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Sostenibilità nelle PMI italiane, la volontà c'è, mancano le competenze

Il 91% delle PMI italiane adotta pratiche IT sostenibili, ma il 70% non sa interpretare le certificazioni ambientali e necessita di formazione specializzata.

Avatar di Antonino Caffo

a cura di Antonino Caffo

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 12/06/2025 alle 09:56
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L'urgenza della sostenibilità ambientale non risparmia più nemmeno le scrivanie aziendali italiane, dove ogni dispositivo elettronico acceso rappresenta una goccia nel mare del consumo energetico globale. Computer, monitor e apparecchiature informatiche richiedono un'alimentazione costante che, moltiplicata per milioni di postazioni di lavoro, si traduce in un impatto ambientale significativo, aggravato dal rapido susseguirsi di aggiornamenti tecnologici e dalla conseguente produzione di rifiuti elettronici. Una recente indagine di Asus realizzata con Research Dogma su oltre 400 responsabili IT e decisori aziendali ha messo in luce come questa consapevolezza stia finalmente penetrando nel tessuto imprenditoriale del Paese.

I numeri parlano chiaro: nove PMI italiane su dieci hanno già integrato almeno una pratica ecologica nella gestione delle proprie dotazioni informatiche. Questo dato, emerso dall'Osservatorio Asus 2025 in occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente, segna una svolta significativa nell'approccio delle piccole e medie imprese verso la responsabilità ambientale digitale. Non si tratta solo di dichiarazioni di intenti: il 74% delle realtà intervistate ha concretamente investito in tecnologie per ridurre i consumi energetici di sistemi, server e infrastrutture cloud.

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L'economia circolare trova terreno fertile anche nell'hardware aziendale, con due imprese su tre che hanno attivato programmi di recupero e riciclo delle apparecchiature dismesse. Parallelamente, il 57% delle PMI orienta i propri acquisti verso dispositivi certificati dal punto di vista ambientale o ricondizionati, contribuendo a modelli di business più sostenibili. Questi investimenti rappresentano un cambio di paradigma che va oltre la semplice compliance normativa.

Il paradosso delle competenze: volontà alta, preparazione insufficiente

Tuttavia, dietro questi dati incoraggianti si nasconde una criticità strutturale che rischia di compromettere l'efficacia delle buone intenzioni. Sebbene la maggior parte delle PMI riconosca l'importanza di standard come Energy Star, TCO o EPEAT, solo il 30% dei responsabili IT sa effettivamente interpretare e applicare operativamente questi criteri. La frammentazione del panorama certificativo, unita alla carenza di competenze tecniche specifiche nei ruoli informatici delle piccole imprese, genera confusione e decisioni poco consapevoli.

Una lacuna formativa che si riflette anche nei comportamenti quotidiani più elementari. Pratiche semplici come l'utilizzo del Dark Mode, riconosciute per il loro contributo al risparmio energetico, rimangono poco diffuse proprio per mancanza di conoscenza tra i dipendenti. Il gap tra intenzioni e competenze rappresenta uno degli ostacoli principali alla transizione ecologica delle PMI italiane.

Un IT su tre necessita di formazione specifica per trasformare le buone intenzioni in azioni concrete

La gestione del fine vita dei dispositivi tecnologici rivela ulteriormente questa frammentazione di approcci. Quando un computer diventa inutilizzabile, le strategie adottate dalle imprese si dividono equamente: un terzo segue i canali ufficiali attraverso i centri comunali di raccolta, il 26% trasferisce l'apparecchiatura ai propri dipendenti, mentre una quota analoga si affida ad aziende specializzate nello smaltimento. Altre realtà preferiscono collaborare con organizzazioni no-profit o sviluppare programmi interni di riutilizzo.

La rivoluzione dei fornitori: partner o semplici venditori?

Le aspettative delle PMI verso i propri fornitori tecnologici stanno subendo una trasformazione radicale. Il 90% delle imprese considera l'efficienza energetica certificata un requisito imprescindibile nella scelta dei PC aziendali, mentre l'84% apprezza fornitori che si occupino attivamente del ritiro e riciclo delle apparecchiature dismesse. L'attenzione si estende anche ai dettagli: l'81% delle realtà intervistate desidera materiali di costruzione e imballaggi completamente riciclabili.

Questa evoluzione ridefinisce il rapporto tra imprese e fornitori, trasformando la sostenibilità da optional a criterio di selezione strategico. Non bastano più prestazioni elevate e prezzi competitivi: le PMI cercano partner che condividano i loro valori ambientali e offrano soluzioni integrate per l'intero ciclo di vita dei prodotti.

Massimo Merici, System Business Group Director di Asus Italia, interpreta questa tendenza come un'opportunità di collaborazione: "I risultati dell'Osservatorio confermano che le PMI italiane vogliono essere protagoniste attive del cambiamento sostenibile. Tuttavia, emerge con chiarezza il bisogno di avere al proprio fianco partner solidi e affidabili. ASUS si propone come alleato concreto in questo percorso, offrendo soluzioni tecnologiche sostenibili e supporto strategico per integrare innovazione e responsabilità ambientale in modo efficace e sinergico".

La sfida per il futuro delle PMI italiane non risiede più nel convincerle dell'importanza della sostenibilità digitale, ma nel colmare il divario tra consapevolezza e competenze operative. Solo attraverso formazione mirata e partnership strategiche sarà possibile trasformare le buone intenzioni del 91% delle imprese in risultati concreti per l'ambiente.

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