Le auto diesel Euro 5 dovranno fare i conti con nuove restrizioni alla circolazione che, seppur modificate rispetto al progetto originale, rappresenteranno comunque un ostacolo significativo per i proprietari di questi mezzi. La questione tocca direttamente oltre 1,3 milioni di veicoli distribuiti tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, evidenziando la complessità di gestire un parco auto nazionale che invecchia progressivamente.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha espresso grande soddisfazione per l'approvazione dell'emendamento al decreto Infrastrutture che introduce maggiore flessibilità nelle limitazioni previste per i veicoli diesel Euro 5. La norma rappresenta un compromesso tra le esigenze ambientali e la realtà economica di milioni di automobilisti che rischiano di vedere bloccati i propri mezzi.
La distribuzione geografica dei veicoli interessati dalle nuove norme rivela numeri considerevoli: la Lombardia guida questa particolare classifica con 484 mila veicoli Euro 5, seguita dal Veneto con oltre 340 mila unità, dall'Emilia-Romagna con circa 270 mila e dal Piemonte con 236 mila veicoli. Questi numeri rappresentano una percentuale significativa del parco auto regionale, con il Piemonte che registra l'8% del totale dei veicoli circolanti.
Il compromesso raggiunto ha modificato sostanzialmente l'approccio originale alle limitazioni. La data del blocco è stata posticipata al 1 ottobre 2026, ma soprattutto sono cambiati i criteri territoriali di applicazione. Le restrizioni si concentreranno prioritariamente sui comuni con oltre 100 mila abitanti, abbandonando la soglia precedente di 30 mila residenti che avrebbe coinvolto un numero molto maggiore di centri urbani.
Questo cambiamento significa che città come Milano, Torino, Bologna, Verona, Padova, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Monza, Alessandria, Novara, Asti, Cuneo e Biella saranno comunque interessate dalle limitazioni. Il provvedimento mantiene quindi la sua efficacia nelle aree urbane più densamente popolate, dove i problemi di qualità dell'aria risultano più critici.
La portata del fenomeno diventa ancora più chiara analizzando i dati complessivi sul parco auto nazionale forniti dall'Aci. L'Italia presenta una situazione particolare: l'età media dei veicoli circolanti ha raggiunto i 13 anni, con quasi una vettura su quattro (24% del totale) che appartiene alle categorie Euro 0-3, avendo almeno 19 anni di anzianità. Questo scenario riflette non solo le difficoltà economiche che hanno rallentato il ricambio del parco auto, ma anche la necessità di politiche più graduali per la transizione verso standard ambientali più elevati.
Un'analisi del Centro Studi di AutoScout24, realizzata utilizzando i dati Aci in occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente, ha rivelato cifre ancora più preoccupanti. Sulle strade italiane circolano 18,4 milioni di vetture con classe di emissioni Euro 4 o inferiore, rappresentando il 44,5% del totale nazionale. Tra queste, ben 4,28 milioni appartengono addirittura alle categorie Euro 0-1, corrispondenti al 10,3% dell'intero parco auto.
Il nuovo quadro normativo introduce un elemento di flessibilità territoriale che potrebbe rivelarsi decisivo nell'applicazione pratica delle limitazioni. A partire dal 1 ottobre 2026, le Regioni interessate avranno maggiore libertà nell'implementare il blocco del traffico per i veicoli Euro 5. Potranno infatti decidere di non inserire la limitazione strutturale alla circolazione nei propri piani di qualità dell'aria, purché adottino misure alternative capaci di compensare i livelli di inquinamento.
Questa possibilità rappresenta un'importante novità che potrebbe portare a soluzioni diversificate a livello regionale. Le amministrazioni locali dovranno comunque garantire il raggiungimento degli obiettivi vincolanti previsti dall'ordinamento europeo in materia di qualità dell'aria, ma potranno scegliere strumenti alternativi al semplice divieto di circolazione. Si apre così la strada a possibili incentivi per la rottamazione, zone a traffico limitato più selettive, o sistemi di monitoraggio e controllo più sofisticati.
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha sottolineato come questo approccio permetta di bilanciare le esigenze ambientali con la realtà socio-economica dei territori coinvolti. La gradualità del provvedimento dovrebbe consentire ai proprietari di veicoli Euro 5 di pianificare con maggiore serenità il ricambio del proprio mezzo, evitando situazioni di emergenza che potrebbero penalizzare in particolare le fasce di popolazione con minori disponibilità economiche.