Addio al denaro fisico, le aziende oggi puntano a ben altro: i nostri dati personali. Il fenomeno è conosciuto come "consent or pay": accetti di essere tracciato oppure paghi per accedere ai contenuti; una pratica che sta sollevando crescenti perplessità tra le autorità di protezione dei dati in tutta Europa.
Le maggiori testate giornalistiche italiane, da Repubblica al Corriere della Sera, fino al Sole 24 Ore, hanno adottato questo sistema che presenta agli utenti una scelta apparentemente semplice ma sostanzialmente coercitiva. L'utente può accettare di condividere i propri dati personali per la profilazione pubblicitaria oppure sottoscrivere un abbonamento a pagamento. Anche Meta, la società madre di Facebook, WhatsApp e Instagram, utilizza meccanismi simili per monetizzare la propria base utenti.
Come spiega l'avvocato Giuseppe Croari, esperto in diritto della privacy, il problema centrale risiede nella mancanza di vera consapevolezza da parte degli utenti. "Ci troviamo di fronte a una scelta di fatto prendere o lasciare", evidenzia Croari, sottolineando come questa dinamica contrasti con i principi fondamentali del consenso informato previsti dalla normativa europea sulla protezione dei dati.
La macchina dei dati vale oro
La ragione per cui le aziende insistono così tanto nella raccolta dati è economica: la profilazione degli utenti genera profitti enormemente superiori rispetto agli abbonamenti tradizionali. Come viene spesso ripetuto negli ambienti tecnici, "data is the new oil" - il dato è il nuovo petrolio dell'economia digitale. La possibilità di personalizzare le offerte pubblicitarie in base ai comportamenti, alle preferenze e alle abitudini di navigazione degli utenti rappresenta una miniera d'oro per gli inserzionisti.
Un esempio concreto emerge dall'analisi delle condizioni d'uso di una grande testata italiana, dove si scopre che i dati dell'utente vengono condivisi con oltre 1.020 terze parti. Questi non sono solo singoli inserzionisti, ma veri e propri collettori che raggruppano migliaia di altri brand e intermediari del mercato pubblicitario. Il numero reale di soggetti che possono accedere alle informazioni personali si moltiplica esponenzialmente.
L'informativa breve di questi servizi rivela pratiche invasive: accesso al dispositivo dell'utente, utilizzo di dati di geolocalizzazione precisi, identificazione attraverso scansione del dispositivo, e incrocio con altre informazioni già in possesso delle aziende. Il risultato è la creazione di un profilo digitale che, paradossalmente, potrebbe conoscere l'utente meglio di quanto lo conoscano i suoi familiari più stretti.
La risposta dei garanti europei
Le autorità per la protezione dei dati non sono rimaste inerti di fronte a questa evoluzione. Il Garante italiano ha avviato lo scorso 5 maggio una consultazione pubblica coinvolgendo le aziende del settore per comprendere meglio queste pratiche e valutarne la conformità normativa. Nel frattempo, il Garante Europeo ha già mosso i primi passi concreti, emanando provvedimenti specifici contro Meta per interrompere questo tipo di attività.
Tuttavia, molte aziende stanno adottando una strategia di resistenza, decidendo di "tirare dritto" nonostante i procedimenti sanzionatori. Alcune sono disposte ad accettare eventuali sanzioni, considerandole un costo accettabile del business, salvo poi contestarle nelle sedi appropriate. Questo atteggiamento evidenzia un problema sistemico: le sanzioni potrebbero non essere sufficientemente deterrenti rispetto ai profitti generati dalla profilazione degli utenti.
La situazione si complica ulteriormente considerando che il Digital Market Act (DMA) e il Digital Services Act introducono nuove regole specifiche per i "gatekeeper" del mercato digitale. Apple, per esempio, ha recentemente modificato le proprie strategie dopo aver ricevuto una multa sostanziosa, dimostrando che quando le sanzioni sono adeguate, anche i giganti tecnologici possono essere costretti a rispettare le normative. "C'è da dire che oggi non abbiamo sanzioni verso chi ha messo in moto il meccanismo di consent or pay" continua l'avvocato "però il fatto che ci siano delle perplessità e consultazioni da parte del Garante lascia il tema aperto".
Che fine fa la privacy?
Il caso "consent or pay" rappresenta un test cruciale per il futuro della privacy digitale in Europa. Da un lato, le aziende rivendicano il diritto di monetizzare i propri servizi attraverso la pubblicità profilata, dall'altro gli utenti si trovano privati di una reale libertà di scelta. La vera sfida consiste nel trovare un equilibrio che permetta la sostenibilità economica dei servizi digitali senza sacrificare i diritti fondamentali alla privacy e alla protezione dei dati personali.
Come sottolinea Croari, "il problema non riguarda solo il mondo editoriale o i social, ma si sta diffondendo rapidamente anche in applicazioni extra-europee presenti sui nostri dispositivi mobili". Molte di queste utilizzano server ubicati al di fuori dell'Europa, complicando ulteriormente il quadro normativo e la protezione dei dati degli utenti europei. La battaglia per una vera privacy digitale è appena iniziata, e il suo esito determinerà il futuro dei nostri diritti nell'ecosistema digitale globale.
Perché lo scenario non cambia
Nonostante le critiche al sistema, è probabile che lo scenario del "consent or pay" resti fermo a causa di un'inadeguata normativa di base, priva di multe concrete. Paradossalmente, sembra fare d ipiù il regolatore nazionale rispetto a quello europeo, che pure avrebbe una forza maggiore per far evolvere a livello globale il contesto. Sul tema, l'avvocato Giuseppe Croari, consiglia la lettura del libro "I nuovi condottieri" di Paolo Ruggeri. Pensato per imprenditori e manager, ha l'obiettivo di trasformarli in leader più efficaci capaci di creare gruppi di lavoro estremamente motivati e produttivi. L'autore parte dalla premessa che il successo di un'azienda dipenda in larga misura dalla qualità e dalla motivazione delle persone che ne fanno parte. Il testo si configura come un vero e proprio corso di formazione manageriale che, attingendo all'esperienza di successo di numerosi manager e imprenditori, descrive in modo analitico e in un linguaggio accessibile le tecniche e le filosofie necessarie per una gestione ottimale delle risorse umane.