Sicurezza

WikiLeaks: ecco i segreti degli informatici dello spionaggio

WikiLeaks ha pubblicato gli "Spy Files 3", alzando un polverone di domande sull'operato delle società specializzate nell'intercettazione informatica come ad esempio l'italiana Hacking Team srl. L'Espresso, La Repubblica e altre testate internazionali hanno rilanciato l'esclusiva, forti di 284 documenti confidenziali che da poche ore sono liberamente consultabili sul sito ufficiale di WikiLeaks.

A questo giro l'unità di contro-intelligence della nota organizzazione, creata da Julian Assange, si è concentrata sulle piccole e grandi società che vendono servizi e software di intercettazione. Ecco quindi manuali, cataloghi, listini, brochure, bozze di contratto con i Governi e anche gli spostamenti degli specialisti. Sì, pare che siano stati seguiti grazie alla localizzazione dei rispettivi smartphone.

Spy Files 3

"L'industria della sorveglianza lavora gomito a gomito con i governi di tutto il mondo, rendendoli capaci di spiare illegittimamente i loro cittadini. È un'industria su cui il controllo dell'opinione pubblica è veramente limitato e le leggi sono assenti", ha spiegato Assange a L'Espresso. "WikiLeaks vuole denunciare e informare il pubblico sul lavoro di queste aziende, con l'obiettivo di comprendere meglio tali realtà e cercare gli strumenti per proteggerci".

Marco Bettini e Mostapha Maana, della "Hacking Team srl" di Milano, sono stati tracciati probabilmente a causa del successo del loro "Remote Control System". Uno dei Trojan più potenti del mercato: capace di registrare conversazioni telefoniche anche su Skype, traffico sulle pagine internet consultate, audio e video tramite webcam, etc.

Si tratta di uno strumento sofisticato che "Reporters sans Frontiers" ha bollato come responsabile delle azioni di controllo attuate in Marocco e Emirati Arabi Uniti. Insomma, la società milanese è stata inserita nella loro lista dei cattivi, insieme a Gamma, Trovicor, Amesys e Blue Coat.

Ad oggi gli hacker italiani non hanno ancora reso nota la loro posizione ufficiale al riguardo. Nel tempo però hanno sempre sostenuto di aver lavorato per "rendere internet un posto più sicuro fornendo strumenti alle forze di polizia e alle altre agenzie governative che possono prevenire crimini e terrorismo". Quindi in nessun caso avrebbero venduto a privati.

Dopodiché Eric Rabe, portavoce dell'azienda, tempo fa ha ricordato che l'azienda non vende ai governi inseriti nelle blacklist di Stati Uniti, Unione Europea, Nazioni Unite, Nato o Asean (l'associazione delle nazioni del sud est asiatico).

L'europarlamentare olandese Marietje Schaake però ha sottolineato che oggi la maggior parte delle liste che regolano le esportazioni di tecnologia riguardano armi o tecnologia nucleare, non certo software o servizi di intercettazione.