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La spesa europea per cloud sovrano è raddoppiata

Gli hyperscaler che non si adattano rischiano perdite di fatturato con l'ascesa del cloud sovrano e la "geopatriazione" dei carichi di lavoro.

Avatar di Antonino Caffo

a cura di Antonino Caffo

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 12/02/2026 alle 10:24

La notizia in un minuto

  • Gli investimenti europei in cloud sovrane raddoppieranno da 6,9 a 12,6 miliardi di dollari nel 2026, con una crescita dell'83% spinta da tensioni geopolitiche e timori di dipendenza dai giganti tech USA
  • Entro il 2029 il 20% dei carichi di lavoro globali migrerà dagli hyperscaler americani verso provider locali attraverso il fenomeno della "geopatriation"
  • I colossi USA lanciano servizi "sovrani" in Europa, ma permangono dubbi sulla loro reale indipendenza dalle leggi americane come il Cloud Act

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Le aziende europee stanno per raddoppiare i loro investimenti nelle infrastrutture cloud sovrane, spinte da tensioni geopolitiche che le costringono a riconsiderare la loro dipendenza dai giganti tecnologici statunitensi. Secondo le previsioni di Gartner pubblicate questa settimana, la spesa per i servizi di infrastruttura come servizio sovrana nel Vecchio Continente passerà da 6,9 miliardi di dollari nel 2025 a 12,6 miliardi nel 2026, registrando una crescita dell'83%. Un fenomeno che non accenna a rallentare: entro il 2027 la cifra dovrebbe quasi raddoppiare nuovamente, toccando i 23,1 miliardi di dollari.

Il concetto di sovranità digitale viene discusso in Europa da anni, ma le preoccupazioni sulla dipendenza dai provider cloud americani – che controllano la maggior parte del mercato europeo – sono aumentate drasticamente con il deterioramento dei rapporti transatlantici. Molte organizzazioni europee temono di poter essere escluse da servizi cloud essenziali per ragioni politiche, uno scenario non più ipotetico dopo quanto accaduto l'anno scorso ai dirigenti della Corte Penale Internazionale.

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A livello globale, la portata del fenomeno è ancora più imponente. Quest'anno le imprese spenderanno 80,4 miliardi di dollari per servizi IaaS sovrani, una cifra destinata a salire a 110 miliardi entro il 2027. La domanda proviene principalmente dal settore pubblico, seguito da industrie fortemente regolamentate e infrastrutture critiche come le aziende energetiche e di telecomunicazioni.

La sovranità digitale non è più solo una questione di sicurezza o conformità normativa

Rene Buest, senior director analyst di Gartner, sottolinea come l'incertezza politica nata nel 2025 si stia consolidando nel 2026, alimentando dubbi su come i cambiamenti geopolitici possano influenzare il panorama IT e digitale. Per alcune organizzazioni europee, investire in servizi cloud sovrani rappresenta anche un modo per rafforzare l'ecosistema dei fornitori domestici. Sta crescendo il numero di aziende che si impegnano a destinare una percentuale specifica del fatturato annuale a provider IT locali.

Tuttavia, un abbandono di massa degli hyperscaler americani non è né previsto né realistico. Per la maggior parte delle organizzazioni risulta troppo costoso e complesso svincolarsi completamente dai fornitori esistenti, anche quando lo desiderano. Di conseguenza, l'80% dell'aumento previsto della spesa in cloud IaaS sovrano riguarderà nuove applicazioni o vecchi carichi di lavoro on-premise precedentemente destinati agli hyperscaler.

Ciononostante, una certa migrazione – quella che gli analisti chiamano "geopatriation" – è inevitabile. Gartner prevede che entro il 2029 le aziende globalmente sposteranno il 20% dei loro carichi di lavoro esistenti dalle cloud degli hyperscaler verso provider locali a causa di preoccupazioni sulla sovranità, con percentuali leggermente superiori in Europa. Gli scenari possibili sono molteplici: una banca potrebbe trasferire i suoi sistemi bancari core, oppure un fornitore SaaS potrebbe scegliere di operare su infrastrutture locali.

I colossi americani non sono rimasti a guardare e hanno lanciato servizi cloud definiti "sovrani" come alternativa per i clienti europei. AWS ha inaugurato il mese scorso in Germania l'European Sovereign Cloud, gestito da residenti e cittadini europei e tecnicamente separato dai sistemi cloud pubblici più ampi, operando tramite una sussidiaria incorporata in Germania. Tuttavia, rimane parte di AWS, un'azienda statunitense soggetta a leggi come il Cloud Act o il Foreign Intelligence Surveillance Act.

Anche Google, Microsoft e Oracle commercializzano servizi cloud come sovrani, ma persistono interrogativi sul livello reale di sovranità offerto da servizi di proprietà degli hyperscaler. Un approccio potenzialmente più efficace per questi giganti tecnologici potrebbe essere la collaborazione con provider locali. Google, ad esempio, concede in licenza la sua tecnologia a S3NS, una sussidiaria francese di Thales, mentre Bleu, una joint venture tra Capgemini e Orange, utilizza tecnologia Microsoft. Questi accordi non garantiscono piena sovranità – comportando ad esempio dipendenza dagli aggiornamenti software di un fornitore tecnologico americano – ma eliminano questioni relative alla proprietà e al potenziale "interruttore di emergenza".

Secondo Buest, gli hyperscaler commettono un errore fondamentale trattando la sovranità digitale puramente come questione di sicurezza, conformità normativa o regolamentazione. Questa visione limitata, avverte l'analista, comporterà inevitabilmente una perdita di quote di mercato. Nonostante ciò, i servizi IaaS sovrani di proprietà statunitense dovrebbero comunque attrarre parte della spesa riallocata, anche se i provider locali saranno probabilmente i principali beneficiari di questa trasformazione del mercato cloud europeo.

Fonte dell'articolo: www.computerworld.com

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