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Recensione Ford Explorer, Il gigante buono si fa plug-in

In seguito alla presentazione di un concept della prossima evoluzione di Bronco, Ford ha rincarato la dose offrendo anche in europa il suv di grandi dimensioni tradizionalmente riservato al mercato statunitense: Explorer.

In effetti, specialmente considerando il mercato italiano, era impensabile proporre veicoli sviluppati per le grandi corsie autostradali americane in europa; per non parlare delle cilindrate inarrivabili, sia in termini di costi di mantenimento che di tassazione.

Cos’è cambiato quindi? Di certo non il profilo massiccio della vettura.

Estetica all’esterno

Explorer è stato rinnovato completamente rispetto all’ultima iterazione lanciata sul mercato USA nel 2011. L’avanzamento tecnologico e l’evoluzione dei gusti hanno spinto la casa a stravolgere alcuni capisaldi del modello mantenedone l’anima originale.

Il frontale ha ricevuto la maggior parte delle attenzioni, con alcune modifiche sostanziali. La forma dei proiettori è stata smussata, riducendone lo spessore, per creare continuità con la sagoma della calandra. Quest’ultima presenta un perimetro esagonale, coronato dal logo della casa e dalla sigla “Explorer”.

Il paraurti frontale è stato rivisto traslando verso l’alto le feritoie che alloggiano i proiettori led diurni. La presa d’aria centrale è rimasta sostanzialmente invariata nella sua forma trapezoidale.

L’insieme dei ritocchi messi in atto dal centro stilistico di Ford ha esteso la superficie percepita del frontale, creando un effetto illusorio che ben si sposa con le dimensioni effettive della vettura. Procedendo lateralmente non si notano differenze con la quinta generazione, e tale osservazione rimane invariata per la sezione posteriore.

A partire dai proiettori, la cui forma è virtualmente identica a quella dell’iterazione precedente, Explorer vanta un paraurti posteriori snellito e semplificato, abbandonando il gioco di sbalzi e bombature proposte nel 2011.

Osservando il sesta generazione ci si accorge che sebbene esteticamente si discosti poco dalla quinta, Explorer sembra “espandersi” a macchia d’olio sull’asfalto, occupando un volume apparentemente maggiore.

Estetica all’interno

L’avanzamento tecnologico non si vede solamente all’esterno della vettura, ma soprattutto nell’abitacolo. Il piccolo display orizzontale da 7 pollici lascia spazio ad un monitor verticale da 10.1″ equipaggiato con il sistema SYNC3, utilizzato dalla casa su tutta la gamma. Anche la strumentazione oltre la corona del volante è completamente digitale, con una diagonale di ben 12.3″.

Complessivamente sono queste dua aggiunte a “svecchiare” l’interno di Explorer, catapulatando il modello nel segmento premium. Il tunnel centrale, degno in ampiezza dei classici pickup statunitensi, alloggia il potenziomentro del cambio e due portabicchieri, in aggiunta ad un cofano che dispone della ricarica wireless Qi.

L’unico dettaglio che colpisce i passeggeri è il vetro panoramico. “Panormaico” qui è un eufemismo, grazie alla superficie resa disponibile dal generoso tettuccio. Che si tratti di un paesaggio naturale o delle luci tra i grattaccieli di una metropoli lo spettacolo è a dir poco assicurato per i sei passeggeri.

Toccando i rivestimenti dei sedili e le superfici plastiche dei pannelli si nota una certa familiarità. Purtroppo non vi è una differenza netta fra i modelli più accessibili della gamma e ciò rappresenta uno dei principali difetti di Explorer. Un prodotto destinato ad una clientela più abbiente dovrebbe, a parer mio, dare un’impressione diversa nella scelta dei materiali “a portata di tatto”.

Specifiche tecniche

Perchè, di punto in bianco, Explorer viene proposta anche sul mercato italiano? La risposta è nell’implementazione di Ford dell’ormai conosciuto sistema ibrido plug-in.

La sinergia tra la componente elettrica ed endotermica del sistema di propulsione permette ad Explorer di vivere nel parco auto italiano, grazie agli sgravi fiscali concessi alle vetture ecologiche e all’economicità garantita dall’elettrificazione.

Si tratta di una vettura pensata per “L’hypermiling”? non di certo, il propulsore è un 3000cc V6 a benzina, lontano dall’essere parco ed ecologico. Quello che rende questo motore tollerabile, al di là del sound prodotto quando si decide di essere meno parimoniosi, è il rapporto simbiotico con il motore elettrico e il pacco batterie.

Quest’ultimo, un tipico accumulatore agli ioni di litio, vanta una capacità di 13.6 kWh, circa il 40% del valore dedicato ad una vettura completamente elettrica.

Questa scelta, in aggiunta alla necessità di fornire la potenza adatta a propellere la vettura anche in modalità full-electric, deriva dal fatto che il peso complessivo è passato in secondo piano. Se la quinta generazione toccava a malapena le due tonnellate, il nuovo Explorer arriva a 2466 Kg, un peso massimo sovrastato da pochi competitor del settore.

Il risultato, tuttavia, è una vettura plug-in che vanta un motore elettrico perfetto per muovere in autonomia un’utilitaria. Con circa 100 cavalli di potenza e 300 Nm di coppia a soli mille giri, la parte elettrica del sistema ibrido è più che adeguata al peso quasi eccessivo. In aggiunta al motore elettrico il propulsore endotermico genera 363 cavalli a circa 5700 giri, per un totale sommato di 457 cavalli.

Impressioni alla guida

Come si guida un suv di grandi dimensioni che monta un motore degno di una mustang? Sorprendentemente bene. Certo, il peso e le dimensioni si fanno sentire in qualsiasi condizione e situazione di utilizzo, ma la potenza non manca mai e la vettura appare scattante e dinamica.

La soddisfazione maggiore si ottiene sfruttando il lancio fornito dal motore elettrico e godendo della progressione del sei cilindri a V sovralimentato. Quest’ultimo è vivace e instancabile, trattenuto solo dal cambio a 10 rapporti frequentemente goffo e indeciso.

Come si comporta in condizioni di guida “normali”? mantenendo la vettura in modalità automatica Explorer preferisce scaricare completamente la batteria utilizzando solamente il motore elettrico e generando quindi un consumo nullo se il tragitto è sufficientemente breve. La parte elettrica del sistema ibrido è in grado di spingere adegutamente la vettura in tutte le condizioni di guida quiotidiane, compresa la marcia autostradale (a 130 Km/h).

Manenere la vettura in modalità automatica tuttavia risulta quasi dannoso se l’intinerario supera i 45 Km, distanza percorribile utilizzando solamente il motore elettrico.

Impostando la modalità “battery-save”, volta a mantenere un livello di batteria costante, il contributo del sistema ibrido si riduce ad un aiuto al propulsore endotermico, risultando in un consumo medio di circa 20 Km/l.

Conclusioni

Ford Explorer va a riempire una nicchia di mercato che non manca di fervente competizione e, soprattutto, di una clientela particolare. Con un prezzo di partenza di 81mila euro si posiziona nella parte bassa del segmento “premium” dei SUV di grandi dimensioni, garantendo un ottimo rapporto qualità prezzo se le prerogative sono performance, economicità e capacità di traino (fino a 2500 Kg). Considerando la dotazione tecnologica e la cura nelle finiture e nei materiali Explorer non regge il paragone con le alternative proposte da numerosi brand europei, che tuttavia risultano meno accessibili.

Con gli incentivi statali, trattandosi comunque di una vettura plug-in, il prezzo di partenza scende considerevoltmente a circa 70mila euro.