Secondo il report "AI Radar 2026" di BCG X, basato su interviste a 2.360 top manager in 16 Paesi, le imprese prevedono di raddoppiare gli investimenti in AI portandoli all'1,7% dei ricavi nei prossimi dodici mesi, più del doppio rispetto all'incremento del 2025. Il dato più rilevante è però un altro: il 72% dei CEO guida personalmente i progetti di intelligenza artificiale, percentuale raddoppiata rispetto all'anno precedente.
Questa accelerazione degli investimenti si materializza in un contesto macroeconomico tutt'altro che favorevole, caratterizzato da incertezza prolungata e tassi di interesse ancora elevati. Eppure, il 94% delle imprese dichiara che proseguirà con gli stanziamenti anche in assenza di ritorni immediati misurabili. Una scommessa strategica che trasforma l'AI da strumento tecnologico a pilastro della competitività aziendale, con implicazioni profonde sui modelli di governance tradizionali.
L'analisi settoriale rivela anche disparità significative nell'approccio agli investimenti. Le istituzioni finanziarie e le aziende tecnologiche guidano la classifica con stanziamenti pari al 2% dei ricavi, mentre industria manifatturiera e real estate si attestano su livelli più contenuti, intorno allo 0,8%. Una differenziazione che riflette non solo le diverse capacità di spesa, ma anche la diversa maturità nell'integrazione degli algoritmi nei processi chiave dei vari settori.
Le aspettative geografiche delineano un quadro ancora più frammentato. Nei mercati asiatici, con India e Cina in testa, circa tre amministratori delegati su quattro si dichiarano convinti che l'AI genererà ritorni sull'investimento tangibili. In Occidente prevale invece un atteggiamento più cauto: negli Stati Uniti la quota scende al 52%, nel Regno Unito crolla al 44%, mentre la media europea si attesta al 61%, sostenuta più dalla paura di restare indietro che da una fiducia consolidata nei risultati.
Per l'Italia, il campione di manager intervistato evidenzia preoccupazioni specifiche che frenano l'adozione su larga scala. Data privacy e cybersecurity restano priorità critiche, insieme al controllo delle decisioni algoritmiche e ai costi crescenti di implementazione. L'impatto ambientale dell'AI, raramente discusso nel dibattito pubblico, rappresenta un ulteriore ostacolo soprattutto per le piccole e medie imprese, che costituiscono l'ossatura del tessuto produttivo nazionale.
Il cambio di governance segna però la vera discontinuità rispetto al passato. Christoph Schweizer, amministratore delegato di Boston Consulting Group, sottolinea come questa crescita della spesa rifletta una priorità assoluta per il business globale. Molti CEO investono personalmente sulle proprie competenze tecniche, dedicando tempo all'upskilling e spingendo per un'accelerazione delle capacità dell'intera organizzazione. Non si tratta più di semplice sponsorship strategica, ma di un coinvolgimento operativo diretto.
Tuttavia, questa centralizzazione decisionale comporta rischi da non sottovalutare. La metà degli amministratori delegati intervistati ritiene che il proprio ruolo sia in gioco qualora l'intelligenza artificiale non producesse risultati concreti. Una pressione che impone scelte rapide, investimenti ingenti senza garanzie di ritorno e capacità di delegare efficacemente ai livelli manageriali inferiori. Il CEO diventa di fatto il capo dell'AI, il principale decisore sulle iniziative tecnologiche, con tutte le responsabilità che ne conseguono.
Secondo Schweizer, il successo dipenderà dalla capacità di trovare il giusto equilibrio tra la responsabilità di guidare l'adozione dall'alto e il ruolo del management nel portare avanti concretamente gli obiettivi. Un equilibrio complesso in organizzazioni tradizionalmente strutturate per silos funzionali, dove la trasformazione tecnologica era delegata ai Chief Information Officer e ai team IT.
Resta aperta la questione della misurazione effettiva dei risultati. Se le aziende dichiarano di voler raddoppiare gli investimenti indipendentemente dai ritorni immediati, quali metriche verranno adottate per valutare il successo? E come si comporteranno i consigli di amministrazione quando la pressione sugli amministratori delegati si tradurrà in necessità di giustificare stanziamenti miliardari senza evidenze concrete di efficienza operativa o crescita dei ricavi? La trasformazione AI potrebbe rivelarsi la più grande scommessa strategica del decennio, ma anche la più rischiosa per chi la guida.