Tra le figure di spicco ci sono i CEO e pionieri che hanno plasmato questa crescita, contribuendo anche a enormi investimenti economici e a un ruolo geopolitico centrale della tecnologia. Questa accelerazione ha portato risultati straordinari ma anche nuove sfide, tra cui disinformazione, preoccupazioni etiche, rischi per la salute mentale e questioni di disuguaglianza sociale. Qui la news.
TIME nomina "Gli architetti dell’AI" Persona dell’anno 2025
La cosa più interessante non è solo chi TIME abbia scelto, ma come ce lo fa vedere. Una delle copertine ricrea l’iconica scena "Lunch Atop a Skyscraper": solo che sulla trave, invece degli operai, siedono otto figure che nel 2025 hanno retto, letteralmente e metaforicamente, l’impalcatura di questa nuova era. Non sono solo "il volto dell’AI" in senso romantico, sono la sua filiera: chip, modelli, piattaforme, prodotti, distribuzione. Sono quelli che hanno trasformato l’AI da discussione a infrastruttura, da "vediamo cosa succede" a "guardate cosa sa fare nelle app, nei servizi, nelle aziende, nella vita quotidiana".
Sulla famosa trave ci sono: Mark Zuckerberg (Meta), Lisa Su (AMD), Elon Musk (xAI), Jensen Huang (Nvidia), Sam Altman (OpenAI), Demis Hassabis (Google DeepMind), Dario Amodei (Anthropic) e Fei-Fei Li (Stanford). Otto profili diversissimi, ma incastrati come pezzi di una stessa architettura: chi controlla la potenza di calcolo, chi costruisce i modelli, chi li mette nelle mani di miliardi di persone, chi spinge l’acceleratore culturale e politico.
TIME, nel racconto, parte da Jensen Huang: perché senza quella "base", i chip, l’intero castello non regge. E poi allarga l’inquadratura: ChatGPT che supera gli 800 milioni di utenti settimanali, aziende che si riorganizzano attorno agli agent, governi che trattano l’AI come leva geopolitica. È un riconoscimento che non suona come un premio "celebrativo", ma come una constatazione: nel 2025 l’AI non è stata un tema. È stata un contesto.
In un’intervista a Business Insider ricorda che Google è stata a lungo in testa: ha inventato i transformer e lavorava ai grandi chatbot quando ancora non erano di moda. Poi però, spaventata dai rischi reputazionali dopo casi come il chatbot razzista Tay di Microsoft, ha scelto la prudenza e si è fatta sorpassare da ChatGPT. Qui la news.
Allarme rosso, subito rientrato
Ed eccoci al rosso che citavamo in apertura, quello meno natalizio e più "sirena d’allarme": code red. Fino a poche settimane fa, l’aria intorno a OpenAI non era proprio da brindisi. L’avanzata di Google, e la sensazione che la distanza tecnologica si stesse chiudendo, ha fatto scattare una modalità che sa di "tutti ai posti di combattimento". Secondo quanto riportato, Sam Altman avrebbe dichiarato code red internamente, chiedendo alle persone di concentrare energie su ChatGPT perché l’epoca del vantaggio "intoccabile" stava finendo. Ed effettivamente ci sono riusciti, qualche giorno fa OpenAI ha presentato il suo ultimo modello GPT 5.2 e qualche ora fa invece il suo ultimo modello per la generazione di immagini GPT Images.
Quest’ultimo arriva proprio sul terreno dove Google aveva appena fatto il pavone con Nano Banana: la creazione e l’editing di immagini. E qui concedeteci l’ironia: Nano Banana sembrava la banana lanciata sul palco per far inciampare gli altri. OpenAI risponde con ChatGPT Images come chi ti guarda e dice: sì, ci stavamo pensando anche noi… e l’abbiamo messo online adesso.
OpenAI presenta un nuovo modello (anche via API come GPT Image 1.5) che punta dritto sul punto dolente: editing preciso senza distruggere il resto. Tradotto: chiedi di cambiare un dettaglio e non ti ritrovi un’altra persona, un’altra luce, un’altra scena. In più promette immagini fino a 4x più veloci, e soprattutto introduce una nuova "casa" per le immagini dentro ChatGPT (una sezione dedicata, non solo "chiedi in chat e spera").
La tempistica fa sorridere: Nano Banana Pro è stato annunciato il 20 novembre 2025; OpenAI esce con il suo upgrade il 16 dicembre 2025. Non lo sapremo mai se hanno lavorato giorno e notte "dopo aver visto la banana", ma se questa non è la prova che la paura di restare indietro forse era reale… allora è semplicemente un tempismo natalizio da manuale.
OpenAI rilascia una nuova versione di ChatGPT Images, basata sul suo nuovo modello di generazione di immagini "flagship", con l’obiettivo di ottenere risultati più vicini a ciò che l’utente ha in mente sia quando crea da zero sia quando modifica una foto. Vedi il video qui.
Gli assi nella manica di Sam
Da bravo giocatore, Sam ha qualche asso nella manica da tirare fuori al momento opportuno. Due notizie non sono passate inosservate e, se lette con attenzione, ci raccontano qualche retroscena e qualche indicazione sulla traiettoria intrapresa da OpenAI.
1. OpenAI assume la CEO di Slack
La prima mossa non è un prodotto: è una persona, e pesa come un cambio di marcia. Denise Dresser è la nuova Chief Revenue Officer di OpenAI. Dresser non arriva dal "mondo laboratorio": arriva dal mondo in cui la tecnologia deve diventare abitudine, budget, contratto, adozione reale. Per 14 anni ha lavorato da Salesforce fino a guidare ruoli di vertice. Poi, nel 2023, è diventata CEO di Slack spingendo sempre di più verso l’idea di "AI nel flusso di lavoro". OpenAI sta dicendo al mercato: non ci basta essere la compagnia più chiacchierata dell’AI, vogliamo essere quella più adottata dalle aziende.
2. Disney investirà 1 miliardo in OpenAI
L'accordo con Disney sposta l’AI dalla tecnologia alla cultura pop. Il cuore del deal è una licenza triennale che permette a Sora di generare video usando oltre 200 personaggi dell’universo Disney (Disney, Marvel, Pixar, Star Wars) e anche costumi, oggetti di scena, veicoli e ambientazioni iconiche. In parallelo, Disney fa una equity investment da 1 miliardo di dollari in OpenAI.
È la prima volta che un colosso dell’immaginario entra nella stanza e prova a mettere regole, controlli e paletti su cosa si può generare. Disney ha firmato con OpenAI appena un giorno dopo aver mandato a Google una diffida ufficiale, accusando i suoi modelli di imitare personaggi Disney senza permesso. "Se vuoi giocare con questi mondi, vieni a farlo con una licenza, non di nascosto".
Disney ha precisato che l’accordo non include le sembianze o le voci dei talent. L’azienda diventerà un importante cliente delle sue API per sviluppare nuovi prodotti e strumenti, anche per Disney+. Qui la news.
Sipario e Conclusioni
Se il 2025 ci ha insegnato qualcosa è che l’AI ormai è un flusso continuo, e ogni settimana sposta un pezzo di realtà un po’ più in là. Guardando al 2026, la domanda non è se succederà qualcosa, ma piuttosto: cosa farà più rumore delle altre?
- OpenAI realizzerà davvero il device annunciato con Jony Ive?
- Anthropic farà l’IPO?
- Google si prenderà definitivamente la leadership?
- Nvidia riuscirà a trovare un equilibrio tra USA e Cina?
Staremo a vedere! Grazie per aver tenuto viva la conversazione anche quando l’AI sembrava correre troppo veloce per tutti.
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