L'esplosione della domanda computazionale, trainata dai carichi di lavoro dei Large Language Models, ha reso i data center delle strutture voraci, la cui fame di energia supera ormai le capacità delle reti elettriche locali. Le aziende del settore si trovano di fronte a un paradosso logistico: con code per l'allacciamento alla rete che possono arrivare a sette anni, per metterci una pezza il vecchio generatore diesel è la prima risposta. Ma non basta più, e infatti la nuova soluzione risiede nell'adattamento di turbine aeroderivate — motori originariamente progettati per i grandi aerei di linea — per sostenere carichi che arrivano a misurarsi in centinaia di megawatt per singolo campus.
Oltre il backup: una questione di scala e densità
Un motore a reazione convertito a generatore occupa una frazione dello spazio richiesto da una flotta di motori diesel, offrendo al contempo una produzione massiccia: realtà come GE Vernova e Boom Supersonic stanno fornendo unità capaci di generare oltre 1 gigawatt di potenza. Come avevamo osservato analizzando l'evoluzione delle infrastrutture IT, la densità è il nuovo KPI fondamentale per chi deve costruire in spazi geograficamente limitati ma strategicamente cruciali.
Tuttavia, questa transizione solleva interrogativi non banali sulla sostenibilità e sui costi. Sebbene queste turbine possano rappresentare un "ponte" energetico, il costo dell'elettricità prodotta on-site può raggiungere i 175 dollari per megawattora, circa il doppio rispetto alla tariffa industriale media. La rincorsa all'IA sta creando un'architettura energetica parallela che rischia di entrare in conflitto con gli obiettivi di decarbonizzazione, dato che queste unità sono spesso meno efficienti delle grandi centrali di rete.
E naturalmente questi motori vanno alimentati con combustibili fossili, il che non è certo l’ideale per un’infrastruttura che dovrebbe essere sempre più sostenibile anche dal punto di vista ambientale. Come abbiamo detto altre volte, un’altra soluzione sono in mini reattori nucleari e qualcuno ci sta effettivamente lavorando; ma sono pochissime le aziende che possono permettersi di imboccare questa strada.
Il rischio dell'autarchia energetica
C'è un sottile confine tra resilienza e isolamento. Vedere i data center trasformarsi in isole energetiche autosufficienti, dotate di turbine da jet, ci racconta molto sulla fragilità delle attuali reti di distribuzione. Le aziende devono adottare strategie di difesa proattive, ma questo spostamento verso la generazione pesante "in-house" — con produttori come Cummins che hanno quasi raddoppiato l'output di generatori industriali — potrebbe essere il segnale di un imminente tsunami di cambiamenti travolgenti nel modo in cui concepiamo l'integrazione tra tecnologia e territorio.
In un panorama dove l'efficienza è tutto, siamo pronti ad accettare il rumore e il calore di un motore aeronautico pur di non interrompere il flusso di dati di un LLM? La vostra infrastruttura è pronta a reggere il peso di questa nuova, rumorosa realtà?