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Applicazioni: il DevOps abbatte i costi del 30% in Italia

Secondo uno studio internazionale commissionato da CA Technologies, adottando la metodologia DevOps le aziende italiane sono in grado di ridurre del 30% i costi di sviluppo e manutenzione applicativa. Si tratta del dato più alto registrato in Europa dal sondaggio.

Intitolato "TechInsights Report: What Smart Businesses Know About DevOps", quest'ultimo rivela che l'approccio DevOps ha consentito alle aziende interpellate in Italia di migliorare del 30% circa la qualità delle loro applicazioni, di aumentare del 26% la frequenza di implementazione di software/servizi e di introdurre il 24% di software/servizi in più.

DevOps è una metodologia che serve a promuovere la collaborazione fra i team incaricati di creare e testare gli applicativi (Dev – Development) e quelli addetti alla manutenzione (Ops – Operations) negli ambienti di produzione.Su incarico di CA Technologies, la società di ricerca Vanson Bourne ha condotto un'indagine su 1300 responsabili IT in nove aree geografiche europee (Francia, Germania, Israele, Italia, Paesi Bassi, Paesi iberici, Paesi scandinavi, Regno Unito e Svizzera) e in 12 altri paesi nel resto del mondo per fare il punto sul livello di conoscenza della tematica DevOps e sulla diffusione di questo nuovo paradigma.

L'opportunità finanziaria rappresentata dall'approccio DevOps risulta particolarmente sentita nelle risposte fornite dalle organizzazioni italiane, i cui responsabili IT segnalano benefici variabili fra il 13% e il 30% sotto forma di maggiori ricavi, incremento dei nuovi clienti e accelerazione del time-to-market.

Circa il 75% conosce la tematica DevOps, il 59% avverte una maggiore necessità di ricorrere a questa metodologia rispetto a prima e il 46% dispone già o ha in progetto di attuare una strategia DevOps.

La mobilità svolge un ruolo di primo piano all'interno di questa dinamica: il 41% cita infatti il crescente utilizzo di dispositivi mobili da parte dei clienti quale leva per l'adozione di strumenti e metodologie DevOps nello sviluppo di nuove applicazioni mobile.

"Nell'attuale realtà fatta di un crescente numero di mobile apps e recensioni on-line pubblicate dai consumatori, le aziende sono messe sotto pressione dalle numerose richieste di nuove applicazioni di altissima qualità in tempi strettissimi," dichiara Paolo Restagno, Senior Director DevOps, CA Technologies Semea.

Il manager continua: "Le imprese che operano sul mercato da oltre 20-30 anni sono in grande difficoltà a causa dell'impiego di sistemi obsoleti. Solamente le aziende disposte ad affrontare una profonda trasformazione interna sapranno vincere la sfida su questi mercati in rapido cambiamento".

L'indagine rivela inoltre che è cresciuta la consapevolezza delle pratiche associate alla strategia DevOps, soprattutto come mezzo per rispondere meglio alle richieste dei clienti e migliorare la customer experience complessiva.

La maggior parte delle aziende italiane (54%) ha in progetto di investire in nuovi tool e corsi di formazione per il personale addetto allo sviluppo (Dev) e alla manutenzione (Ops), mentre il 34% dovrà probabilmente assumere risorse con nuove competenze e skill. Col tempo vedremo quindi definirsi una nuova figura professionale.

Circa il 46% delle organizzazioni italiane tende a misurare il successo di una strategia DevOps in base a fattori interni (costi più bassi, minori bug nel software, maggiori efficienze, ROI più alto, migliore collaborazione fra reparti e così via).

Oltre alla mobility sono in gioco anche altri fattori di pressione che vanno ad alimentare la domanda di strumenti DevOps in azienda: il 43% degli intervistati avverte una maggiore necessità di deployment simultaneo su più piattaforme, il 36% necessita di migliori interazioni con i clienti finali, mentre il 30% riceve pressioni dal business sui tempi di rilascio.

I potenziali ostacoli alla diffusione del modello DevOps in Italia toccano vari fronti; molti sono tuttavia legati alle persone e ai processi, più che alla tecnologia: l'ostacolo principale è la complessità organizzativa, citata dal 33% ("troppi soggetti o reparti coinvolti, troppe interdipendenze"), seguita dalla mancanza di budget o dalla poca chiarezza nelle voci allocate all'interno dei diversi budget di competenza (28%).