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VW e Ford, una possibile collaborazione per la mobilità elettrica

Analizzando lo scenario della ricerca nell’ambito della guida autonoma, si può osservare la progressiva creazione di joint ventures tra grandi case automobilistiche. Queste collaborazioni nascono in primo luogo dalla necessità di “unire le forze” per ridurre i costi di sviluppo, un limite estremamente restrittivo anche per i produttori più rinomati.

A rafforzare questa tesi troviamo Ford e Volkswagen, due aziende automobilistiche che possono vantare un fatturato annuo non indifferente, mentre stringono un accordo di “condivisione tecnologica” che, a detta dei rappresentanti di entrambe le parti, potrebbe far risparmiare alle case diversi miliardi in termini di investimenti. Era stato lo stesso portavoce di Ford Alan Hall a ribadire l’esistenza di “rapporti collaborativi” tra i due produttori, nonostante la categorica esclusione della loro rilevanza in un contesto esterno ai veicoli commerciali.

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All’interno della corsa all’elettrificazione e alla mobilità autonoma, la pressione esercitata sulle case automobilistiche è enorme. Basti pensare agli effetti che sono scaturiti dallo scandalo “dieselgate”, un fenomeno che ha danneggiato irreparabilmente l’immagine dei propulsori a diesel e che ha seriamente messo in discussione la credibilità di alcuni test per le emissioni ambientali. In un mercato che pretende veicoli elettrici accessibili e di larga diffusione, i produttori si trovano costretti a “riunirsi” mettendo da parte la propria individualità, per soddisfare una domanda che è destinata solamente a salire.

Già nota da tempo, la precedente joint venture “IONITY”, che vanta la partecipazione di BMW e Daimler, oltre che di Ford e VW, si specializza nella ricarica ultrarapida, il vero problema della “conversione elettrica”. Perché affidarsi all’economia di scala per produrre un numero sufficiente di veicoli elettrici se l’infrastruttura che ne permette l’utilizzo si dimotra inadatta e antiquata? Perché scegliere una vettura elettrica quando l’alternativa fossile è più economica e versatile?

La creazione di questo accordo “segreto” potrebbe rappresentare un superamento di IONITY, un passo successivo verso un futuro sempre più vicino. Forse è per questo motivo che, seguendo questo ragionamento, il CFO (Chief Financial Officer) di VW Frank Witter ha commentato su una possibile condivisione tecnologica tra i due giganti automobilistici. Secondo Witter, ad esempio, sarebbe possibile collaborare allo sviluppo della piattaforma modulare MEB, un telaio polivalente già utilizzato sui modelli elettrificati della casa di Wolfsburg. Allo stesso modo la casa dell’ovale blu potrebbe condividere i risultati della propria ricerca in ambito di “autonomous driving”, per la quale ha investito una cifra pari a 4 miliardi di dollari, attraverso la neonata Ford Autonomous Vehicles LLC.