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Zuckerberg: “Facebook innovatore nella privacy” nonostante gli scandali. Qualcosa di vero c’è

In un lungo video in cui discute con un docente di diritto di Harvard, Mark Zuckerberg non ha esitato a definire Facebook un "innovatore della privacy", nonostante i recenti scandali sui dati. Eppure qualcosa di vero, nella sua affermazione, c'è, almeno per quanto riguarda l'instant messaging.

“Facebook è stato un innovatore nella privacy”. Fare dell’ironia sull’affermazione fatta da Mark Zuckerberg nel video della sua lunga chiacchierata con Jonathan Zittrain, docente di diritto di Harvard, sarebbe fin troppo facile alla luce dei recenti scandali sui dati. Tuttavia, contestualizzando la frase è innegabile che una componente di verità ci sia.

Anzitutto bisogna chiarire che quando dice Facebook, Zuckerberg si riferisce all’azienda e non allo specifico social network. Inquadrando le premesse in quest’ottica il discorso diventa più chiaro. Il buon Mark infatti specifica che l’azienda si è molto spesa nella sicurezza dei messaggi privati, sul proprio social ma anche sulle altre piattaforme di proprietà, come WhatsApp e Instagram.

This year I'm hosting a series of discussions on the future of technology and society. Here's the first one with Harvard Law Professor Jonathan Zittrain.I joined his seminar and we covered topics including information fiduciaries, encryption, decentralized services, governance, fighting misinformation, different business models, privacy innovation, and future research areas.I found his ideas fascinating. We spoke for almost two hours and still only got through about a third of what we hoped to discuss. I'm looking forward to continuing this series soon and covering more topics beyond the internet.

Publiée par Mark Zuckerberg sur Mercredi 20 février 2019

“Quando si parla di privacy, credo che molte delle domande vertano spesso sulle policy legate alla privacy e cose del genere, ma io credo ci sia un altro elemento fondamentale, ossia la richiesta da parte dei consumatori di nuovi strumenti per comunicare ed è quindi ugualmente importante dare loro il potere di farlo attraverso la privacy, non è quindi solo questione di non violare la privacy”.

In questo senso Zuckerberg cita l’introduzione della cifratura end-to-end dei messaggi di WhatsApp come un esempio di questo discorso, visto che assicura agli utenti di tutto il mondo che i governi non intercettino le conversazioni private, cosa che invece negli Stati Uniti molti danno per scontato che accada.

Un altro esempio di questo approccio è arrivato proprio in queste ore, con la notizia che Messenger consente ora su Android di bloccare la funzione di geolocalizzazione. Questa funzione non sarà portata anche su iOS, semplicemente perché già da tempo l’OS mobile di Cupertino consente di decidere per ciascuna app se può accedere o meno alla localizzazione. In ogni caso Facebook ha affermato che invierà un messaggio a tutti gli utenti di entrambe le piattaforme, invitandoli a ricontrollare le impostazioni della privacy per attivare o meno il servizio di geolocalizzazione.

Alla luce dei recenti scandali sulla condivisione dei dati degli utenti, Zuckerberg ha però anche ammesso che gli utenti hanno tutto il diritto di essere scettici. Ciononostante Zuckerberg si è detto ancora fiducioso nel pensare che i consumatori continueranno a volere i servizi di chat offerti da Facebook. “Sembra controintuitivo, ma tutto il successo che Facebook ha avuto si basa sull’aver fornito alle persone nuovi strumenti per comunicare e condividere le cose in via privata o semi privata”, ha concluso. Che si tratti di un indizio sulle future evoluzioni di Facebook?