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Zuckerberg sulle rimozioni non transige e sfida la Corte di Giustizia UE

Mark Zuckerberg ha dichiarato che contesterà la posizione della Corte di Giustizia UE sulle rimozioni dei contenuti.

Facebook darà battaglia alla Corte di Giustizia UE, che ieri è tornata sul tema della rimozione di contenuti illeciti sulle piattaforme online, dell’equivalenza dei contenuti illegali e le conseguenze globali di ogni azione. L’AD Mark Zuckerberg, sempre ieri, durante una sessione di domande e risposte con i dipendenti di Facebook ha ribadito che oggi vengono già soddisfatte le richieste legali di rimozione che provengono dai singoli Stati, ma anche che non si interviene a livello globale se non vengono violate le policy della piattaforma. E qui il riferimento è alla presa di posizione della Corte del Lussemburgo che sostiene invece la valenza globale dell’azione di cancellazione. “Questo è un elemento che sia noi che alte società contesteremo”, ha dichiarato Zuckerberg.

Il tema è ampiamente dibattuto da anni. Da una parte Facebook contrasta le azioni di richiesta di rimozione ritenute eccessive, dall’altra Zuck ha ricordato che sarà caratterizzante come verrà recepita la sentenza nei diversi tribunali nazionali.

“Questo giudizio solleva questioni critiche in merito alla libertà di espressione e al ruolo che le società del Web dovrebbero svolgere nel monitoraggio, nell’interpretazione e nella rimozione di discorsi che potrebbero essere illegali in un determinato paese”, ha dichiarato il patron di Facebook a Techcrunch. “Su Facebook, disponiamo già di standard di community che delineano ciò che le persone possono e non possono condividere sulla nostra piattaforma e disponiamo di un processo per limitare i contenuti se e quando violano le leggi locali. Questa sentenza va molto oltre”.

Secondo Zuck mina lo storico principio secondo cui un paese non ha il diritto di imporre le sue leggi sulla libertà di espressione su un altro. “Inoltre apre le porte agli obblighi imposti alle società del Web per monitorare pro-attivamente i contenuti e quindi interpretare se sono “equivalenti” ai contenuti ritenuti illegali”.

L’opinione del fondatore di Facebook è che dovranno essere i singoli tribunali nazionali a stabilire cosa si possa definire “identico” ed “equivalente”. “Speriamo che i tribunali adottino un approccio proporzionato e misurato, per evitare di avere un effetto agghiacciante sulla libertà di espressione”, ha concluso.