Logo Tom's Hardware
  • Hardware
  • Videogiochi
  • Mobile
  • Elettronica
  • EV
  • Scienze
  • B2B
  • Quiz
  • Tom's Hardware Logo
  • Hardware
  • Videogiochi
  • Mobile
  • Elettronica
  • EV
  • Scienze
  • B2B
  • Quiz
  • Forum
  • Sconti & Coupon
Offerte & Coupon
Accedi a Xenforo
Immagine di Clearwater Forest: Intel porta 18A anche su Xeon
Business

Clearwater Forest: Intel porta 18A anche su Xeon

Processo 18A, Foveros Direct, 288 core: la nuova piattaforma server punta su densità e prevedibilità per risponde alle esigenze dei data center del futuro.

Avatar di Marco Pedrani

a cura di Marco Pedrani

Caporedattore centrale @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 09/10/2025 alle 15:00
Quando acquisti tramite i link sul nostro sito, potremmo guadagnare una commissione di affiliazione. Scopri di più
In questo articolo
  • Nodo 18A e architettura a tile, i pilastri dell'innovazione
  • I benefici dell'architettura Darkmont
  • Il doppio dei core per il triplo dell'efficienza
  • Per i data center del futuro
In questo articolo
  • Nodo 18A e architettura a tile, i pilastri dell'innovazione
  • I benefici dell'architettura Darkmont
  • Il doppio dei core per il triplo dell'efficienza
  • Per i data center del futuro
  • Nodo 18A e architettura a tile, i pilastri dell'innovazione
  • I benefici dell'architettura Darkmont
  • Il doppio dei core per il triplo dell'efficienza
  • Per i data center del futuro

Non solo Panther Lake: l'Intel Tech Tour in Arizona ha svelato novità importanti anche per il mondo server e data center, con il debutto di Clearwater Forest. La nuova gamma è il punto d’arrivo della traiettoria iniziata da Intel con la disaggregazione di Xeon 6, ma ne cambia la scala grazie a tre elementi chiave: il salto di processo a 18A, l’adozione della costruzione 3D con Foveros Direct per la parte di calcolo e una nuova generazione di E-core, basata su architettura Darkmont e progettata specificamente per densità, prevedibilità ed efficienza su carichi scale-out.

Il risultato? Un singolo socket porta fino a 288 core, 12 canali DDR5 a 8.0 GT/s e 576 MB di cache L3, mantenendo la compatibilità di piattaforma con i sistemi Xeon 6900P a uno o due socket. È una combinazione che sposta in avanti il rapporto tra prestazioni erogabili per rack, consumo e ingombro, con ricadute dirette sul TCO dei data center moderni.

Ti potrebbe interessare anche

youtube play
Guarda su youtube logo

Nodo 18A e architettura a tile, i pilastri dell'innovazione

Il cuore dell’avanzamento è il nodo 18A. L’uso congiunto di RibbonFET e PowerVia agisce su due piani complementari: migliore controllo elettrostatico e Vmin più basso a livello di transistor, alimentazione dal retro con rete metallica dedicata che riduce le perdite e libera la parte front-side per il segnale. In pratica si ottiene una maggiore densità delle celle standard, minore congestione di routing e un incremento di efficienza a isopotenza, fattori particolarmente rilevanti quando si impilano molti core e si punta alla prevedibilità della latenza interna anche ad alta occupazione. È la base fisica che consente a Clearwater Forest di aumentare il numero di core senza sacrificare la qualità del comportamento sotto carico.

Immagine 1 di 3
Immagine 2 di 3
Immagine 3 di 3

Sopra a questo salto di processo c’è la scelta architetturale: Intel riutilizza i due tile I/O di Granite Rapids, maturi e già abilitati a PCIe 5.0, CXL 2.0 e UPI 2.0, e impila dodici compute tile a 18A sopra tre base tile attivi. La connessione verticale avviene con Foveros Direct, un bonding rame-su-rame ad alta densità e bassa energia per bit, mentre la coerenza orizzontale tra i die nel package è mediata da EMIB. Il riuso degli I/O tile riduce il rischio di piattaforma e preserva la compatibilità software, concentrando l’innovazione dove produce il dividendo maggiore, cioè sul compute e sull’infrastruttura di memoria e cache.

Da notare che i processori Intel Xeon 6+ Clearwater Forest sono prodotti esclusivamente con processi Intel: oltre alle compute tile per cui viene usato il più recente 18A, le base tile attive sono prodotte con nodo Intel 3 e le due I/O tile sono prodotte con Intel 7. 

Immagine id 72145

La scomposizione del SoC è funzionale al profilo dei carichi di destinazione. Ogni base tile integra quattro canali DDR5, fabric e una fetta di LLC da 192 MB; con tre base tile si arriva a dodici canali di memoria e a un totale di 576 MB di cache condivisa. Ogni compute tile contiene sei moduli, e ciascun modulo riunisce quattro E-core Darkmont e 4 MB di L2 condivisa: dodici tile portano il totale per socket a 288 core, con una gerarchia di memoria ampia e vicina al calcolo. Sui due tile I/O restano disponibili gli acceleratori di piattaforma (QuickAssist, Dynamic Load Balancer, Data Streaming Accelerator e In-Memory Analytics Accelerator) oltre alle linee PCIe 5.0 e ai link UPI. È un bilanciamento tra ampiezza di calcolo, banda memoria e capacità di offload che evita colli di bottiglia tipici dei carichi composti da microservizi, rete e analytics leggeri.

I benefici dell'architettura Darkmont

Il nuovo E-core è un altro tassello determinante. Darkmont amplia il front-end con tre decoder out-of-order a 3-way e una branch prediction più profonda e accurata, portando il throughput d’istruzioni a +50% rispetto alla generazione precedente. La finestra out-of-order sale a 416 entry, l’allocazione diventa 8-wide con retire 16-wide e le porte di esecuzione arrivano a ventisei, con otto ALU integer e una sezione vettoriale capace di sostenere il doppio del lavoro su 128 bit. Il sottosistema di memoria abbina prefetcher più aggressivi a buffering profondo, con fino a 128 miss L2 in volo, mentre a livello di affidabilità compaiono ECC sulla L1D, meccanismi di data poisoning e machine check recuperabili, oltre alla possibilità di lockstep tra core. Nel confronto diretto con Crestmont, Intel indica un guadagno fino al 17% di IPC per core e un miglioramento di efficienza fino al 23% lungo la load-line, segnali della ricerca di prestazioni “stabili” quando il sistema è saturo.

Immagine 1 di 8
Immagine 2 di 8
Immagine 3 di 8
Immagine 4 di 8
Immagine 5 di 8
Immagine 6 di 8
Immagine 7 di 8
Immagine 8 di 8

Dal punto di vista di piattaforma, Clearwater Forest eredita e amplia le capacità d’I/O: fino a 96 linee PCIe 5.0 per socket, sei link UPI 2.0 e supporto a CXL 2.0, con la memoria che passa a dodici canali DDR5 operanti fino a 8000 MT/s. La combinazione di più banda verso DRAM e un’LLC più estesa riduce la probabilità che rumore inter-tenant e working set ampi degradino la coda di latenza, ed è qui che la disaggregazione aiuta: i base tile che ospitano cache e controller memoria restano “vicini” al calcolo grazie ai collegamenti 3D a bassa energia, così da contenere il costo dei miss e sostenere la densità di istanze per socket.

La sicurezza e la gestione energetica vengono affrontate con lo stesso approccio “di piattaforma”. SGX e TDX compongono un portafoglio di confidential computing che abilita scenari multi-tenant con confini di fiducia più stretti, mentre Application Energy Telemetry e Turbo Rate Limiter forniscono telemetria e controlli fini per rispettare cappi di potenza a livello di rack senza penalizzare il throughput percepito. Insieme agli acceleratori on-package, queste leve permettono di spostare porzioni significative del lavoro – compressione, crypto, bilanciamento del traffico, spostamento dati, analytics in-memory – dal general-purpose al percorso dedicato, liberando core e migliorando la prevedibilità dei tempi di risposta.

Il doppio dei core per il triplo dell'efficienza

Il confronto con Xeon 6 a E-core, la generazione Sierra Forest, chiarisce la portata dell’aggiornamento. Il passaggio da 144 a 288 core per socket coincide con l’aumento dei canali memoria da otto a dodici, della frequenza DDR5 fino a 8.0 GT/s e dell’LLC da 108 a 576 MB; i link UPI salgono da quattro a sei e l’IPC per core guadagna fino al 17% grazie a Darkmont. Il TDP di piattaforma si colloca tra 300 e 500 W, un valore coerente con la densità raggiunta e con l’obiettivo di massimizzare il consolidamento in ambienti a potenza limitata per rack. In senso pratico, significa che il collo di bottiglia si sposta sempre meno sul numero di core e sempre più sulla capacità di alimentare e raffreddare in modo efficiente chassis a elevata popolazione di vCPU, tema per cui la telemetria AET e le politiche di orchestrazione diventano parte integrante del tuning.

Immagine id 72137

Aggiornando infrastrutture basate su Xeon di seconda generazione con server Clearwater Forest, Intel stima consolidamenti fino a 8:1 a parità di servizio, con una riduzione di potenza di 750 kW e di spazio del 71% in esempi di riferimento, accompagnati da un rapporto prestazioni-per-watt superiore di 3,5 volte e da un incremento di 2,3 volte delle vCPU per rack. Anche prescindendo dall’esattezza dei numeri in applicazioni reali, la direzione è chiara: più densità, meno nodi fisici per unità di lavoro, meno energia e CAPEX/OPEX distribuiti su un numero inferiore di socket, con effetti collaterali positivi sulle licenze legate a core o a host.

Per i data center del futuro

Nel cloud scale-out e nei microservizi, la combinazione di core numerosi, LLC ampia e memoria più veloce migliora l’isolamento tra tenant e abbassa la coda di latenza, consentendo di aumentare la densità per rack senza superare i limiti di alimentazione dei data center. Nelle pipeline di rete, sicurezza e content delivery, gli acceleratori di piattaforma riducono jitter e overhead, mentre PCIe 5.0 e CXL 2.0 offrono margine per NIC e dispositivi esterni. Nel 5G core e nell’edge telco, la disponibilità di molte vCPU per nodo, unita a footprint e potenze più contenuti per unità di capacità, si traduce in siti più compatti e semplici da gestire, in continuità con adozioni già avviate su Xeon 6 E-core. Nel database e nell’analytics in-memory, IAA e la maggiore banda alla DRAM concorrono a sostenere scansioni e compressioni con minore interferenza tra workload. In tutti i casi, l’elemento che accomuna gli scenari è la prevedibilità: più risorse “vicine” al calcolo, percorsi di offload maturi e strumenti di governo energetico a livello di piattaforma.

Immagine id 72135

Dal punto di vista dell’integrazione, la scelta di mantenere la compatibilità di socket e riusare gli I/O tile semplifica l’aggiornamento degli OEM e riduce le incertezze di enablement software e firmware. Il nodo 18A e la costruzione 3D restano le novità di maggior impatto e, proprio per questo, spostano il baricentro dell’ottimizzazione dalle sole specifiche del core alla progettazione del sistema: alimentazione, raffreddamento, politiche NUMA e pinning, orchestrazione dei limiti di potenza, uso consapevole degli acceleratori. È qui che Clearwater Forest va interpretato non come un semplice “raddoppio dei core”, ma come un sistema coerente di processo, packaging e microarchitettura, disegnato per estrarre più prestazioni utili entro i vincoli fisici del data center.

Xeon 6+ segna la maturità del percorso di disaggregazione di Intel: calcolo su 18A impilato in 3D sui base tile, memoria più ampia e veloce, I/O consolidato e accelerazione di piattaforma. L’obiettivo dichiarato non è l’exploit di laboratorio, ma la densità “affidabile” e ripetibile che riduce costi e complessità operativa. Per i responsabili infrastrutturali che oggi dimensionano capacità sotto cappi energetici stringenti e spazi saturi, Clearwater Forest rappresenta soprattutto questo: la possibilità di spostare il trade-off verso più vCPU per rack e meno watt per unità di lavoro, senza rinunciare a gestibilità, sicurezza e prevedibilità nel tempo.

Le notizie più lette

#1
NordVPN vs ExpressVPN: qual è la migliore?
3

Hardware

NordVPN vs ExpressVPN: qual è la migliore?

#2
I vantaggi di usare una VPN mentre si viaggia
1

Hardware

I vantaggi di usare una VPN mentre si viaggia

#3
Non crederete a cosa sta combinando PayPal

Altri temi

Non crederete a cosa sta combinando PayPal

#4
GOG regala tre classici che hanno fatto la storia dell’horror

Videogioco

GOG regala tre classici che hanno fatto la storia dell’horror

#5
Per quanto tempo avranno ancora senso gli iPad?
8

Editoriale

Per quanto tempo avranno ancora senso gli iPad?

👋 Partecipa alla discussione!

0 Commenti

⚠️ Stai commentando come Ospite . Vuoi accedere?

Invia

Per commentare come utente ospite, clicca cerchi

Cliccati: 0 /

Reset

Questa funzionalità è attualmente in beta, se trovi qualche errore segnalacelo.

Segui questa discussione

Ti potrebbe interessare anche

In Polonia non fa freddo per il wiper della rete elettrica

Business

In Polonia non fa freddo per il wiper della rete elettrica

Di Antonino Caffo
Digital Networks Act, l’Europa unifica le telecomunicazioni

Business

Digital Networks Act, l’Europa unifica le telecomunicazioni

Di Antonello Buzzi
In Europa presto potremo pagare con Ripple
2

Business

In Europa presto potremo pagare con Ripple

Di Valerio Porcu
Oltre 2000 attacchi al giorno, nella sicurezza non ci si ferma mai

Business

Oltre 2000 attacchi al giorno, nella sicurezza non ci si ferma mai

Di Valerio Porcu
Sovranità cognitiva ed etica globale: nuove frontiere della libertà umana nell’era digitale

Business

Sovranità cognitiva ed etica globale: nuove frontiere della libertà umana nell’era digitale

Di Dr.ssa Cristina Di Silvio & Dr Fabrizio Degni
Footer
Tom's Hardware Logo

 
Contatti
  • Contattaci
  • Feed RSS
Legale
  • Chi siamo
  • Privacy
  • Cookie
  • Affiliazione Commerciale
Altri link
  • Forum
Il Network 3Labs Network Logo
  • Tom's Hardware
  • SpazioGames
  • CulturaPop
  • Data4Biz
  • TechRadar
  • SosHomeGarden
  • Aibay

Tom's Hardware - Testata giornalistica associata all'USPI Unione Stampa Periodica Italiana, registrata presso il Tribunale di Milano, nr. 285 del 9/9/2013 - Direttore: Andrea Ferrario

3LABS S.R.L. • Via Pietro Paleocapa 1 - Milano (MI) 20121
CF/P.IVA: 04146420965 - REA: MI - 1729249 - Capitale Sociale: 10.000 euro

© 2026 3Labs Srl. Tutti i diritti riservati.