tecnologia ovviamente è sempre neutra ma gli esseri umani e i loro scopi non lo sono e bisogna dunque riflettere per tempo, sia da un punto di vista giuridico che tecnologico, sulle possibili implicazioni di ogni singola scelta.