Immagine di Il paradosso del database: più è critico, meno dovresti gestirlo tu
In collaborazione

Il paradosso del database: più è critico, meno dovresti gestirlo tu

La gestione diretta di database critici introduce costi e rischi che frenano l'innovazione, rendendo i servizi gestiti una scelta strategica per la crescita.

Avatar di Valerio Porcu

a cura di Valerio Porcu

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Il paradosso del database: più è critico, meno dovresti gestirlo tu

La gestione diretta di database critici introduce costi e rischi che frenano l'innovazione, rendendo i servizi gestiti una scelta strategica per la crescita.

Il database è il cuore pulsante di quasi ogni applicazione moderna. Dall'e-commerce che processa migliaia di transazioni al minuto, alla piattaforma SaaS che archivia i dati di lavoro dei suoi clienti, fino all'applicazione fintech che garantisce l'integrità delle operazioni finanziarie, la base dati è l'infrastruttura fondamentale su cui poggia l'intero edificio digitale. Proprio questa crescente centralità ha generato un paradosso insidioso per un numero sempre maggiore di organizzazioni: più un database diventa strategico e mission-critical, più l'istinto di mantenerne il controllo diretto e manuale si trasforma in una vulnerabilità che assorbe risorse, introduce rischi e, in ultima analisi, frena la capacità di innovare.

Affidare la gestione di un asset così prezioso a processi manuali, per quanto presidiati da personale competente, significa legare la stabilità del proprio business a un insieme di attività complesse, soggette a errore umano e difficilmente scalabili al ritmo richiesto dal mercato. La risoluzione di questo paradosso richiede un cambio di prospettiva: smettere di pensare al database come a un software da installare su un server e iniziare a considerarlo un servizio da consumare, spostando il focus dalla gestione dell'infrastruttura al valore generato dai dati stessi.

L'illusione del controllo e i costi nascosti della gestione diretta

L'idea di avere pieno controllo sull'infrastruttura del proprio database, con server fisici o virtuali gestiti internamente, è spesso percepita come una garanzia di sicurezza e personalizzazione. Tuttavia, questo presunto controllo porta con sé una serie di costi nascosti e responsabilità operative che vanno ben oltre il semplice acquisto di hardware e licenze. La complessità operativa quotidiana è il primo scoglio. La gestione di un database in produzione è un'attività incessante che include il provisioning iniziale dell'ambiente, l'installazione e la configurazione del sistema operativo, l'aggiornamento continuo con le patch di sicurezza, il tuning delle performance per ottimizzare le query, la pianificazione e la verifica dei backup, e la gestione degli aggiornamenti del motore database stesso. Ognuna di queste attività richiede tempo, competenze specifiche e un'attenzione costante che distoglie i team tecnici dal loro obiettivo primario: sviluppare e migliorare l'applicazione.

Il database è il cuore pulsante di quasi ogni applicazione moderna.

Il secondo costo, ben più grave, è il rischio di downtime. In un ambiente gestito manualmente, le probabilità di un'interruzione di servizio aumentano in modo significativo. Un errore umano durante un aggiornamento, una configurazione errata dei permessi, un guasto hardware non previsto o un backup che si rivela non recuperabile al momento del bisogno possono avere conseguenze devastanti. Per un sito di e-commerce, poche ore di inattività durante un picco di vendite possono tradursi in decine di migliaia di euro di mancate entrate. Per una piattaforma B2B, un downtime prolungato erode la fiducia dei clienti e può portare alla perdita di contratti importanti.

A questo si aggiunge il crescente divario di competenze. Trovare, assumere e trattenere amministratori di database (DBA) esperti è diventato estremamente difficile e oneroso. Queste figure professionali sono molto richieste e i loro stipendi rappresentano un costo significativo per qualsiasi azienda. Per molte organizzazioni, la conoscenza critica dell'infrastruttura dati finisce per essere concentrata in una o due persone, creando un pericoloso "single point of failure" umano. Se la persona chiave lascia l'azienda o non è disponibile durante un'emergenza, l'intera infrastruttura dati è a rischio. Questa dipendenza da poche figure specializzate rappresenta un freno strutturale alla crescita.

Il controllo diretto [...] si trasforma in una vulnerabilità che assorbe risorse.

Infine, la gestione diretta costituisce un serio ostacolo all'agilità. Il business digitale moderno richiede la capacità di scalare le risorse in modo rapido e flessibile per rispondere a picchi di domanda imprevisti o a nuove opportunità di mercato. Scalare un database gestito manualmente è invece un'operazione complessa e lenta. Può richiedere l'acquisto di nuovo hardware, una lunga pianificazione per la migrazione dei dati e una complessa riconfigurazione dell'architettura per gestire un carico maggiore. Questa lentezza intrinseca si scontra con la necessità di rapidità del mercato, impedendo all'azienda di cogliere opportunità e di adattarsi velocemente ai cambiamenti, rimanendo un passo indietro rispetto a concorrenti più agili.

Risolvere il paradosso: il modello Database as a Service (DBaaS)

La soluzione al paradosso della gestione dati risiede nell'adozione di un modello che astrae la complessità, il Database as a Service (DBaaS). Questo approccio sposta la responsabilità della gestione dell'infrastruttura dal team interno a un provider specializzato, trasformando il database in un servizio on-demand, simile a come oggi si consuma l'energia elettrica senza doversi preoccupare della gestione della centrale. Il principio è semplice ma potente: l'azienda si concentra sull'utilizzo del database attraverso un endpoint sicuro, mentre il provider si occupa di tutto il resto, dall'hardware alla sicurezza, dall'aggiornamento alla scalabilità. Questo passaggio da un modello di spesa in conto capitale (CapEx) a uno di spesa operativa (OpEx) offre una flessibilità finanziaria e operativa impareggiabile.

Uno dei vantaggi più immediati è la possibilità di implementare architetture per la continuità operativa con pochi click. Funzionalità che richiederebbero settimane di lavoro da parte di un team di esperti, come la creazione di sistemi di replica per distribuire il carico o la predisposizione di meccanismi per il disaster recovery, diventano accessibili tramite un pannello di controllo. Il provider gestisce la ridondanza a tutti i livelli, garantendo che, in caso di guasto di un componente, il servizio rimanga operativo con un impatto minimo per l'utente finale.

Nel mercato esistono diverse soluzioni che implementano questo modello, dai grandi hyperscaler internazionali a provider più specializzati. Una delle soluzioni disponibili sul mercato italiano che incarna questi principi è CloudDB di Seeweb. Questa piattaforma offre motori di database diffusi come PostgreSQL e MySQL in modalità completamente gestita. Permette agli utenti di attivare con semplicità repliche in lettura, rispondendo direttamente alle esigenze di resilienza e performance descritte. In questo modo, un team di sviluppo può, ad esempio, creare un ambiente di test temporaneo in pochi minuti, eseguire i propri esperimenti e poi distruggerlo, pagando solo per l'utilizzo effettivo, o mettere in produzione un'applicazione critica con la certezza di un'infrastruttura sottostante robusta e gestita da esperti.

Questo presunto controllo porta con sé una serie di costi nascosti.

Un ulteriore elemento di valutazione strategica è il fattore della sovranità del dato. Affidarsi a un provider con un'infrastruttura e datacenter localizzati sul territorio italiano, come nel caso di Seeweb, offre due vantaggi concreti e non trascurabili. Il primo è la garanzia di conformità con il regolamento GDPR, un aspetto cruciale per tutte le aziende che trattano dati di cittadini europei. Il secondo è un beneficio prestazionale: la bassa latenza di rete tra l'applicazione e il database si traduce in tempi di risposta più rapidi per gli utenti finali, migliorando l'esperienza complessiva del servizio offerto.

Scegliere di delegare la gestione del database non è più soltanto una decisione tecnica, ma una presa di posizione strategica sul futuro della propria organizzazione. Le risorse più preziose di un'azienda, ovvero il tempo e il talento dei propri team, sono finite e vanno allocate dove possono generare il massimo valore. Continuare a investirle nella manutenzione di un'infrastruttura complessa e soggetta a rischi equivale a scegliere di competere con un freno a mano tirato, mentre il mercato accelera. L'adozione di un modello "as a Service" risolve il paradosso del controllo, dimostrando che il vero controllo non risiede nella gestione di ogni singolo server.

Il controllo strategico si ottiene liberando le proprie persone dalla complessità operativa per permettere loro di concentrarsi sulla creazione di prodotti migliori, sull'analisi dei dati per scoprire nuove opportunità di business e, in definitiva, sull'innovazione che guida la crescita. L'affidabilità, la sicurezza e la scalabilità del cuore pulsante della propria azienda vengono affidate a chi lo fa di mestiere, in un modello industriale ed efficiente. La domanda che ogni decisore IT e ogni imprenditore dovrebbe porsi, quindi, non è più se sia sicuro delegare la gestione del proprio database, ma quale sia il costo opportunità nel continuare a non farlo.

Le notizie più lette